Per lo meno nel campo estetico c’è di che interessarsi perché il cinema di Östlund crede fermamente nella stasi; è nel non-movimento che prende forma Gitarrmongot, canale visivo quanto mai sperimentale che possiede un alto tasso di anticonvenzionalità, anche perché il regista centra praticamente tutti i punti di visuale offrendo scorci che arricchiscono un’estetica (diciamo) sciatta, impressa nella realtà. Il punto è che comunque si poteva fare meglio anche qui, Östlund paga forse una non piena consapevolezza dell’attrezzo che maneggia sicché la possibilità di divertirsi con le immagini, con i confini diegetici ed extra (ciò accadrà invece in Incident by a Bank, 2009), non viene neanche presa in considerazione, rimangono soltanto degli stupidi che fanno cose stupide all’interno dello schermo. Per l’Östlund del 2004 Roy Andersson è ancora un modello da raggiungere.
Per lo meno nel campo estetico c’è di che interessarsi perché il cinema di Östlund crede fermamente nella stasi; è nel non-movimento che prende forma Gitarrmongot, canale visivo quanto mai sperimentale che possiede un alto tasso di anticonvenzionalità, anche perché il regista centra praticamente tutti i punti di visuale offrendo scorci che arricchiscono un’estetica (diciamo) sciatta, impressa nella realtà. Il punto è che comunque si poteva fare meglio anche qui, Östlund paga forse una non piena consapevolezza dell’attrezzo che maneggia sicché la possibilità di divertirsi con le immagini, con i confini diegetici ed extra (ciò accadrà invece in Incident by a Bank, 2009), non viene neanche presa in considerazione, rimangono soltanto degli stupidi che fanno cose stupide all’interno dello schermo. Per l’Östlund del 2004 Roy Andersson è ancora un modello da raggiungere.