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Giornalismo fotografico: il caso Ki Suk Han.

Creato il 10 aprile 2013 da Giuseino @seriesmag
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121204 BEH NYpostcover.jpg.CROP .article920 large 268x300 Giornalismo fotografico: il caso Ki Suk Han.

Ki Suk Han era un coreano di 58 anni e la sua morte ha suscitato diverse discussioni.
Era il 4 dicembre dell’anno appena concluso quando a New York un folle lo ha spinto sui binari della metro ed un treno in corsa lo ha ucciso.

Ad assistere a questa triste vicenda un fotografo del New York Post che ha immortalato gli ultimi istanti di vita di Ki Suk Han. Ha scattato una sequenza di immagini fino alla triste morte dell’uomo. Il giorno seguente queste foto sono state pubblicate dal giornale e gli scatti in questione hanno portato a diverse polemiche.

Il fotografo si è difeso affermando di essersi trovato troppo lontano per intervenire e di avere tentato, attraverso il flash della macchina fotografica, di dare l’allarme al macchinista che guidava il treno. Questo “cenno d’aiuto” non è stato colto e l’uomo è stato travolto come se si trattasse di “una bambola di pezza”. Questa la dichiarazione del fotografo freelance R. Umar Abassi.

Il New York Post di Rupert Murdoch ha messo in prima pagina la foto della morte di questo uomo. Nella fotografia è ritratto il minuto prima dello schianto, in cui Ki Suk Han tenta disperatamente di salvarsi cercando di arrampicarsi sulla banchina. Il treno in corsa però è troppo vicino. Nel giro di pochi secondi l’uomo viene travolto.

Breve considerazione.
«Spinto sul binario, questo uomo sta per morire. SPACCIATO».
Questa la traduzione del titolo che accompagna la foto in questione.
Giornalisti, fotografi ed opinione pubblica hanno contestato la scelta del New York Post riguardo la pubblicazione e diffusione di questa immagine.
La morte fa audience, questo è risaputo. In questo caso non si tratta solo di dovere di cronaca ma anche di voyeurismo.
Due sono i quesiti da affrontare: L’uomo poteva essere salvato? E perché pubblicare una foto tanto drammatica?
Questa vicenda di sicuro avrebbe avuto un altro esito se qualcuno fosse intervenuto nel momento in cui Ki Suk Han è stato assalito dal suo aggressore. Ciò non è accaduto e l’uomo poteva ugualmente essere salvato.

Deontologia del giornalista.
Le norme che regolano il comportamento del giornalista e il suo rapporto con la collettività sono contenute in gran parte nel D.Lgs. n. 196/2003. nel codice di deontologia dei giornalisti del 1998 e nella Carta di Treviso. Accanto a queste norme ve ne sono altre che riguardano l’etica della professione. La loro violazione comporta responsabilità civili e penali.
Prima di tutto c’è però il dovere del giornalista. Esso corrisponde al diritto di cronaca e quindi al dovere di verità.

I giornali e tutti gli altri organi di informazione sono il collante tra il fatto e la collettività. Un’informazione riportata in modo errato non permette alla comunità di essere pienamente consapevole.

Il giornalista deve avere un rapporto diretto e immediato con la collettività. Per questo deve mantenersi estraneo ad iniziative di carattere pubblicitario. I cittadini hanno il dovere di ricevere un’informazione pulita e corretta.

Altra norma importante è quella che vieta al giornalista di pubblicare fotografie o immagini “raccapriccianti” di soggetti coinvolti in fatti di cronaca, in modo da non turbare la famiglia e rispettare la dignità dell’uomo.

Una notizia che può preoccupare chi l’apprende viene censurata. Esiste però una contraddizione: bisogna valutare se il pubblico è ugualmente interessato ad acquisire l’immagine scioccante.

Un esempio di censura non avvenuta: le torture nel carcere irakeno di Abu Graib. I fatti sono stati resi noti attraverso la diffusione di fotografie scattate per diletto dagli stessi torturatori americani e poi finite in “mani sbagliate”. Queste immagini raccapriccianti sono state mostrate in tv e pubblicate su diversi giornali. A mio parere si è trattato di un atto di denuncia nei confronti di una realtà poco avvertita. Una tale atrocità non andava nascosta e la collettività meritava di essere informata.

In conclusione.
Secondo quanto previsto dal codice etico e deontologico dei giornalisti il comportamento di Abassi o quello del New York Post li trovo difficili da “sentenziare”.

Il New York Post ha pubblicato una fotografia che di certo avrebbe spinto un lettore a comprare il giornale perché incuriosito. In molti lo hanno fatto e in tanti hanno ricercato quello scatto su internet. La foto di Ki Suk Han, se pur raccapricciante, ha interessato il pubblico. Sembrerebbe che il giornale abbia solamente compiuto il suo dovere. Ma attenzione, il cittadino incuriosito non è da confondersi con “l’interesse pubblico”. L’immagine dell’aereo che si schianta contro le torri gemelle è di interesse pubblico, non quella che ritrae un uomo a pochi minuti dalla sua morte.


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