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Gli hacker Prometeo e Robin Hood di Giovanni Ziccardi

Da Pinobruno

Dalla mitologia greca alla foresta di Sherwood, alla resistenza digitale, alla controinformazione. Rubare ai ricchi per donare ai poveri, oppure – come recitava uno slogan del maggio francese – ribellarsi è giusto, ribellarsi è possibile. Sono gli Hacker raccontati da Giovanni Ziccardi nel suo saggio per Marsilio a raccogliere il testimone di Prometeo, Robin Hood e dei giovani sessantottardi , a gridare “Il est interdit d’interdire”: in rete è vietato vietare. 

Gli hacker Prometeo e Robin Hood di Giovanni Ziccardi

 

I nuovi hacker – scrive Ziccardi – non si fermeranno neppure davanti all’ostacolo più arduo: l’ignoranza diffusa circa i valori di libertà che la rete può assicurare. I ribelli digitali continueranno a combattere per raggiungere quell’elemento che inseguono da quando hanno iniziato a operare, e che è in grado di mettere in crisi qualunque governo, il fattore più temuto da tutti quei sistemi politici che basano il loro potere su incertezza e oscurità: la verità”.

Non facciamo confusione, non creiamo ambiguità. In rete, ovviamente, c’è il Lato Oscuro, e la mamma dei Dart Fener/Darth Vader è sempre incinta. Criminali che usano gli strumenti digitali per compiere reati. Pedopornografi, terroristi, mafiosi. Quelli sono delinquenti e basta. Vanno combattuti con ogni mezzo.

L’informazione mainstream – per ignoranza e voluta malizia – li assimila agli hacker, in una marmellata di disinformazione che offre il destro a chi ha una voglia matta, da sempre, di normalizzare la rete, evirarla, ridurla a sciocchezzaio oppure a un immenso shopping mall.

No, non sono quelli gli hacker che animano le duecentosettantadue pagine del saggio di Ziccardi. Ricordano piuttosto i ragazzi della Dead poets society, il circolo dei poeti estinti  dell’Attimo fuggente di Peter Weir. Giovani animati da “Gioco. Idee. Ribellione. Competenze. Creatività. Curiosità. Volontà, e necessità di pensare al di fuori degli schemi”. Ritengo che l’essenza dell’hacking sia questa, scrive l’autore.

Gli hacker entrano nei sistemi altrui perché animati da “una urgenza di trasparenza, dalla volontà di garantire una circolazione senza limiti dell’informazione, da una proposta palese e pubblica di un’informatica e di risorse tecnologiche per tutti”.

Non agiscono per lucro, non fanno spionaggio industriale. E’ vero, rompono gli schemi e vanno contro le norme, ma soltanto quelle che ritengono pericolose per il bene comune, come la censura, i lacci e lacciuoli alla libera frequentazione delle reti, la difesa paranoica del copyright (ad esempio la legge Hadopi in Francia, o l’aria mefitica che si comincia a respirare in Italia). E poi la lotta ai regimi, alle dittature, che vedono internet come il fumo negli occhi…

Potrei continuare a scrivere all’infinito, del libro di Ziccardi, uno dei migliori testi che mi sia passato per le mani negli ultimi tempi. Non lo faccio perché questo è soltanto un invito alla lettura. Di un’opera densa e ben scritta, seria e divertente, ricca di spunti e citazioni di libri e film che hanno fatto la storia della cultura, non solo digitale, del mondo che non è più lo stesso da quando c’è internet. Insomma, giù le mani dalla rete, anche grazie agli hacker.

 

Per chi è a Bari, l’appuntamento con Giovanni Ziccardi è martedì 10 maggio alle 18.00 alla libreria Laterza.

 


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