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Gli uomini di Dio

Creato il 22 ottobre 2010 da Taxi Drivers @TaxiDriversRoma

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Xavier Beauvois (Nord, Don’t forget you’re going to die, The young Lieutenant, Villa Amalia, The Chameleon) conquista la giuria di Cannes 2010 interpretando sul grande schermo la tragedia di Tibhirine.

Dodici anni fa, Christian de Chergé – priore del monastero cistercense di Notre-Dame de l’Atlas in Algeria – e sei dei suoi frati trappisti furono assassinati in quella che resta ancora oggi una pagina controversa della storia. I musulmani del GIA (Gruppi islamici armati), dopo aver rivendicato il rapimento e tentato una negoziazione fallimentare con il governo francese, uccisero in condizioni tutt’ora misteriose i sette monaci: a distanza di cinquantasei giorni dal sequestro, le sette teste dei monaci decapitati vennero ritrovate nei pressi del monastero.

Xavier Beauvois si ispira coraggiosamente a una storia vera, focalizzando il suo interesse sul sentimento di fratellanza, amore e pacifica convivenza, vissuto con umiltà e operosità dai monaci cristiani in un paese musulmano.

Siamo negli anni ‘90, in un monastero isolato su una montagna del Maghreb, dove otto monaci vivono del loro lavoro, ’senza superbia’, aiutando i fratelli musulmani e pregando. Dopo l’efferato assassinio di alcuni stranieri rivendicato dai fondamentalisti islamici, il governo francese propone ai monaci protezione. Rifiutando l’aiuto militare, i monaci si ritrovano in una scomoda posizione, invisi sia agli integralisti in quanto invasori, sia all’esercito per via dell’aiuto incondizionato offerto ai terroristi.

Il film non vuole indagare i fatti e le responsabilità – peraltro ancora poco chiari – che portarono alla strage dei religiosi. La cinepresa di Beauvois si muove, piuttosto, alla ricerca delle sensazioni e del travaglio interiore che ha attanagliato gli otto religiosi in quel delicato momento in cui era necessario comprendere se fosse giusto partire o restare.

Con lenti movimenti di macchina, abbondanti e garbati primi piani e un accurato tracciato psicologico di ciascun protagonista, Beauvois tratta il mondo attorno ai monaci quanto basta per potersi poi concentrare sulle loro intime ragioni e pulsioni. Evitando egregiamente di scivolare in manichee rappresentazioni e incarnazioni del bene e del male, il cineasta francese sfugge alla retorica religiosa e agli spiccioli espedienti sentimentali per cercare l’empatia con il pubblico. Des Hommes et des Dieux (Gli uomini e gli dei, così recita il titolo originale) è un pregiato film d’introspezione sull’intimo rapporto con la religione e con i suoi codici morali, sulla purezza di un’ideologia pacificatrice e divulgatrice di un messaggio di vero amore, priva di macchie prodotte dalla corruzione di un sistema, di un’istituzione e di un’interpretazione distorta della fede.

Che si creda in Dio oppure no, che si tratti di laici o di religiosi, di cristiani o di musulmani, Beauvois ci trasmette una lezione di vita (e di cinema) indimenticabile, ci mostra la devozione alla virtù dell’amore, vissuta con genuino sentimento e senza vuote idolatrie.

Candidato per la Francia all’Oscar come miglior film straniero, non sarebbe una sorpresa se Gli uomini di Dio vincesse l’ambito premio.

Francesca Vantaggiato


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