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Flavio de Luca: l’Economia e il Diritto di Essere Felici

Creato il 03 aprile 2015 da Dietrolequinte @DlqMagazine
Flavio de Luca: l’Economia e il Diritto di Essere Felici

Flavio de Luca, avvocato, manager e docente universitario, è l'autore del saggio Lavoro e immigrazione - Nuovi diritti di status individuale (Edizioni Libreria Croce). In questo libro, diviso in sette capitoli, espone le tesi politiche e filosofiche analizzate da pensatori che, con la loro mente brillante, hanno tentato di offrire delle risposte per spiegare le complessità del loro tempo, risposte che dovrebbero aiutarci a risolvere gli assillanti dilemmi del nostro ventunesimo secolo. I temi trattati sono molto attuali: l'attività lavorativa, l'immigrazione, il rapporto Società - Fisco - Stato, l'istruzione, il benessere sociale.

Si parte da una semplice considerazione: il lavoro è capace di innescare rivolte, ma anche di garantire serenità, un basso livello di occupazione inietta nella società una voglia violenta di cambiamento, mentre un elevato livello di occupazione può placare le tensioni sociali.

Più complesso il discorso che riguarda l'immigrazione: in passato l'immigrato era considerato una risorsa per il paese ospitante mentre oggi costituisce un peso per la società. Il nodo centrale del tema è l'integrazione; per favorirla De Luca propone la regolamentazione della quantità di soggetti da ospitare, l'amalgama ottimale delle culture che devono essere mescolate tra di loro e, infine, il rispetto imprescindibile del sistema di regole del paese ospitante.

Nel quarto capitolo, invece, si tratta un argomento molto caro agli italiani: la fiducia che si ha nello Stato. Nel nostro bel paese, infatti, le statistiche sulla percezione che il popolo ha delle tasse dimostrano che il reato di evasione fiscale è giudicato con molta indulgenza, e questo accade soprattutto a causa dell'inefficienza dei servizi pubblici. De Luca abbraccia la teoria del giornalista Oscar Giannino: aumentare l'efficienza dei servizi e dei beni resi dallo Stato e adottare una riforma generale del fisco nella quale, a maggiori controlli e sanzioni, si accompagni l'allentamento della pressione fiscale.

Altro argomento trattato nel saggio è quello dell'istruzione. Istruirsi è un diritto/dovere di tutti e nessuno deve esserne privato; per capirne meglio l'importanza l'autore si pone delle domande e, a sua volta, propone delle risposte di facile intuizione. A chi serve l'istruzione? A tutti. Chi deve pagarla? Lo Stato, cioè tutti. Chi se ne deve avvantaggiare? La società. Chi deve decidere fin dove spingerla? L'interessato a patto che sia lui stesso a provvedere alle spese.

L'ultimo capitolo, il più interessante, Prosperità non benessere, pone al lettore un interrogativo: benessere uguale felicità? Nel corso della Storia sono state date molte risposte e varie sono state anche le teorie degli studiosi. Il monetarista Milton Friedman disse che tutto è misurabile in dollari; questa affermazione al suo interno contiene una verità: "il denaro non compra la felicità ma i suoi buoni tre quarti". Le ricerche del guru più famoso della statistica moderna, George Horace Gallup, portano alla conclusione che la differenza di felicità tra paesi ricchi e paesi poveri non è poi così marcata. Nuove scuole di pensiero aggiungono che la ricchezza non è misurabile esclusivamente in denaro, ma dipende da diversi fattori qualitativi del vivere quotidiano. Un altro noto filosofo ed economista, John Stuart Mill, sosteneva che la felicità individuale, come quella di una società (la cosiddetta "felicità pubblica"), non può essere procurata né può costituire oggetto di prescrizione normativa.

In conclusione, un saggio interessante, anche se un po' prolisso, che si rivolge principalmente ad un pubblico di "addetti ai lavori" o, comunque, ad un lettore che abbia già una certa conoscenza di storia economica e dei temi in esso affrontati.


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