racconti in due righe o poco più
di Iannozzi Giuseppe
1. Il sasso gli prese il volto, di striscio. Solo un rivolo di sangue. L’asciugò col dorso della mano. L’aveva sfiorato, non gli aveva fatto veramente male.
2. Con le scarpe bucate come le tasche, andò incontro alla donna che l’aspettava e non l’aspettava, perché lo sapeva povero ma tanto bello.
3. Non prese il treno quella volta. Si caricò invece la sacca in spalla, poi gettò uno sguardo distratto all’orologio legato al polso, e alla luna alta in cielo. Sorrise. Era arrivato.
4. “Dimmi la tua altezza!” L’ignorò e continuò a scavare sotto il sole. E compagnia gli teneva uno spaventapasseri.
5. Raccolse i vestiti adagiati sulle scomposte lenzuola umide di sudore e d’amor consumato. Era tutto finito. Scese le scale, e subito fu fuori dalla casa di lei. La strada era davanti a lui, ma non una luce. Si accese una sigaretta. Prese a camminare a piedi scalzi sotto la pioggia che gonfiava le sue lagrime felici.
6. La tosse non finiva di squassargli il petto. Era solo stanco di respirare l’aria pesante della democrazia.
7. “Hai niente da dire in tua difesa?”
“No.”
“Ti arrendi, dunque!”
“No.”
“E che farai allora?”
“Continuerò a rispondere alle domande, Vostro Onore.”
“E ti basta questa insolenza per dirti libero?”
“No. Mi basta la Vostra!”
8. “’Fanculo!”
“Che hai detto?”
“Mi sono espresso male, a metà quasi. Vaffanculo.”
