Mi capita di raro di sintonizzarmi su un programma della TV italiana e scoprire un personaggio che sa fare una differenza. Mi è capitato quest’oggi guardando “DiMartedì” (La7) di Giovanni Floris e ascoltando l’antropologa Amalia Signorelli mentre discuteva di unioni civili, famiglie di fatto e naturali con una capacità di argomentazione logica, razionale, con un know-how sostanziale, informato e quella libertà mentale che è tipica degli individui intellettualmente capaci. Ignoranza mia, ma non conoscevo questa signora: che si possa tenere sempre così per molto altro tempo ancora e più Amalie Signorelli in tv che ridicole starlette senza arte ne parte. Dato che ho visto che collabora anche con IL FATTO prendo questa sua bella biografia e la foto da quel giornale linkando in calce, se lo merita davvero! Rina Brundu
Sono nata a Roma. Ho insegnato nelle Università di Urbino, Napoli e Roma, più alcune Università straniere, dove sono stata invitata. Il mio mestiere è antropologa. Più precisamente, antropologa culturale. Come tale, da sola o partecipando a gruppi, ho fatto molte ricerche: sui processi di modernizzazione dell’Italia meridionale, sulle migrazioni, sulla condizione femminile, sulle culture urbane. Tra i miei libri, il più attuale, anche se non il più recente, è del 1983: si chiama Chi può e chi aspetta. Giovani e clientelismo in un’area interna del Mezzogiorno (Liguori,Napoli) e dimostra che già a quella data era possibile prevedere lo sfascio politico-istituzionale in cui siamo piombati qui in Italia. Infatti il mio problema ora è capire perché la nostra classe dirigente prende sistematicamente decisioni i cui nefasti effetti sono largamente prevedibili; e perché gli italiani continuano a lasciarglielo fare. Una questione di mentalità, penso: e dunque un oggetto preferenziale per l’antropologia culturale.
Sono piuttosto anziana, ho tre figli e tre nipoti. Fare la mamma e la nonna mi piace e mi è sempre piaciuto quanto fare l’antropologa.