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GERONTOPHILIA | un film di Bruce LaBruce

Creato il 20 dicembre 2013 da Amedit Magazine @Amedit_Sicilia

bannergerontofiliaDimenticatevi la porn art degli zombies losangelini, l’ipersessualità sfrontata e gli articoli sulle riviste queercore da collezione, fate una piroetta tra demoni e santità, rivoluzioni e controcultura ma soprattutto lasciatevi trasportare nell’unica rivoluzione possibile al momento, la sprovincializzazione globale. Bruce LaBruce stavolta ci prende per mano e alza il sipario sul limbo della mancanza di etica, vissuta come un’astrazione soprattutto se è un’etica alla moda, un limbo regno dell’istinto e del desiderio che trovano riscontro nelle emozioni  del suo nuovo film, il sentimental drama Gerontophilia. Ed è rivoluzione che avviene nella naturalezza del quotidiano, nel solco tracciato con sapienza dal navigato LaBruce che non rinuncia al ruolo di sovvertitore dimostrando di saperne una di più dei suoi amati zombie alieni.

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Il ventenne Lake, fidanzato con una ragazza tutta controcultura e ideali di santità,  ha un’attrazione feticista nei confronti degli anziani. Assunto nella tana del  lupo, una clinica per anziani, si trova ben presto perdutamente innamorato del giocoso e geniale ottantenne Peabody. Il racconto del sentimento tra i due, autentico e delicato, diventa presto road movie in corsa verso l’agognato Oceano quando Lake scopre che i pazienti della clinica vengono sedati con droghe che li riducono in stato catatonico. Lake, novello Santo, vuole esaudire i sogni del suo Peabody, e non ci sono santi in Paradiso o santoni sulla terra che potranno cambiare il suo destino; tra soste nei motel di un’eterna periferia umana e angeliche confessioni tra le lenzuola, sarà la sua comprensiva ex-ragazza ad inserirlo nella lista dei suoi personali eroi, coloro che rompono gli schemi dell’omologazione e dei diktat sociali, come tutti gli eroi labruciani.

Splendidamente girato e decisamente coinvolgente, il film non mostra giochi erotici o atti sessuali, il sesso avviene fuori campo perché tutto è già stato visto e a LaBruce interessa far capire attivando le sinapsi pigrissime dello spettatore, frustarlo con dolcezza, assorbendo la luce del mainstream per diradare la cupezza del porno horror dell’altro ieri. La proposta dell’autore non si avventura nel metalinguaggio e, soprattutto, non viene riciclato il suo background cinefilo: gli accademici non storceranno il naso o alzeranno il sopracciglio: dopo John Waters bisognerebbe inventare una nuova era di trasgressioni per poter scioccare lo spettatore e semmai il regista è concentrato su come pilotare lo scandalo narrativo eludendo la provocazione à la page. Dalla Terra del Desiderio emerge la solitudine dei personaggi, una costante nei film del grande Bruce, e colpisce il cuore la toccante scena di gelosia da parte di Lake, più giovane e impetuoso ma follemente innamorato. L’antitesi tra i bellissimi primi piani del giovane Lake e la visione della pelle raggrinzita dell’anziano Peabody è la proiezione rivoluzionaria di cui si vuol discutere, una legge del desiderio senza codici scritti, irrefrenabile e scabrosa ma non scandalosa, l’oscenità è solo negli occhi dei benpensanti e nel loro patetico bisogno di costante rassicurazione.

LaBruce lancia un j’accuse verso la società dei corpi plastificati e palestrati, denuncia la vergogna delle doppie morali e lancia la sfida più ardua, la scommessa sull’autenticità dell’amore in tutte le sue manifestazioni. Riduttivo chiamare in causa Araki e Waters, LaBruce è autore originale senza riferimenti possibili e semmai i due protagonisti labruciani di Gerontophilia sembrano esplodere dalla letteratura di un Dennis Cooper più casto e riflessivo, ripulito dall’estetica punk. LaBruce  è capace di evocare la perduta magia del cinema, l’aveva già dimostrato in Otto; or, up with dead people film manifesto della sua estetica e del suo pensiero politico. Il meglio, ne sono sicuro, deve ancora venire.

Carlo Camboni

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Cover Amedit n° 17 – Dicembre 2013. “Ephebus dolorosus” by Iano

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