Farina di Crusca, l’italiano (s)conosciuto (1): PRESENTAZIONE – SCRIVERE, SAPER SCRIVERE, SCRIVERE BENE

Creato il 12 maggio 2013 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali

una rubrica di Ivana Vaccaroni.

Ovvero una discussione aperta sull’uso dell’italiano per “addetti ai lavori “ e non.

E’ sempre più difficile e complesso usare nei modi e con i termini più appropriati la nostra amata lingua; il lessico, la grammatica, la sintassi vengono spesso adoperati  in modo non appropriato  e ciò non favorisce la diffusione di espressioni corrette.

Insegnandola da parecchi anni ho visto cambiare molti modi di dire, spesso frutto del  linguaggio comune o addirittura tradotti dall’inglese. Ciò però che mi “disturba” maggiormente è che a volte non facciamo nemmeno la fatica di cercare il termine corrispondente nella nostra lingua e ci serviamo di surrogati o parole che ne travisano il senso.

Il mio intento, dunque, è quello di creare una”finestra” aperta a tutti coloro che hanno dei dubbi o si chiedono quale sia l’uso più corretto di un vocabolo, l’etimologia di una parola e il suo ruolo all’interno di una frase o di un periodo.

Mi avvarrò di esperti e cercherò di rispondere in breve a tutti, sperando di riuscire a creare una dibattito aperto che coinvolga tutti i perfezionisti e i puristi del nostro amato idioma.

Sono convinta che sia bello e costruttivo cercare di imparare sempre e a qualunque età, dimostrandosi curiosi di sapere e di migliorare il proprio livello e bagaglio di conoscenze.

Comincio con delle curiosità…sapete chi ha inventato il termine “tramezzino”? e perché i bravi di manzoniana memoria si chiamavano così pur non essendolo affatto? Qual era il vero nome di Dante?

La discussione è aperta e…consigliata!

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Scrivere è facile, saper scrivere è difficile, scrivere bene è un’arte ardua e complessa.

Molto spesso si crede che sia sufficiente conoscere alcune regole essenziali per produrre un testo coerente e coeso. Queste sono infatti le prime caratteristiche di uno scritto, sia esso prodotto a scopo didattico sia si tratti di un saggio o di un articolo di giornale.

Negli ultimi anni sono sorte molte scuole di scrittura che hanno, a volte, la presunzione di formare degli scrittori “di successo”. E’ ovvio, peraltro, che chi si iscrive a queste lezioni dovrebbe possedere una predisposizione di base alla composizione. A questo si devono aggiungere l’applicazione di ciò che si è imparato a scuola e cioè l’uso corretto di ortografia, punteggiatura, sintassi e lessico ricco e appropriato, oltre a un’innata curiosità per ciò che ci circonda. Quest’ultima caratteristica è fondamentale: non si deve leggere ciò che si pensa di aver scritto ma ciò che realmente si è scritto.

Spesso, infatti, per fretta si legge l’inizio di una parola o di una frase e poi la si conclude mentalmente: non è detto, però, che le due cose coincidano. Chi sa scrivere è consapevole di dover rifuggire dalla prolissità per non annoiare il lettore. E’ importante a questo proposito l’uso della paratassi, con frasi brevi, eliminando l’uso di avverbi e di troppi”che” in una sola proposizione.

Un’altra regola fondamentale ci porta a levare, a togliere piuttosto che aggiungere: dobbiamo lasciare al lettore quella famosa curiosità, quello stimolo di ricerca e di riflessione che lo renderanno protagonista e non semplice fruitore del messaggio. Non dimentichiamo mai che i lettori possiedono cultura, estrazione sociale, origine ed esperienze molto differenti. Oggi, a tale proposito, c’è persino chi si chiede a che cosa serva la scuola. Rossana Rossanda sul Manifesto del 2 luglio1996 si proponeva di rispondere a questa domanda fondamentale, mettendo persino in dubbio il ruolo dell’insegnante e considerando la scuola “ un luogo d’incontro interculturale per diversi, compresa la diversità dell’handicap”.Tuttora, dopo vari tentativi di riforma la scuola soffre, risentendo di tagli eccessivi e, a volte, discriminanti a discapito di tutti ma soprattutto di chi vuol servirsene come strumento di crescita civile e promozione sociale.

Nel 1909 il Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti sconvolse tali regole alterando nessi logici e compositivi ma poi, trattandosi di un fenomeno di rottura, di reazione alla società del tempo, non fece altro che far ritornare a pieno diritto la lingua al ruolo primario: COMUNICARE.

C’è sicuramente un divario notevole, oggi, nella comunicazione, fra lingua scritta e parlata: di questo ne sono artefici i giovani, con l’uso smodato di sms, abbreviazioni forzate e semplificazione del testo ai “minimi termini”, a discapito della qualità e della profondità di un testo. Oggi tutto deve essere espresso rapidamente, senza badare a come viene detto, velocizzando al massimo il messaggio.

Gli errori principali cui vanno incontro gli scrittori in erba riguardano, come già accennato, l’uso di ortografia, punteggiatura e sintassi. Il bagaglio lessicale di base si acquisisce non solo frequentando scuole valide ma unendo letture, informazione e ricerca personale di materiale utile allo scopo. Si devono cercare sinonimi, parole che lo Zingarelli definisce “da salvare”, quelle cioè di cui a molti può sfuggire il senso ma-esistono-!tenendo un regesto, per richiamare in seguito i singoli lemmi.

Ritornando ai principali settori da analizzare, al primo posto c’è l’ortografia: uso dell’apostrofo (qual è non lo prevede, poiché si tratta di un vocabolo tronco e non di una derivazione da quale…); po’ invece sì in quanto deriva dall’elisione della sillaba co e non va scritto quindi con l’accento.

La punteggiatura va diluita a seconda della lunghezza delle pause (breve = virgola; più lunga = punto e virgola, mentre un chiarimento prevede i due punti).

La sintassi, infine, deve essere costruita strutturando frasi brevi, esprimendo concetti essenziali e senza ripetizioni.

C’è poi la famosa questione dell’uso del congiuntivo: va salvato o no? I pareri sono discordanti: c’è chi lo difende a tutti i costi e chi, come il prof. Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, consiglia di non scandalizzarsi di fronte alla frase: “Se me lo dicevi prima ci pensavo io”, entrata ormai nell’uso comune e, come tale, accettabile.

In una lectio magistralis cui ho assistito recentemente un famoso giornalista del Corriere della Sera,

Beppe Severgnini, ha concluso dicendo che TECNICA TALENTO TENACIA e TEMPISMO 

sono le qualità fondamentali di un bravo scrittore.

E se non avrò annoiato i miei venticinque lettori di manzoniana memoria vorrà dire che anch’io ho imparato bene ciò che mi è stato insegnato.

Continua….

Featured image, Dante in un affresco di Luca Signorelli.

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