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Full metal jacket

Creato il 17 marzo 2013 da Misterjamesford
Full metal jacketRegia: Stanley KubrickOrigine: USA, UKAnno: 1987Durata: 116'



La trama (con parole mie): la Guerra del Vietnam impazza, e Joker Davis conosce la follia che ne deriva fin dal suo arruolamento nel corpo dei marines e dall'estenuante e disumano addestramento operato dal rigido sergente Hartman, che mette sotto torchio ogni uomo del suo plotone, accanendosi in particolar modo sul soldato Leonard Lawrence, detto Palla di lardo.Superato lo shock e pronto per il fronte, Joker continuerà la sua disillusa esplorazione degli orrori del conflitto sul campo, quando ritroverà alcuni suoi compagni di addestramento in prima linea affiancati a vere e proprie macchine da guerra su gambe comandate da ufficiali convinti di essere arrivati in Vietnam per un'allegra scampagnata che regali Libertà e stelle e strisce alla gente del posto.Ma la guerra riserverà bel altro ai presunti paladini del mondo "civile".

Full metal jacket

Basterebbero i primi venti minuti, proprio come fu per 2001, per aprire a Full metal jacket le porte dell'Olimpo del Cinema di tutti i tempi.Niente fronzoli, niente giochetti: presi per mano - per così dire - dal sergente di ferro Hartman, accanto a Joker e ai suoi compagni di addestramento, assistiamo a quello che è il ritratto più lucido sul condizionamento mentale/militare mai portato sullo schermo, capace attraverso un'ironia nerissima di superare tutti i confini posti in precedenza da opere quali Il grande uno rosso di Samuel Fuller o Il dottor Stranamore firmato dallo stesso Kubrick: Full metal jacket, giunto come un fulmine a ciel sereno a sette anni dal lavoro precedente del Maestro, fissa uno standard per quello che è comunemente catalogato come Cinema di guerra che può dirsi eguagliato soltanto da Apocalypse now e La sottile linea rossa, affidando il suo messaggio profondamente antimilitarista alla voce e alla penna di un soldato "nato per uccidere" che porta il simbolo della pace ben appuntato sulla mimetica.Idealmente suddiviso in due parti ben definite - l'addestramento e la prima linea in Vietnam -, si tratta molto probabilmente del film più completo e maturo del Maestro, in grado di raggiungere il grande pubblico quanto e più di supercult come Shining e Arancia meccanica e quello di nicchia, che vedrà germogliare nelle vicende di Joker e dei suoi commilitoni i semi piantati prima da Orizzonti di gloria e dunque dal già citato Dottor Stranamore: il manifesto "contro" del vecchio Stanley, nel complesso, un'epopea antiepica ed antiretorica dalle sfumature venate da una critica ferocissima al sistema di "aggressione positiva" tipico dell'atteggiamento degli States, bersagliati da questo gigantesco - e si parla di tecnica e di valore - pamphlet nel loro assumersi il ruolo di salvatori del globo nonchè primi e fieri formatori di uomini addestrati per uccidere - clamorose sequenze come quella dell'esposizione di Hartman rispetto alla gente come Lee Oswald, assassino presunto di Kennedy o il confronto tra Joker ed il colonnello di fronte alla fossa comune con le vittime delle lotte intestine tra i vietnamiti sono esemplari in questo senso -, truppe di alienati resi dipendenti dai loro fucili, paragonati a donne sempre fedeli o a prolungamenti di loro stessi.Per quanto, inoltre, personaggi come Palla di lardo - memorabile l'interpretazione di Vincent D'Onofrio - o Animal - un giovanissimo Adam Baldwin, che in anni più recenti è stato l'idolo fordiano della serie Chuck - catalizzino l'inquietudine dello spettatore con i loro disequilibri, il protagonista con la sua lucida analisi opposta alle follie della guerra e delle strutture che la comandano non risulta meno disturbato di loro, dal desiderio quasi istintivo di polemica a reazioni che sfiorano il grottesco - come con il ladro in stile "kung fu" che approfitta per rubare la macchina del giovane fotografo che gli è affidato come "spalla" -.In un certo senso, si potrebbe intendere Full metal jacket come un viaggio senza ritorno verso la piena metamorfosi di Joker da pacifista militante - in tutti i sensi - a figlio prediletto delle stelle e strisce, soldato pienamente formato che marcia con il fucile in una mano ed il cazzo nell'altra ben consapevole che non esisterà qualcuno buono e giusto come lui.Dunque l'incredibile crescendo finale assume le dimensioni di una sconfitta senza possibilità di appello della speranza di Joker di poter trovare un'altra strada, ed una sorta di ammissione di impotenza del Maestro, che neppure attraverso Capolavori assoluti come questo potrà essere in grado - o almeno è il disincanto a prendere il sopravvento - di cambiare quella che è l'arma più terribile di tutte: l'animo umano e la sua indole predatoria.E scandendo a passo di marcia una vittoria che non c'è mai stata nel cuore del teatro di quello che fu uno dei grandi drammi della modernità, Joker intona fiero l'inno di uno dei simboli universalmente noti della filosofia stars&stripes e ringrazia, con quel grilletto premuto in risposta ad una richiesta di pietà, di essere stato salvato.Ora è tutto alle spalle, il cambiamento si è compiuto, e Joker non ha più paura.E noi restiamo lì, accanto al Maestro, a tremare mentre il mondo "si tinge di nero".
MrFord

"I see a red door and I want it painted black
no colors anymore I want them to turn black
I see the girls walk by dressed in their summer clothes
I have to turn my head until my darkness goes."
The Rolling Stones - "Paint it black" -

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