Abbiamo già sgombrato il campo dagli equivoci. Sull’isola spagnola di Formentera non esistono gli spagnoli. Esistono tre categorie di turisti (italiani): le famiglie di milanesi imbruttiti, i gruppi di amici bomber e noi.
Le famiglie sono generalmente guidate da una milfona già abbronzatissima, la mater familias che nasconde gli occhi dietro lenti specchiate e sgrida la figlia perché mette la protezione SPF 50 invece che l’olio abbronzante. Il marito è tipicamente un imprenditore che commenta con il vicino di ombrellone, Gazzetta dello Sport alla mano, i risultati delle amichevoli estive dell’Inter. Di solito hanno un paio di figli. Griffati da testa a piedi, ancora troppo giovani per poter fare le vacanze da soli e per bere alcol, tant’è che agli aperitivi sono costretti a sorbirsi i genitori che si ubriacano a sorsi di Mojito mentre loro bevono Coca-Cola zero. Alcuni appartengono alla categoria CBCR.
I gruppi di amici, i bomber, hanno solo un obiettivo nella loro vacanza: la figa. Che siano qui con la fidanzata o meno, lo scopo è sempre quello. Arrivano in spiaggia non prima delle 13: i maschi con i loro speedo aderenti (nel peggiore dei casi di colore bianco), le femmine con i costumi due pezzi che ben presto diventano a un pezzo solo. Il must sull’isola, quando va bene, è il topless. Quando va male è il nudismo. Si inizia con l’ape in spiaggia, poi la sera è d’obbligo la cena in uno di quei locali dove a metà serata parte il pianobar, si sale sui tavoli e si perde la dignità cantando i Ricchi e Poveri, O’ surdato innamorato o Benvenuti a sti frocioni. Alle due trasferimento in discoteca utilizzando le tipiche espressioni del caso: “sbocciamo”, “tavolozziamo”, “sciaboliamo”. Rientro a casa la mattina non prima delle 5.
E poi ci siamo noi. Noi che alle 9 di mattino ci alziamo per essere in spiaggia al massimo alle 11. Che poi il sole dalle 13 alle 16 è troppo forte e dobbiamo stare all’ombra sotto l’ombrellone. Noi che dopo aver cenato si beve un digestivo, massimo un cocktail e poi nanna. Noi che ci lamentiamo dei bomber che rincasano alle 5 di mattino facendo casino e impedendoci di dormire le canoniche otto ore. Noi che la sola idea di andare ad Ibiza per un’attività diversa dal prendere l’aereo ci fa venire la nausea. Noi anziani dentro.

