Focus - Tlc, superattivismo in Europa. Le tv nel mirino

Creato il 03 dicembre 2014 da Digitalsat

La mobilitazione è generale. Gli spagnoli di Telefonica hanno avviato trattative con British Telecom per una alleanza che, se andasse in porto, farebbe la differenza. E non soltanto in Europa. Vodafone ha venduto il 45% dell'americana Verizon Wireless per 130 miliardi di dollari facendo la gioia degli azionisti, a cui ne ha distribuiti 84.

Poi ha portato a 23 miliardi di euro i piani d'investimento per linee interne e destinato risorse significative ad altre acquisizioni da aggiungere a quelle chiuse negli ultimi mesi: le più grandi reti fisse di nuova generazione in Spagna e Germania, rispettivamente Ono, pagata 7,2 miliardi di euro, e Kabel Deutschland, per 6,6 miliardi di euro. Una possibilità, sempre per Vodafone, è la crescita in Italia, dove Fastweb rappresenta l'obiettivo più scontato ma, almeno per il momento, l'accordo sul prezzo con l'azionista di controllo, Swisscom, è molto lontano (l'ordine di grandezza della differenza tra domanda e offerta è 4,5-5 miliardi di richiesta contro 3,5-4 miliardi). Su altri fronti Deutsche Telekom e Orange, la ex France Telecom, hanno aperto canali di contatto, si parlano, studiano il mercato.

Ma hanno dimensioni troppo rilevanti per arrivare a una fusione e, soprattutto, i rispettivi Paesi mantengono ambizioni di leadership nonostante handicap notevoli come le difficoltà incontrate dai tedeschi sul mercato americano (da cui sta cercando di uscire vendendo asset) e l'indebitamento elevato della società francese (intorno a 30 miliardi di euro). Deutsche Telekom, che ha posizioni di forza nei servizi digitali ad alto valore aggiunto, ha come obiettivo naturale la crescita nell'Est Europa, in cui ha già alcune presenze consolidate. Orange ha scelto di focalizzarsi negli investimenti in alcuni paesi dell'Africa, caratterizzati da prospettive di sviluppo elevate. Telecom Italia, dal canto suo, ha come limiti l'indebitamento, 28 miliardi di euro, che rappresenta il peccato originale della privatizzazione e condiziona i progetti di sviluppo, nonchè l'assetto provvisorio dell'azionariato.

L'attivismo dei grandi gruppi ha due spiegazioni di fondo e una novità. In Europa la scelta è stata di puntare sulla concorrenza, per far scendere i prezzi e favorire il consumatore. La conseguenza è un mercato molto frammentato, con centinaia di aziende. Esattamente l'opposto della strada seguita da Stati Uniti e Cina, che ha rafforzato gruppi ristretti di quattro o cinque società americane e altrettante cinesi.

Il fattor comune è che sono ricche di liquidità, molto potenti e, a questo punto, molto temute dalle aziende europee. Le quali, ed è la seconda caratteristica, hanno margini di profitto che restano su livelli interessanti ma in diminuzione netta e continua. Per questo sono alla ricerca della strada per tornare a utili più significativi. Il passaggio obbligato che si sta delineando è un processo di concentrazione importante. E questo spiega acquisizioni e trattative che, molto probabilmente, sono soltanto nella fase iniziale. La novità è che proprio la necessità di prodotti e servizi più redditizi sta determinando una sorta di nuova frontiera: le reti in fibra ottica a banda ultra larga, che permettono il transito di dati e video da offrire al mondo delle imprese e alle famiglie.

Questo ha significato sia la pietra tombale sulla distinzione tra telefonia fissa e telefonia mobile sia la convergenza con i produttori di contenuti media. L'effetto è di rendere ancora più complesse le grandi manovre in corso, che hanno anche altri protagonisti: i gruppi televisivi. La francese Vivendi, tra le maggiori società di media in Europa, che ha come presidente il finanziere bretone Vincent Bollorè (tra i maggiori soci di Mediobanca), dopo avere ceduto la partecipata brasiliana Gvt a Telefonica per 7,2 miliardi di euro, si è ritrovata azionista importante di Telecom Italia e con liquidità elevata. L'italiana Mediaset deve affrontare le incognite di un passaggio generazionale. Sky resta il gruppo leader sui mercati globali.

Tutte sono potenziali alleate delle società di tlc per la fornitura di contenuti anche se sono possibili alternative. Per esempio quella di British Telecom, nel Regno Unito, che ha scelto il fai da te, con investimenti diretti e massicci nella tv. Il timore dell'arrivo di concorrenti americani come At&t, del magnate messicano Carlos Slim con la sua America movil oppure dei big cinesi rappresenta la spinta più forte verso la concentrazione delle tlc europee e la convergenza con i produttori di media. Ed è facile prevedere che, soprattutto Deutsche Telekom ma anche Orange, particolarmente interessata al mercato italiano, giocheranno da protagoniste.


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