Come abbiamo detto, la Piramide di Marengo è in buona compagnia; ci sono piramidi in ogni angolo del pianeta, e tutte nello stesso tempo identiche e (leggermente) diverse tra di loro, prevalentemente in vetro, edificate nei pressi di strutture di importanza storica, culturale, politica, spirituale, economica e sociale o in luoghi considerati “sacri” dalle civiltà che nei secoli si sono succedute. Oggi l’oscura “tradizione” di costruire piramidi qua e là è più viva che mai. Ovunque. Qualche esempio? Date un’occhiata all’arcinota piramide del museo Louvre di Parigi (composta da… 666 piastrelle), anch’essa in vetro come la cuspide di quella di Marengo. Oppure a quella che si trova nell’inquietante e massonicissima città di Astana in Kazakhistan; poi c’è la piramide che ospita il Centro Nazionale delle Ricerche del Monte Everest in Nepal (che è l’osservatorio più alto del mondo), quella del Conservatorio Muttart ad Edmonton in Canada e quella nel bel mezzo della città di Memphis, Stati Uniti; c’è una struttura piramidale anche nei pressi della National Gallery of Art di Washinghton e dell’Università del Missouri; e fino a qualche mese fa ce n’era una anche nel cuore del parco dei Colli Euganei nel padovano ora abbattuta in quanto abusiva… e nel parco Moerenuma di Sapporo, in Giappone. Solo per citarne alcune, naturalmente.