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Federica, soffocata e data alle fiamme dal padre dei suoi figli #25novembre

Da Marypinagiuliaalessiafabiana

Cancello, 19 Novembre 2005. Tutti i telegiornali danno la notizia di una donna carbonizzata in un’automobile nei pressi di Verona a causa di un incidente stradale. L’ex compagno si trova all’ospedale con l’accusa di omissione di soccorso per aver abbandonato l’auto senza dare l’allarme. La notizia data dai media è quella di una disgrazia, uno scontro con un paracarro avvenuto in conseguenza ad una nottata passata fuori casa. Questa vicenda, si scoprirà più avanti, nasconde invece una storia tremenda. Quella di Federica Corsi, una donna di 33 anni che per proteggere i suoi due figli è andata incontro alla morte.

Federica, soffocata e data alle fiamme dal padre dei suoi figli #25novembre
Federica è una ragazza solare e determinata che ama viaggiare. A 16 anni conosce Michele, un ragazzo della sua età, considerato da tutti  ”per bene”. Entrambi vivono a Montorio e tra loro nasce una storia. Quando Federica comincia a lavorare in diversi villaggi turistici la loro relazione si interrompe. Federica lavora in giro per il mondo per dieci anni col sogno di aprire un ristorante in Messico, ma durante uno dei suoi rientri in Italia rivede Michele. Dopo poche settimane Federica deve ripartire per il Kenya ma lui la raggiunge e lei rimane incinta. Federica decide di tornare in Italia per far nascere il suo primo figlio. Da questo momento i suoi sogni inizieranno a spezzarsi, lei conoscerà la violenza e la sopraffazione e non sarà mai più la stessa.

Federica e Michele vanno a convivere. Quando il figlio inizia a crescere, lei vuole tornare a lavorare e propone al compagno di partire col bambino per un villaggio turistico. Michele non accetta assolutamente questa idea e Federica si ritrova a dover dipendere economicamente da lui, che lavora nell’azienda del padre e dello zio e non si fa mancare mai nulla. Dopo poco rimane nuovamente incinta.

L’azienda di Michele però comincia a dover fare dei tagli ai costi. Tra questi costi c’è anche la sponsorizzazione delle gare di Really di Michele e lui si oppone. All’interno della società vengono così a crearsi situazioni spiacevoli e dai risvolti poco chiari e Michele, accusato dallo zio di azioni dolose ai suoi danni, tra cui una rapina e l’incendio di un’autovettura, viene fatto fuori. I genitori della coppia cercano di aiutarli economicamente mentre Michele viene spinto da suo padre a metter su una nuova società. I clienti ci sono, ma nonostante questo, l’atteggiamento di Michele è strano e i soldi mancano sempre. Federica allora comincia a cercare lavoro per poter sostenere i suoi bambini e rendersi economicamente indipendente da Michele. La mattina è impiegata in un’agenzia di viaggi, il pomeriggio in un centro benessere.

Michele comincia a passare sempre più tempo fuori casa, rientrando spesso molto tardi, e Federica inizia ad insospettirsi. Di lì a breve comincerà a venir fuori la doppia vita di Michele. Gabiria, la sorella di Federica, questa vita purtroppo la conosce bene. Lavorando nel bar del paese fino a notte fonda, assiste alla trasformazione notturna di Michele e osserva da vicino la sua vita parallela, fatta di alcol, rapporti extraconiugali e cocaina, arrivando a veri e propri festini con prostitute dell’Est. Michele riesce però a comprarsi il silenzio di Gabiria, una ragazza molto problematica finita nel giro della droga, approfittando della sua debolezza e offrendole costantemente cocaina.

La mamma delle due sorelle, preoccupata per la sorte di Gabiria, invita Federica a prendersene cura chiedendole di ospitarla a casa il più possibile, non immaginando di mandarla proprio nella tana del lupo. E’ così che Gabiria, mentre sta giocando con i suoi nipotini, assiste alla prima violenza di Michele su sua sorella. Quest’ultima, dopo aver intuito che il suo compagno ha un’altra relazione e le ha continuamente mentito, chiede spiegazioni a Michele che l’aggredisce verbalmente e fisicamente.

Da quel giorno le violenze si susseguono. Non si giunge mai al peggio perché Gabiria è quasi sempre presente. E’ a questo punto che Michele, temendo di essere smascherato del tutto, inizia a dipingere la madre dei suoi figli come una pazza. Così Federica si ritrova in casa una sorella da proteggere, un compagno violento e i bambini da salvaguardare e da crescere. E’ anche per loro che Federica cerca di sopportare le violenze fisiche e psicologiche inflitte dal compagno, per non distruggere la sua famiglia.

Dopo l’ennesima lite, un giorno Michele la picchia e la sbatte fuori di casa coi bambini, adducendo come motivazione il fatto che fosse lui a pagare l’affitto. Successivamente si accorderanno in modo che Federica rimanga a casa coi bambini e Michele passi a trovarli nei fine settimana. Uno di quei week end però, dopo essere rientrato tardi, Michele raggiunge Gabiria che dorme sul divano, le tappa la bocca e tenta di farle violenza. La ragazza riesce a sfuggire e scappa via dalla casa in silenzio, per non svegliare sua sorella e i bambini. A questo punto, Gabiria si fa finalmente coraggio e di lì a poco racconta a sua sorella chi sia veramente Michele. Federica, sconvolta, non vuole credere alle sue parole.

