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Frankenweenie, l’alba dei burton viventi

Creato il 22 gennaio 2013 da Cannibal Kid
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FRANKENWEENIE, L’ALBA DEI BURTON VIVENTI

"Ah, ecco cos'è 'sto famoso glory hole di cui parlano sui siti sporcaccioni..."

Frankenweenie (USA 2012) Regia: Tim Burton Cast: Victor, cane Sparky, Mr. Frankenstien, Mrs. Frankenstien, Mr. Rzykruski, Bob, Elsa Van Helsing, Toshiaki, Weird Girl, Signor Baffino Genere: fiaba dark Se ti piace guarda anche: Edward mani di forbice, La sposa cadavere, Nightmare Before Christmas, ParaNorman, Gremlins

FRANKENWEENIE, L’ALBA DEI BURTON VIVENTI

"Glory hole? Perché non ne ho mai sentito parlare?"

Tim Burton is back? Tim Burton questa volta is back for good? Tim Burton è tornato una volta per tutte dal regno dei morti, nonostante quello probabilmente sia il suo regno ideale?
Le premesse alla sua ultima fatica Frankenweenie sono state contraddittorie. Segnali positivi si sono alternati a preoccupanti allarmi negativi. Innanzitutto, la scelta di riprendere come ispirazione un suo vecchio lavoro, il cortometraggio della durata di mezz’oretta intitolato anch’esso Frankenweenie. Una scelta che lasciava spazio al dubbio che le idee nuove il buon Tim le avesse ormai finite e fosse quindi costretto a riciclare quelle del passato. D’altro canto, invece, c’era comunque la buona intuizione di recuperare il suo glorioso passato, quando faceva delle cose grandiose.
Dopo aver visto il corto, prodotto dalla Disney, posso comunque dire che sì è caruccio, però il lungometraggio si evolve in una maniera più elaborata e intrigante. Partono entrambi dallo stesso soggetto, ma sono due corpi decisamente distinti. Tanto per dire, il cortometraggio è interpretato da attori in carne e ossa, e Bastian de La storia infinita è il protagonista! Non c'erano poi ancora le musiche di Danny Elfman, che avrebbe cominciato a collaborare con il regista soltanto a partire dal suo primo lungometraggio Pee-wee's Big Adventure. E un lavoro di Tim Burton senza le musiche di Danny Elfman a me non sembra neanche un vero lavoro di Tim Burton. A proposito di Disney, comunque, pure qua sopra c’è il marchio della multinazionale di proprietà di Mr. Mickey Mouse, ed è un elemento che rientrava tra i motivi di preoccupazione della vigilia, almeno per quanto mi riguarda. Tra i segnali positivi, c’era invece il nuovo video dei Killers diretto da Burton. Dopo gli scheletri di Bones, il regista ci ha proposto un'altra storia dark delle sue con protagonisti l’eroina burtoniana Winona Ryder e il britannico Craig Roberts, giovane rivelazione di Submarine (film che vi consiglio di recuperare) nonché, con il suo volto inquietante, perfetta nuova icona per il regista. Il risultato è un ottimo video che ci riconsegna un Burton alla forma di un tempo.

FRANKENWEENIE, L’ALBA DEI BURTON VIVENTI

"Il 3D si che era una figata!
Prima che arrivasse James Cameron a rovinare tutto..."

