Le ispirazioni sono molte e diverse tra loro: Maria si è soffermata a studiare soprattutto i lavori di vari artisti, tra cui Sarah Lucas, Larry Clark, Jeff Wall, Francesca Woodman, Nobuyoshi Araki e David Lynch, riuscendo a creare un lavoro estremamente contemporaneo e allo stesso tempo estremamente al di fuori del tempo. "Gli spazi intimi, scenici e familiari fanno da sfondo a situazioni perverse e che creano disagio", ci ha spiegato la fotografa. "Giocare con i codici e le convenzioni, mostrare la falsità e l'assurdità della vita di tutti i giorni con nuove associazioni per denuncia il dilagare del non senso".

Le immagini di Maria sono molto d'impatto: la narrazione non è mai esplicita, ma sofisticata e ambigua. La fotografia si trasforma in un'anti-celebrazione dove non c'è ne un'aperta protesta ne l'accettazione, ma una fredda provocazione in cui lo scopo non è “shockare” ma trasmettere inquietudine. Chiacchierando con Maria abbiamo avuto modo di chiederle come sia cambiato il suo lavoro nel tempo. Ci ha risposto così: "credo che le mie foto siano diventate più scarne e minimaliste. Sto cercando di eliminare il superfluo per avere un immagine epurata, diretta".
In quanto alla tecnica, Maria si confronta ancora con due realtà diverse: "da una parte mi interessa la riproduzione meccanica, dall'altra le imperfezioni e “la manualità” che mostrano il processo di produzione del lavoro e che lasciano una traccia come se narrassi una storia". Ad oggi Maria predilige la fotografia analogica rispetto a quella digitale, ma comunque rimane analogica rispetto alla preparazione: "mi piace preparare con cura il set e le luci piuttosto che usare photoshop", e, come dice lei, eventuali errori accidentali sono parte integrante della foto e la rendono peculiare.
I progetti prossimi di Maria sono molti. Per ora si concentra su diversi reportage a cui sta lavorando, nel futuro le piacerebbe collaborare con band musicali curandone l'aspetto visuale. Potete restare in contatto con Maria attraverso il suo sito.

Immagini di Maria Wayne di Stefano
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5 giugno 2015
