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Foglie secche: metafore e appunti d’autunno

Creato il 18 ottobre 2012 da Goodmorningumbria @goodmrnngumbria

Foglie secche: metafore e appunti d’autunnodi Luisa Lanari

Adoro camminare. Respirare l’aria della città al risveglio, osservarla mentre si muove, prima di diventare caotica, all’inizio di un nuovo giorno. Nel tragitto, incontro sul mio sentiero tante foglie secche, preludio dell’autunno incipiente. Grandi, piccole, accartocciate, spezzate, frastagliate, frantumate… queste foglie schiacciate dal mio passo producono un suono forte, acuto e allo stesso tempo rotondo. Un bel suono che solletica il mio orecchio – distraendolo dai rumori innaturali che mi circondano – e che riempie la mente di quei pensieri che introducono alla stagione fredda, rendendo quelli che sgorgano dopo un’estate – solare, calda, vacanziera – un bel ricordo sfuggente. Questo è l’autunno: un passaggio.

Un po’ come la primavera – son così le stagioni di mezzo – con le loro giornate incerte e dall’umore variabile: un anticipo di quello che verrà e un graduale allontanarsi di quello che era. E in entrambe la pioggia non manca mai e nemmeno la – spesso conseguente – coltre di nebbia.

Anche l’olfatto viene coinvolto: il profumo umido, dolciastro e pungente di queste foglie, m’inebria le narici. Per non parlare della vista: ogni foglia ha un suo tono – nitido o sfumato, cangiante o netto – pescato tra svariati colori, quali: verde, giallo, rosso, marrone… Un tripudio di colori, suoni, odori: questo è l’autunno con le sue foglie. Anche l’anima può paragonarsi, in alcune fasi della vita, a queste foglie: spesso è secca e inaridita, subisce pressioni, calpestii e sfaldamenti. Spesso si sente così schiacciata che il suono prodotto è quasi percepibile dal cuore. Quest’impoverimento le proviene dall’essersi staccata, allontanata dall’albero madre per essere trasportata da un vento beffardo e lusinghiero, ingannatorio e illusorio, verso chissà dove…

La linfa vitale non scorre più, il forte sole non scalda più: solo svolazzamenti giallo-ruggine, che portano l’anima-foglia ad essere calpestata, rimestata, svuotata della sua stessa essenza e disintegrata. In tal modo si separa anche dalle sorelle foglie che l’avevano accolta e sostenuta nello stesso ramo dalla primavera in poi. Tutto è solitudine. Ma il suo vuoto affanno e il suo frantumarsi, a cosa portano? Soltanto ad altro dolore? Forse no… insieme alle gocce di pioggia che s’adagiano sul terreno e alle sorelle foglie, diverrà humus che al disgelo sarà linfa e nutrimento nuovo per la vita nuova: la primavera. Un caldo abbraccio che risveglia i sensi, un timido raggio che filtra attraverso le nuvole, una nuova speranza riemerge.

Nulla muore a se stesso, nulla è destinato a marcire: se offerto per amore, porterà nuovi fiori e gemme, altri frutti inaspettati. Dall’esempio di Qualcuno prima di noi: è la vita autentica che rinasce e non si stanca di risorgere.



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