Giudizio Offresi

Creato il 06 luglio 2013 da Greg Petrelli
“Una mattina di ottobre, lattiginosa e incerta, di quelle che soltanto verso le nove riescono a sembrare  mattinate e non crepuscoli, ero in piazza, a Orta, appena uscito da un  albergo dove avevo passato la notte. Era domenica, la piazza deserta, le foglie immobili, il lago un globo di nebbia. L’isola di S. Giulio era invisibile. Da una grossa macchina arrivata silenziosamente sotto le piante uscì un uomo, poi una donna, e uno per volta altri tre uomini che cominciarono a scaricare borse e involti dai quali sporgevano verdure, fiaschi e bottiglie“.“Che merda!”, pensò fra sè e sè Andrea dopo aver letto ancora qualche passaggio del sedicente racconto. Giurato per un premio di sfigatelli: loro scrivono l’incipit, lo sfigatello di turno appaga la sua volontà di impotenza sciorinando qualche smielato pensierino degno delle peggiori riviste da sottocasco (di parrucchiere s’intende), lo sfigatello che emette il vagito più tenero e commovente vince.Andrea, rispettato da tutto l’ambiente letterario della provincia e conosciuto in regione, doveva la sua piccola fama ad una serie di racconti pubblicati in gioventù: idilli amorosi profondi e sensibili, vergati in una lingua asciutta e chiara. Nei suoi scritti si poteva trovare spesso traccia di pura e magnetica poesia. Dopo essersi laureato non aveva più pubblicato nulla, per qualche insondabile motivo ; per questa ragione gli veniva spesso chiesto di prestarsi come giurato di premi di letteratura: esperto, colto, carino e soprattutto fuori dai giochi. Senza contratto da un editore era un ottimo garante di trasparenza e qualità della tale o talaltra manifestazione. Più di una volta gli era capitato di partecipare, leggere romanzi su romanzi e sentirsi offrire una vacanza o qualche prebenda per far vincere un particolare scritto.Per il disgusto, l’imbarazzo e la paura aveva smesso di accettare gli inviti come giurato o come testimonial e questa sua ritrosia lo aveva reso boccone ancora più ambito dalle varie piccole organizzazioni a delinquere che vorrebbero nebulizzare cultura e suggerne i profitti. Montagne di inviti inevasi, risposte negative come se piovesse; una pletora di lettere di questua per un suo gesto, una sua lettura, un suo giudizio. Puntualmente cestinate. Questa volta però, aveva cambiato idea. Aveva accettato l’offerta solo per andare a letto con la signorina occhi verdi capelli rossi tette sode che presiedeva con ammiccamenti  vari l’ufficio della casa editrice sponsor dell’evento. Voleva farla sua, voleva portarsela a letto. A letto per scoparla ovviamente! Scoparla in tutte le posizioni consentite dalla pubblica creanza e dalla pubica bramosia. Si sarebbe rifatto promettendo una vittoria sicura al cavallo su cui puntava già da tempo la casa editrice, salvo poi dare il proprio voto al racconto che più avrebbe gradito.L’offerta gli era giunta in modo apparentemente casuale. In coda alle poste, uno fra i posti più noiosi dove perdere il proprio tempo, la rossa aveva avvicinato Andrea con una voce che chiedeva vaghe informazioni e con una scollatura che prometteva ben altro. Dopo averlo lumato per bene, lei, da finta ingenua gli fa :“lei non è forse quello scrittore che vive in una sorta di clausura letteraria, senza scrivere né pubblicare da anni ?”  “beh il fatto è che scrivo molto, ma non amo cercare la pubblicazione ad ogni costo. E diamoci del tu visto che i miei lavori li avranno letti si e no un centinaio di persone, parenti inclusi. A cosa devo tanta fama ?” rispose lui dopo un istante, mentre dentro di sè ancora pensava “clausura letteraria un cazzo, troietta ignorante… Che tette però!”   “Sai, nel mio ambiente ti conoscono un po’ tutti in realtà: lavoro per le Edizioni Canarino. Comunque sono Claudia, molto piacere”“Andrea, piacere mio. Di cosa vi occupate principalmente ?”  fece eco lui.“mah, un po’ di questo, un po’ di quello. Recentemente stiamo lavorando ai lavori di Nick Tondelli, un italoamericano parecchio alternativo”“lavorando ai lavori di ?? bisogna per forza essere ignoranti come tuberi per lavorare nell’editoria?” pensò lui fingendo attenzione.“Interessante, interessante”. Fingeva benissimo. “E dimmi Claudia, alternativo tipo frocio o tipo negro ?” “Non credo fosse di colore” fece lei con un certo imbarazzo; “sicuramente aveva gusti particolari. Su tutto.”Dopo altre due o tre uscite di Andrea sulla falsa riga della precedente, quando ormai l’imbarazzo della rossa aveva creato una congiunzione cromatica tra il pigmento del suo volto e quello dei ricci, l’operatore allo sportello fece scattare il numero “42”, quello di Andrea.Si rividero un altro paio di volte quando lei finalmente glielo chiese: un incontro formale per definire la sua partecipazione come giurato del premio. Sarebbe stato “l’evento culturale dell’anno !” assicurava lei, non potendo contare sull’attenzione di un uomo troppo assorto nel calcolo di quanto sarebbe costata un’ora di sesso con la libanese della tangenziale. Cento euro, su per giù, ma senza altri rompimenti di cazzo. Scollatura, minigonna e tacchi alti fecero del poverino carne da macello mentre lui le appassiva dietro convinto di poter presto soddisfare il suo uccello. Non stravolgiamo il corso naturale degli eventi con delle bizzarre fantasie: lui accetta con qualche altra moina e l’ingenuo stimolo di poter leggere qualcosa di nuovo e fresco; il conto che presenta l’oste però è tutto diverso, e giù di sfigatelli! Senza contare le varie pressioni psicofisiche per far convergere la decisione su Tezzoli, giovane e talentuoso cavallo di razza delle scuderie E.C. Leggendo il racconto di Tezzoli si sentiva più un professore che corregge uscite infelici di ingenui adolescenti che un giurato in un premio letterario.Andrea continuava a chiedersi cose del tipo  “Chissà poi che cosa cazzo sarà mai un globo di nebbia” e simili; alla fine decise di scegliere il miglior racconto che avesse letto fino a quel momento.
Che è questo.

A lui sarebbe piaciuto ? Poco importa.... 


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