Segnali alternati arrivavano poi dalla filmografia recente del Burton. Se con la sua modesta versione de Il pianeta delle scimmie già nel 2001 aveva subito una battuta d’arresto, per poi riprendersi alla grande con film splendidi come Big Fish e La sposa cadavere, è appunto da quest’ultima pellicola, uscita nel 2005, che non ci regalava qualcosa di davvero degno di nota. Sweeney Todd appariva infatti come una prova decente, ma alquanto interlocutoria. Con Alice in Wonderland, Tim sembrava invece abbandonare il novero degli Autori cinematografici che contano, per regalarci una deludentissima e, diciamolo, terribile rivisitazione dei personaggi usciti dalla folle geniale testolina di Lewis Carroll. Nonostante gli incassi mondiali l’abbiano premiato come il suo film commercialmente più fortunato, per gran parte dei fan hardcore del vecchio Burton de ‘na vorta, come il sottoscritto, quello era il segnale inequivocabile che l’avevamo perso. Tim Burton così come lo conoscevamo non esisteva più. Lo scorso anno, il regista americano offriva qualche tiepido e non troppo convinto segnale vitale, con il dignitoso ma inconcludente Dark Shadows. A livello medico, poteva essere però giudicabile come un riflesso condizionato. Niente di più. Tim Burton era ancora più di là che di qua. In coma, a lottare tra la vita e la morte. Il fatto che poi, in veste di produttore, avesse sganciato i soldi per una porcheria di pellicola come La leggenda del cacciatore di vampiri confermava che il suo stato di salute, pure mentale, non era dei migliori. E poi, un fulmine… Un fulmine che può riportare in vita. Ed è proprio quanto capitato con Frankenweenie. Un fulmine del tutto inaspettato che ci ha ridato Tim Burton. Quello che conoscevamo. Quello di una volta. Quello bravo a dirigere.
FRANKENWEENIE, L’ALBA DEI BURTON VIVENTI
I titoli di testa, con il tema classico della Disney che si trasforma in una sua versione “darkona”, fa subito ben sperare. La vicenda e il protagonista, al 100% burtoniani pure. Fin dal primissimo minuto, la pellicola trascina dentro la visione del regista, come se ci trovassimo di fronte finalmente a un nuovo fratellino di Edward mani di forbice, Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere. Victor e i suoi compagnucci di scuola sono una galleria di strambi freaks di quelli che nella vita reale magari esistono anche, ma ce ne sono al massimo 1 o 2 per città, 1 o 2 per scuola. Nella classe di Victor invece sono tutti uno più freak e dark dell’altro, professore di scienze comprese. L’idola assoluta è in particolare la “weird girl” con il gatto Signor Baffino e gli occhi a palla enormi. Il personaggio più genialmente inquietante dai tempi della Signora del Ceppo di Twin Peaks. Io la amo.

Ci sono i personaggi, uno più fantastico dell’altro, ma c’è anche una storia, una bella storia, che adesso non sto a svelarvi ma che cita Frankenstein (l’avreste mai detto?), affronta la tematica della vita e della morte e riguarda il rapporto tra Victor e il suo cane. Vi ho già detto troppo.

FRANKENWEENIE, L’ALBA DEI BURTON VIVENTI

"Che avete da guardare? Noi siamo ancora quelli meno strambi della classe.
Gli altri manco al Glee club avrebbero il coraggio di farli entrare..."

Oltre a questo, c’è il compositore Danny Elfman che la smette di usare il pilota automatico come nelle sue ultime composizioni e ci regale delle musiche nuovamente affascinanti. Mostruosamente affascinanti. Tutti gli ingredienti per un grande comeback sono allora disposti in tavola e lo chef Tim Burton, rianimato da un fulmine, si ricorda di essere un grande cuoco regista e cucina dirige come non capitava da anni. Non sbaglia un’inquadratura e si diverte, omaggia il suo cinema, ci regala uno splendido b/n, omaggia l’Espressionismo giocando alla grande con le ombre e aggiunge alla sua raccolta una nuova fiaba dark, toccante come poche altre visioni degli ultimi mesi. Oltre ad aver realizzato la migliore pellicola d’animazione vista da parecchio. Tutto fila al meglio, quindi, come ai bei vecchi tempi. Quando scorrono i titoli di coda sulle malinconiche note di "Strange Love" cantata da Karen O degli Yeah Yeah Yeahs, si riesce a chiudere un occhio persino sul finale ricalcato dal corto ed eccessivamente disneyano, unica pecca, mentre ciò che rimane addosso è solo la sensazione di aver assistito a un grande film, a una splendida storia, a dei personaggi da conservare nel cuore e a un clamoroso, quanto inatteso, ritorno. Quello di un grande regista tornato dal mondo dei morti. Se non credete ai miracoli e non pensate che si possa ritornare in vita, Frankenweenie vi farà cambiare idea. Tim Burton non è più uno zombie. It’s alive! (voto 8+/10)


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