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Foxcatcher - Una storia americana

Creato il 16 marzo 2015 da Misterjamesford
Foxcatcher - Una storia americanaRegia: Bennett MillerOrigine: USA
Anno: 2014Durata: 129'

La trama (con parole mie): Marc e David Schultz sono due fratelli, entrambi medaglia d'oro nella lotta alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984, profondamente legati dagli allenamenti ai suggerimenti sul quadrato. Il primo, solitario e scostante, vive come in bilico, mentre il secondo, legato a moglie e figli, appare solido e sicuro, sempre.Quando il miliardario John Du Pont, abituato a comprarsi con il denaro tutto ciò che può o non può avere ed appassionato di wrestling decide di fare da mecenate al primo affinchè si prepari al meglio per i Mondiali ed i successivi Giochi Olimpici di Seoul, l'equilibrio tra i due fratelli cambia.
Marc, desideroso di emanciparsi dalla figura di David, cercherà in tutti i modi di compiacere Du Pont fino a quando le incompatibilità caratteriali tra i due porteranno anche lo stesso David alla sua corte.A questo punto le premesse per le nuove Olimpiadi diventano tutt'altro che buone, ed il destino dei tre diverrà drammatico archiviate le stesse.
Foxcatcher - Una storia americana
Ai tempi della divulgazione delle nominations agli ultimi Oscar, rimasi stranito rispetto alla scelta di assegnarne ben cinque allo sconosciuto - almeno ai tempi qui in Italia - Foxcatcher, legato ad una vicenda realmente accaduta negli States e profondamente legato alla cultura a stelle e strisce ed al wrestling olimpionico: questo fino a scoprire che l'uomo dietro la macchina da presa era Bennett Miller, che qualche anno fa colpì al cuore questo vecchio cowboy con lo splendido Moneyball, vicenda sportiva spunto per riflessioni decisamente più profonde in ambito umano.
E, posso dirlo con grande soddisfazione, devo ammettere che Miller, ancora una volta, centra il bersaglio in pieno: Foxcatcher, infatti, è un solido e classico prodotto made in USA, che sfrutta la cornice sportiva di nicchia del wrestling - come fece anche l'ottimo Win Win - per raccontare, di fatto, la solitudine dai due lati della barricata, e da entrambi ugualmente drammatica.
Lo fa sfruttando il Marc Schultz di Channing Tatum - in quella che penso possa essere considerata la sua migliore interpretazione in carriera -, lottatore nel corpo più che nello spirito, cresciuto nel disagio ed all'ombra del fratello maggiore David così come visceralmente legato a quest'ultimo, ed il John Du Pont di un quasi irriconoscibile Steve Carell - forse un gradino più in basso del giovane protagonista, ma comunque ottimo nello sfruttare principalmente lo sguardo per rendere l'abisso dell'animo del suo personaggio -, miliardario abituato ad avere proprio grazie alla sua fortuna tutto quello che vuole come fosse un bambino cresciuto in un negozio di giocattoli delle dimensioni del mondo.Bennett Miller, però, non deve amare troppo i sensazionalismi, dunque bandita assolutamente la retorica e sfruttato un ritmo dilatato da film più che indie assolutamente autoriale si occupa dei suoi protagonisti con passione mitigata da un approccio apparentemente glaciale che, paradossalmente, non toglie nulla ad uno dei film più interessanti che il panorama americano abbia offerto in questa prima parte dell'anno, una cronaca nerissima legata allo scontro di due disperazioni pronte a far pagare il dazio più pesante all'unica figura, al contrario, equilibrata ed al centro di un'esistenza piena e basata sull'amore.
In una cornice bucolica che pare uscita da un film in costume - la tenuta di Du Pont, avvolta dalla Natura ed a suo modo simbolo dell'isolamento del suo "sovrano" - in cui tutto pare passare da un dittatore infantile dominato da un rapporto più che distorto con la madre si consuma dunque uno dei drammi sportivi e di cronaca nera più assurdo che gli States abbiano conosciuto nella loro Storia recente, neanche si trattasse di una versione asciugata e priva di ogni eccesso ed orpello del grottesco ed altrettanto nero Pain&Gain: il sogno americano di Du Pont, autoproclamatosi "Golden Eagle", e quello degli Schultz, ragazzi cresciuti quasi esclusivamente solo con le loro forze che sul quadrato finiscono per riversare la loro voglia di distruggere - Marc - e di costruire - David -, trova un compimento più che amaro attraverso una vicenda che pare triste e grottesca, a volte così assurda da non apparire neppure un fatto documentato di cronaca.
Addirittura, e scomodando paragoni importanti, osservando Du Pont di fronte al televisore che mostra il documentario autocelebrativo da lui stesso commissionato, mi è parso di tornare all'incubo casalingo di Capturing the Friedmans, osservando un uomo scomparire all'interno della propria ricchezza imponendo a chiunque gli stia attorno non solo di riconoscere una grandezza soprattutto emotiva che probabilmente non ha mai posseduto, ma anche di ringraziarlo per questo.
Un incubo ad occhi aperti che fin dal principio troverà nei fratelli Schultz i capri espiatori perfetti, fragili esponenti di una realtà che impone di lottare, sempre e comunque, per poter raggiungere i propri obiettivi, invece che dare libero sfogo a desideri che sono compensazioni di squilibri affettivi attraverso il portafoglio ed il potere.
E a ben guardare, amaramente, è quello che accade ogni giorno, ovunque, da sempre.
Pochi eletti con quasi ogni mezzo a disposizione, ed un'enormità di individui disposti a lottare per le briciole intorno.
Fortunatamente, ci sono cose che nessuna fortuna potrà mai comprare.
Come la morte. E soprattutto la vita.
MrFord
"Money can't buy back
your youth when you're old
or a friend when you're lonely
or a love that's grown cold
the wealthiest person
is a pauper at times
compared to the man
with a satisfied mind."Johnny Cash - "A satisfied mind" - 

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