Feste insanguinate

Creato il 03 gennaio 2011 da Dagored

Un morto a Napoli e 500 feriti, molti dei quali ragazzi giovanissimi, è questo il bollettino del giorno dei festeggiamenti per l'arrivo dell'anno nuovo, praticato con l'esplosione dei tradizionali ordigni esplosivi e, come accaduto a per il morto di Napoli, a volte con l'uso di armi da fuoco.

Una morte inutile, quella di Napoli, che rende ancora più dolorosa quella di Matteo Miotto, il 34 esimo militare italiano ucciso in Afghanistan.

Queste le tragedie nazionali, quelle che tengono il campo sui media e nelle discussioni al bar o nelle chat della rete, ma le ultime festività sono trascorse tra fatti di sangue ben più rilevanti, anche se rapidamente dimenticati e sepolti da notizie di diverso tenore.

Veri e propri massacri si sono ripetuti in varie parti del mondo, dalla Nigeria alle Filippine, e tutti con la stessa identica motivazione: l'odio religioso, anzi, l'odio religioso degli islamici verso gli "infedeli", che ha portato alle stragi nei giorni delle festività natalizie, giudicate evidentemente come un'offesa alla "vera" religione. Gli assalti alle comunità cristiane sono ormai così frequenti ed estese che non è possibile non tenerne conto, anche perché in alcuni casi si può ragionevolmente pensare che gli scontri possano degenerare in vere e proprie guerre civili, come in Nigeria e nello stesso Egitto, con conseguenze notevoli per gli equilibri politici di quelle aree geografiche.

Eppure di queste stragi se ne parla poco, se ne sarebbe parlato ancora meno se Papa Benedetto XV non ne avesse fatto ieri l'oggetto del suo discorso dell'Angelus, attirandosi subito le critica degli ambienti religiosi islamici, tanto da far pensare a qualcuno che la stessa persona del Pontefice possa correre dei rischi.

Tacciono invece i "grandi" del pianeta. Tace Barack Obama, preso dai problemi interni e dal calo della sua popolarità, tacciono Putin e Medvedev, guardinghi verso tutto quello che avviene fuori i propri confini, tace l'Unione Europea, gigante economico, nano politico e verme militare, più che altro impegnata a regolare flussi migratori ed emanare direttive sui più svariati aspetti della vita dei cittadini che hanno la sventura di vivere in uno dei paesi dell'unione.

Le autorità tacciono, ma non per questo non sanno. I servizi di sicurezza sono infatti attivi e, anche se pure queste notizie vengono trattate dai media con voluta indifferenza, il risultato del loro lavoro si manifesta con una serie di arresti di terroristi che dovrebbe far riflettere anche l'ignaro cittadino.

Il danno ormai è però fatto, essi sono tra noi. La caratteristica comune di questi aspiranti terroristi e martiri è infatti quella di essere gente comune, persone insospettabili, poveri immigrati non facenti parte integrante di organizzazioni, ma fortemente sensibili agli appelli di autorità religiose e politiche radicali. Questa è anche la ragione per la quale i loro tentati sono per lo più goffi e facili da prevenire e sventare, anche se alcune vittime sono riuscite a farle.

Di fronte a tutto questo semmai ci si dovrebbe chiedere perché si insista su una politica di accoglienza e di integrazione così palesemente fallimentare, da anni criticata da seri studiosi come l'antropologa Ida Magli, e non si può non chedersi a chi giova continuare a metterla in atto. Risposte che ognuno sarà libero di trovare nelle proprie convinzioni.

L'unica cosa che può consolare è che forse, di fronte all'evidenza della minaccia, la morte dei 34 militari italiani in Afghanistan non è così inutile come può sembrare e che la presenza del nostro esercito in quelle terre lontane ha una sua giustificazione e utilità.


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