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Formazione, professionalizzazione: come valutarle?

Creato il 19 novembre 2015 da Propostalavoro @propostalavoro

Formazione, professionalizzazione: come valutarle?

Cari lettori di Proposta Lavoro, la scorsa settimana ci siamo avventurati nel mondo della Formazione, chiedendoci, in particolare, quali siano le offerte più adeguate: corsi professionalizzanti dedicati alle occupazioni "di tendenza", seminari per lo sviluppo delle soft skills, o altro ancora?

Proprio su questo punto si è sviluppato, nel corso dei giorni, un vivace dibattito sui social network: se alcuni pongono l'accento sulla necessità di concentrarsi su abilità pratico-tecniche richieste dal mercato del Lavoro o comunque considerate emergenti – per esempio l'alfabetizzazione digitale, altri difendono invece il valore delle competenze trasversali, considerate prioritarie in una situazione fluida e in continua evoluzione, in cui professioni "sicure" al 100% latitano, mentre la necessità di mantenere un atteggiamento aperto e dinamico è sempre più sentita.

Il confronto tra i due approcci è particolarmente acceso su una questione di grande importanza, la valutazione dei programmi formativi: come definirne – e misurarne – l'efficacia?

Se i più "pragmatici" vedono il successo di un percorso in termini principalmente quantitativi - nel caso specifico, nella percentuale di partecipanti "ricollocati" in un contesto lavorativo, i più "dinamici" sono a favore di un'analisi più qualitativa, incentrata sulle singole persone: sono più autonome, collaborative, comunicative? 

Emerge, insomma, una dialettica tra la condizione di Occupazione e l'atteggiamento di Occupabilità.

Essa, tuttavia, non è insuperabile, avere un impiego è di per sé un'occasione per maturare sempre nuove competenze, così come, d'altro canto, acquisire nuove abilità può facilitare l'uscita dalla disoccupazione.

Integrando i due punti di vista, possiamo quindi iniziare a risolvere il problema valutativo, riconoscendo la necessità di uno o più indici in grado di rilevare tanto dati oggettivi – ad esempio, il tasso di (re)inserimento dei lavoratori a 6, 12 e 18 mesi dalla fine del progetto – quanto informazioni di natura più soggettiva, fornite dagli stessi iscritti - quali senso di empowerment, percezione di una maggiore autonomia, e simili.

Il tutto senza dimenticare che tra Occupazione e Occupabilità esiste anche… l'Imprenditorialità.

Andrea Torti


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