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La trama (con parole mie): la guerra che dovrebbe portare una delle casate di Westeros alla conquista del Trono di spade infuria, e nuovi volti si aggiungono sulla scacchiera della lotta. A Sud i Lannister si stringono attorno al patriarca Tywin, che con pugno di ferro e matrimoni di comodo spera di poter salvare la sua famiglia, mentre a Nord il giovane Robb Stark guida gli eserciti finora imbattuti per vendicare la morte di suo padre.E mentre Stannis Baratheon, fratello dell'ultimo re manipolato dalla sacerdotessa Melisandre, prepara il suo contrattacco a seguito del fallimento che gli è costato la sconfitta di Blackwater, dall'altra parte del mare la giovane Khaleesi Daenerys, madre dei draghi, è intenta ad assemblare un esercito di ex schiavi pronto a tutto per garantirle la vittoria.Nel mezzo si muovono la giovane Arya Stark, in viaggio nelle terre del continente, il bastardo Jon Snow, finito tra i bruti oltre la Barriera, Jamie Lannister e la sua compagna di viaggio Brienne di Tarth e molti altri volti di una lotta che pare non essere concentrata sui nemici da temere davvero: gli esseri giunti dal ghiaccio eterno pronti ad invadere le terre degli Uomini.
Poche serie, nel corso delle ultime stagioni, hanno saputo mantenere, anno dopo anno, una qualità ad un livello alto ed una costanza così salda come Game of thrones: la creatura di Benioff e Weiss prodotta dalla HBO e tratta dai romanzi di George Martin sorprese due anni fa la critica ed il pubblico con una prima stagione a dir poco strabiliante, seguita da una seconda forse di passaggio ma ugualmente in grado di fornire all'audience materia per riflessioni, momenti di esaltazione ed altri di grandissimo intrattenimento: con il terzo giro di giostra, pare che gli autori siano riusciti in qualche modo a realizzare una sorta di clamorosa media tra le due stagioni precedenti, creando il connubio perfetto tra l'adrenalina di passaggi come il confronto tra Daenerys - sempre uno dei personaggi di punta dell'intero affresco - e gli schiavisti pronti a venderle l'esercito degli Illuminati o quello del destino degli Stark - uno dei finali di puntata più clamorosi degli ultimi anni - e la riflessione legata al dialogo - da rimanere a bocca aperta per quelli tra Tywin e Tyrion Lannister, due dei charachters più tosti, carismatici ed importanti della serie -.Come se non bastasse, l'evoluzione - in positivo ed in negativo - di protagonisti come Jamie Lannister - mi pare ancora di portare i segni della sua menomazione -, il Cavaliere della Cipolla o Arya Stark - che promette di essere uno dei volti più importanti del futuro di questa storia -, uniti all'inserimento di interessantissimi nuovi nomi come Olenna Tyrell, Ramsay Snow - interpretato dall'ex di Misfits Iwan Rehon - e Daario Naharis hanno reso possibile un ulteriore passo verso la maturazione di uno dei titoli fondamentali che la tv abbia regalato al suo pubblico negli ultimi anni.Senza dubbio troverete, al pari di elogi, critiche che ormai considerano l'imponente affresco ispirato dal titanico lavoro di Martin ostico a causa del numero certamente non indifferente di storie, sottotrame, personaggi e vicende che si intersecano ed incastrano dal Nord al Sud di Westeros, fino ad oltre il mare: potrei dirvi perfino che potrebbero essere fondate, le suddette critiche, eppure prestando la necessaria attenzione non vi sarà richiesto alcuno sforzo, perchè la passione e l'intensità con la quale questa storia è stata narrata sarà in grado di rapirvi neanche foste uno dei membri di una delle casate che si contendono un trono che pare costare più sangue e morte, che non gloria ed onore.Oppure finireste per ritrovarvi tra i non nobili che finiscono per dedicare ogni loro singolo giorno alla lotta, e che volenti o nolenti portano sulle spalle il peso di una colpa e di un fardello che non hanno scelto - Jon Snow ed il già citato Cavaliere della Cipolla su tutti, con quel suo "Ho accettato di avere un titolo per il futuro di mio figlio", cui segue il raggelante scambio "E che ne è di tuo figlio, ora?" "E' morto seguendomi in battaglia" -, uomini più o meno deprecabili che si battono per uno spazio anche limitato su una terra che potrebbe essere la nostra.George Martin, infatti, ha certamente composto e portato sulla pagina una sorta di complesso gioco di ruolo dipanatosi nei recessi della sua mente, eppure il risultato non ha il sapore di qualcosa di irreale, lontano, estraneo da quello che anche noi siamo: i protagonisti della lotta che racconta Game of thrones sono quanto di più umano possa esistere anche nel nostro mondo, e se le questioni, da queste parti, non si regolano più con la spada in pugno, il potere della politica e delle influenze, le differenze di classe ed i problemi che accomunano tutti gli uomini - nobili o popolani che siano - altro non è se non lo specchio della grande giostra di passioni che è la vita: Cersei che trova gioia perfino in Jeoffrey e nel ricordo della sua bellezza da bambino, Arya al suo primo omicidio, Jon Snow in lacrime di fronte alla donna che ama, e che si trova costretto a lasciare, Jamie Lannister pronto ad affrontare la menomazione e uomini biechi uccisi da uomini ancora più biechi. Homo homini lupus. La legge della giungla e quella della spada.Anche se non è sempre detto che le ferite più profonde possano essere provocate dall'acciaio.Questa è una guerra, signori miei. E da una guerra non si esce mai incolumi.La guerra è una tempesta che non salva neppure i superstiti.E all'orizzonte si addensano nubi di una ancora più grande di quella per un trono d'acciaio.E a quel punto si vedrà la differenza tra i re e gli uomini che non hanno bisogno di dichiarare di esserlo per doversi imporre sugli altri.
MrFord
"Blood and tears
blood and tears
since you've been gone
I hear you've been crying
blood and tears
all alone
in your misery
so alone
could you have
been deceived
since I've been gone
I hear you been crying."Danzig - "Blood and tears" -
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