La separazione tra Michele e Federica procede, ma un giorno, invece di riportare i figli da Federica, Michele li lascia ai suoi genitori senza avvisarla. Federica allora chiama i carabinieri. Michele si infuria e decide di “punirla”. Una sera l’aggredisce in camera da letto, sotto gli occhi dei due bambini. Prende il filo del caricabatterie del cellulare e tenta di strangolarla. Fortunatamente lei riesce a divincolarsi e a mandare via il suo aguzzino. Il giorno dopo si reca al pronto soccorso con sua mamma ma decide di non sporgere denuncia. Ormai la paura delle ritorsioni di Michele è troppa e l’unico suo pensiero è quello di tutelare i figli dalla violenza del padre. A quel punto decide di trasferirsi a Cancello, poco distante da Montorio.

Federica passa l’ultima sera della sua vita tranquilla. Michele non si fa sentire da venti giorni e lei finalmente sta tornando ad essere una donna serena.Trascorre così la serata a casa di sua mamma con i bambini. Federica torna poi a casa sua, mette a letto i figli e si siede sul divano per rilassarsi. Purtroppo la serata è solo all’inizio. Michele chiama la mamma di Federica per sapere dove si trova la sua ex compagna e poi la raggiunge. Entra in casa e comincia a colpirla. Federica, per non svegliare i bambini cerca di non urlare. Infine lui la soffoca, uccidendola. Dopo aver pulito il sangue, carica il corpo ormai senza vita di Federica in macchina, ferma l’autovettura in cima a una salita e le dà fuoco. Cercando di spingere la macchina giù nel burrone, Michele si ferisce e allora decide di scappare a casa di Federica, dove i bambini stanno ancora dormendo. I vicini, svegliati dalle esplosioni, chiamano i pompieri. Quello che si ritrovano davanti i vigili del fuoco, dopo aver spento le fiamme, è un corpo di donna carbonizzato.

In un primo momento tutti credono alla storia di Michele, che vuol far passare il tutto come un incidente dal quale è fuggito per codardia. E’ questa la versione che racconterà ai pompieri e successivamente agli inquirenti. All’alba è la mamma di Federica, venuta al corrente della tragica morte della figlia, a fare in modo che i bambini lascino la casa.

Le indagini proseguono perché il luogo dell’incidente non presenta segni di frenata e la macchina non sembra aver subito alcun urto. Sarà l’autopsia sul corpo di Federica a rivelare che la morte è sopraggiunta prima dell’incendio, poiché nei suoi polmoni non vengono rilevate tracce di fumo. Inoltre vengono rinvenute tracce del suo sangue nella sua abitazione e sui vestiti di Michele.

Michele viene così condannato con rito abbreviato in primo grado a vent’anni per omicidio volontario. In appello, però, l’omicidio viene vergognosamente derubricato in omicidio preterintenzionale, nonostante avesse più volte tentato di uccidere Federica e agito con lucidità, e la pena scende a quattordici anni con sentenza definitiva.

Dopo il ricorso in Cassazione, Michele è condannato a diciotto anni e cinque mesi per omicidio volontario.

Oggi i bambini di Federica sono affidati a sua madre, donna che è sempre stata presente per aiutarla e sostenerla nei momenti più difficili e per occuparsi dei piccoli.

[Fonte: QUI]

Questa storia ci racconta come spesso anche i più piccoli siano vittime inconsapevoli della crudeltà degli adulti. In questo caso due bambini si sono visti togliere l’affetto di una madre per mano del loro stesso padre. Quando si tratta di femminicidi, infatti, tra le vittime dovrebbero essere annoverati anche tutti quei figli che hanno vissuto quotidianamente la violenza domestica e sono stati privati dei loro genitori.

Inoltre, questi racconti ci mostrano una società in cui è pressoché inesistente la cultura della paternità, un contesto in cui sono ancora quasi sempre le donne a portare avanti le famiglie, cercando di salvaguardarle con il loro sacrificio e la loro abnegazione, a fronte di moltissimi uomini a cui è stato insegnato a vivere egoisticamente appagando qualsiasi desiderio, anche a discapito degli altri. Ci mostrano anche una totale mancanza di rispetto e reciprocità tra generi e una giustizia che vacilla e che cerca sempre attenuanti e giustificazioni per questi assassini.

Perché Michele ha ucciso Federica, la donna che con amore, pazienza e dedizione stava crescendo quelli che erano anche i suoi figli? La considerava una presenza scomoda, che gli impediva di viversi la vita come voleva? Voleva farle del male perché “non era più sua”? O forse, le donne sono considerate ancora oggi come pungiball, sui quali sfogare tutta la rabbia e la frustrazione?

Le vite di queste donne, le loro facce, vanno ricordate affinché ci si possa ancora interrogare su fenomeni sociali tremendi come quello del femminicidio, che uccide solo in Italia una donna ogni tre giorni. Dall’inizio del 2012 sono più di 100 le donne massacrate dai loro compagni, mariti, ex, amanti, senza contare tutte le vittime collaterali, tra le quali tantissimi minori.

Il #25novembre ricorrerà la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Non dimentichiamo queste donne, morte ammazzate da chi diceva di amarle.



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