Film sprecato: “How I live now” di Kevin MacDonald

Creato il 11 ottobre 2013 da Lundici @lundici_it
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“How I live now” è l’ultima fatica del regista Kevin MacDonald, grande regista di documentari per (Oscar nel 2000 con “One day in September”) che ogni tanto si cimenta coi film di finzione anche se il risultato non è mai memorabile (nemmeno per “L’ultimo Re di Scozia” nonostante la performance da Oscar di Forest Whitaker) e nemmeno questa volta si smentisce.

Il problema principale del film è non avere le idee chiare sul genere di appartenenza e perciò sul come raccontare la storia. La vicenda narra di Daisy adolescente newyorchese che, nonostante in Europa ci siano le avvisaglie di una guerra, viene spedita dal padre per l’estate in Inghilterra dagli zii che non ha mai visto. In un primo scontrosa quando si ritrova a vivere sola con i cugini scopre un mondo fatto di natura e amicizia arrivando ad innamorarsi, ricambiata, del più grande dei ragazzi. Quando la guerra acquista un volume notevole dapprima i quattro giovani si nascondono per poi venire scoperti e gli uomini spediti al fronte e le donne a lavorare in villaggi sicuri. Ma Daisy ormai forte, sicura di sé e soprattutto innamorata decide di scappare con la cuginetta per riunirsi con il cugino/fidanzato.

Tralasciando questo alone incestuoso e il fatto che un padre spedisca la figlia in un paese in guerra, la difficoltà principale del film è gestire i due momenti della trama con la dovuta profondità. Prima abbiamo una ragazzina che immersa nella natura scopre nuovi valori e nuovi affetti reinventando una se stessa migliore, mentre  nella seconda parte del film abbiamo due ragazze in fuga in un paese sconvolto dalla guerra disposte a tutto per arrivare a destinazione; il problema è che questi momenti sembrano far parte di due film a se stanti e scollegati che lasciano allo spettatore un senso di incompiutezza profondo. Mentre ti stai appassionando alla tenera storia d’amore all’ombra di una grande guerra quando il tono del film cambia drammaticamente portando morte, distruzione e violenza attorno a due caparbie ragazze in fuga, ma anche questa volta non fai in tempo a chiederti se mai riusciranno ad arrivare a casa che ecco spuntare all’orizzonte un paesaggio famigliare che cambia di nuovo il registro del film.

Il regista non sa che tono dare alla pellicola e se quando si concede riprese in grandi spazi aperti dà il meglio di sé per il resto del tempo si perde, non se la sente mai di arrivare in fondo alle cose pagando lo scotto che c’è da pagare ma che restituirebbe un valore in più molto forte. L’amore è incestuoso? D’accordo analizziamone le conseguenze e non ci limitiamo a nasconderlo. Il paese è in una sorte di guerra apocalittica dove regnano i violenti? Bene, però non accennarlo solamente facendo sfiorare il pericolo alle due ragazze, si tratta di un tema forte in cui occorrerebbe entraci di petto. Si parla di morte ma nessuno sembra curarsene troppo, si parla di sopravvivenza al limite, ma nuovamente non sembra essere una cosa determinante, insomma il film vuole essere tutto ma in fondo non riesce ad essere nulla. Anche il cast non è particolarmente degno di nota seppur una sempre brava Saoirse Ronan (nome impronunciabile ma che faremmo meglio a ricordare bene) con il suo sguardo ingenuo ma tenace e la sua capacità di recitare il silenzio porta a casa il risultato. I circa 101 minuti della pellicola passano tutto sommato abbastanza bene, non ci pervade il senso di pesantezza che i temi trattati in questa maniera potevano lasciare temere, però non ci immedesimiamo mai con i personaggi, non entriamo mai nel cuore del racconto e alla fine della visione non ne usciamo soddisfatti, però forse considerando la frase finale con cui si conclude la pellicola, e che dà il titolo all’opera,il vero film doveva ancora cominciare ma noi lo stiamo ancora aspettando.

Saoirse Ronan ha vinto il Best Young Actor at Critics’ Choice Awards 2010

Il titolo del film non è stato ancora non tradotto in Italia (se ne vede una distribuzione all’orizzonte) ma presumibilmente sarà “Come vivo ora“,  il titolo del romanzo del 2004 di Meg Rosoff da cui è tratto.

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