Frammento # 3 - Distretto di Kagoshima 24-09-2034

Creato il 28 agosto 2012 da 79deadman @79deadman


Distretto di Kagoshima 24-09-2034
Il Colonnello mi ha mandato a chiamare. E’la solita storia. Eccolo attorniato da quattro muti tirapiedi che lo guardano come fosse una subdivinità cristiana, gli porgono documenti da firmare, gli mostrano grafici sullo schermo di un tablet, gli servono un toast di pesce addobbandogli la tavola e pulendogli la bocca. Le domande sono sempre le stesse. “Dunque, soldato… Wayne Anderson. John Wayne Anderson. Le piace il western?” Risate forzate. “A mio padre, credo…” “Ah...” stupori contenuti; silenzi umidi. Convenevoli militareschi imbarazzanti, vorrei che una scimmia con la trombetta irrompesse nella stanza e facesse a pezzi tutti con un machete.  “A quanto è dato sapere, soldato Anderson, suo fratello era… aveva inclinazioni non regolari… lo può qui confermare?” Aveva inclinazioni. Più sono alti in grado meno riescono a pronunciare certe parole: omosessuale, frocio, finocchio. Sì mio fratello se la faceva con i ragazzini di Riverband a Yougstown, senza un partner fisso, e con aghi infilati un po’ ovunque. Era fatto così. Non ho mai fatto nulla per cambiarlo. E non capisco cosa importi all’esercito. “Inoltre, da quanto sappiamo era un … faceva un importante uso di sostanze...era…” Drogato? Sì era sopratutto quello; poco prima di sparire pesava 47 chili, uno strano tipo di larva diafana che si nascondeva al buio se qualcuno apriva una finestra nella stanza. Era osceno e inumano. “Anche lei ha fatto uso di sostanze, signor Anderson?” Domanda diretta. Si interessano della famiglia e del passato di ogni soldato ma non gli frega di quello che succede nella caserma. Ho visto decine di volte, coi miei occhi, i Berretti Verdi più spavaldi farsi di Anadrol o Stenox fino ad averne gli occhi iniettati come ghiandole velenifere; farsi infiltrazioni di Anaprox e altri antidolorifici mischiati in un frullatore elettrico arrugginito; poi giocare a spaccare vetri con la faccia o prendersi a mazzate sul petto, così, tanto per fare a gara. Ma finchè questa deviazione riguarda la prestanza fisica, il testosterone e lo sprezzo del dolore, lasciano correre. Dicono che così si formano soldati migliori. Ma quello che succede in famiglia, nelle case a Flint o Ann Arbor,  lontane migliaia di chilometri, su quello si indaga; entrano nelle stanze, rovistano cassetti, fiutano tra la biancheria sporca con quell’aria di saperla tanto lunga… sfiorano la polvere sui mobili e sogghignano. Poi a qualcuno scivola una busta d’erba sotto il materasso “Aaaah…e questo cos’è?” Sghignazzando. La domanda finale è sempre la stessa, ogni volta che mi trasferiscono in qualche angolo del Mondo occidentale; è sempre stata la stessa. E la risposta già la sanno meglio di me, la conoscono bene ma vogliono solo vedere come rispondo, vogliono il mio sguardo in quell’attimo. “E’ vero che suo fratello è scomparso qualche settimana  prima dell’Avvento?” Verissimo Signore, sissignore, proprio così. Ormai nemmeno ci faccio caso, e anzi non ce ne ho mai fatto molto. Non pensavo che anche l’esercito desse voce a certe dietrologie. Tanti gruppi di complottasti, i professionisti democratici della cospirazione, se ne uscirono allora dicendo che centinaia di tossici terminali erano spariti a pochi giorni dal Primo Contatto, un anno e mezzo fa. Associarono l’uso di droga al virus, alla mutazione; pensavano che i tossici fossero una specie di infiltrati nella società sana, pazienti zero, tentativi abortiti di assimilazione. Cazzate. I tossici sono tossici, non sono esperimenti alieni per preparare l’invasione. Ad ogni modo era vero, anche mio fratello, come molto altri, era scomparso nel mese che precedette il giorno dell’Avvento, 21 marzo  2033. Il sergente mi viene a prendere nella camerata e insieme attraversiamo il piazzale allagato dalla pioggia, verso la palazzina del Comando di Divisione. C’è solo grigio attorno a noi; grigio nei muri, nel cemento. The colors blind my eyes and my mind to all but you. Guardo in alto. Cerco la nuvola dei Jefferson Airplane, controllo se il cielo è veramente verde, oggi. Will the moon still hang in the sky when I die, When I die, when I'm high, when I die? Poi arriva la chitarra di Kaukonen che si impossessa del tutto della mia testa. Mi rifugio un po’ nella mia storia di copertura. Guardo ancora in alto, controllo se il cielo è veramente verde, oggi. Oggi no. C’è solo grigio e continua a piovere. Amardil-il-il-o-o-o!!! Arriviamo nell’ufficio del colonnello; con lui tre inservienti vagamente femminei, bianchi, forse polacchi,  dai capelli chiari, lisci. Uno sta davanti allo schermo, gli altri due sono ai lati della scrivania con aria fintamente minacciosa. Il Colonnello è senz’altro uno di quei vecchi militari cresciuti nelle basi mediorientali ai tempi dell’Afghanistan; talmente retrogrado che non ha ancora imparato a sopportare i negri nella sua caserma; deve conviverci, ma è più forte di lui. Fatica a guardarli in faccia, non riesce quasi a parlarci; quando può gli assegna missioni kamikaze, tanto per togliersene qualcuno dai piedi. Per fortuna che le donne non fanno più parte dell’arma. Altrimenti per quelli come lui sarebbe stato anche peggio: vecchi repressi senza famiglia al seguito, impazienti di sperimentare il loro grado su soldatesse ispaniche che quasi non parlano inglese. Quando arrivo sta sorseggiando un lungo caffè marrone da un bicchiere di metallo portogli con deferenza dal suo attendente. Deglutisce a fatica, emettendo piccoli singulti umidi. Mi fissa per un poco, preferendo alla mio faccia le foto sulle mie cartelle mediche e sul mio stato di servizio che ha sulla scrivania. Ripasso le risposte sulla mia famiglia e mio fratello, mi preparo a dire che “No, non sono gay; e no, non mi sono mai drogato”. Cerco di farlo senza sghignazzare, mi succede spesso quando le domande sono così scontate. “Dunque, soldato… Wayne Anderson…” Ma questa volta sono io a sbagliarmi. Il copione è differente. “Il suo nome è uscito per una proposta di incarico sotto copertura; incarico di elevata importanza. E’ pronto ad accettare una missione?”

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