Magazine Società
Che
il mondo sia impazzito è sensazione che ha sempre accompagnato tutti i disadattati,
fin dalla notte dei tempi. Converrà, dunque, non farci cogliere in castagna dinanzi
a quanto ci fa trasalire perché brutalmente o miserevolmente assurdo, facendo
finta di averne colto la ratio, di trovarla in qualche modo sensata o per lo
meno divertente, così sembreremo ottimamente incardinati nel secolo, che fin
dalla notte dei tempi è segno di un buon metabolismo. Evitiamo di strabuzzare
gli occhi, quindi, dinanzi alla notizia che la signora Gabriella Capra, in ciò
appoggiata dalla Fondazione Nazionale Consumatori, sia intenzionata a portare
in tribunale la Astley Baker Davies per ottenere un risarcimento di 100.000
euro perché in una delle puntate di Peppa Pig è comparso un personaggio che
aveva proprio il suo nome, e da allora tutti la sfottono. Evitiamo di star lì a
considerare che nella striscia originale Gabriella Capra era Gabriella Goat,
perché al pari di tutti i personaggi che vi compaiono il surname indica la specie animale e il name ne ha quasi sempre in comune l’iniziale (Delphine Donkey, Kylie
Kangaroo, Emily Elephant, Wendy Wolf, ecc.), e allertiamo la francese Gabrielle
Chèvre, la spagnola Gabriela Cabra, la tedesca Gabri Ziege, se esistono: hanno
danni da lamentare, non tardassero a farlo. E tanta solidarietà alle poverette,
nel caso i rispettivi tribunali non ne accogliessero le richieste mandandole a
deporre qua e là, in Francia, in Spagna, in Germania – insieme alla signora Gabriella
Capra qui in Italia – le note feci a palline.
