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[Fuori Concorso] The Green Inferno - La Recensione

Creato il 16 novembre 2013 da Giordano Caputo
[Fuori Concorso] The Green Inferno - La RecensioneInfluenzato dai capostipiti "Cannibal Holocaust" (per cui ringrazia a grandi lettere Ruggero Deodato) e "Cannibal Ferox" con "The Green Inferno" il regista Eli Roth omaggia sentitamente il genere del cannibal-movie.
La trama è uno specchio, quasi, della pellicola diretta da Deodato trentatré anni fa e non tanto diversa neppure da quello che fu "Hostel", maggior successo commerciale di Roth: un gruppo di ragazzi lasciano l'America per una terra ignota e straniera, in questo caso il Perù, e partiti per uno scopo (impedire il disboscamento di una porzione di giungla locale) restano vittime degli abitanti del posto che li fanno a pezzi lentamente. 
Il poliedrico regista statunitense gira così uno splatter trash che richiede l'equipaggiamento di stomaci forti, se non altro per sostenere quella parte di scene che poco o niente lasciano all'immaginazione, e fornisce al suo lavoro uno stampo da b-movie e una destinazione che più che cinematografica da l'impressione di essere presumibilmente televisiva.
Da una mente che definire traviata sarebbe un eufemismo vengono concepite delle trovate sadiche obiettivamente spiazzanti e divertenti, che non perdono occasione per rallegrarsi con i corpi mutilati dei protagonisti e che trovano il tempo persino per concedersi una tenue denuncia da dedicare agli attivisti. Per il resto il "The Green Inferno" è esattamente il prodotto che rispetta le attese previste, con litri di sangue, uccisioni e pezzi di esseri umani, tagliati e distribuiti qua e la. La filmografia di Roth resta quindi impigliata dalla dominanza horror, senza ancora però consacrarlo come uno dei maggiori o singolari esponenti del genere, volendo potremmo dire invece che lo ricolloca ad essere un Robert Rodriguez a cui manca l'abilità di far funzionare poetica spicciola e trovate stimolanti, sa solleticare il suo pubblico con accorgimenti soddisfacenti ma non concede mai alle sue sceneggiature l'estro che probabilmente è in possesso del regista messicano o, per esempio, del suo maggior sponsor Quentin Tarantino.
[Fuori Concorso] The Green Inferno - La RecensioneCome fu per "Hostel" allora, Eli Roth si consacra un regista da guilty pleasure, uno di quegli autori che non si possono apprezzare ma a cui uno sguardo disimpegnato e lontano da interessi profondi non lo si nega mai. E' perverso, disgustoso, a volte malamente astuto, ma sotto quella faccia e quello sguardo di chi non è da sottovalutare pare voglia sempre comunicare di aver qualcosa di spettacolare in serbo per tutti. Se stiamo sbagliando staremo a vedere, di certo non siamo disposti ad aspettarlo in eterno.
Trailer:NON DISPONIBILE

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