Gnossiennes IV: The Unanswered Question

Creato il 18 novembre 2013 da Arscreativo

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Questo post propone un’esperienza di ascolto: meglio usare le cuffie, se potete.
 

Può una musica rispondere alla domanda più profonda che l’umanità si sia mai posta? Forse no. Però, come ci ha mostrato il compositore americano Charles Ives (1874-1954), può mettersi in un angolino dell’universo ad osservare dall’alto l’enigma della vita, provando a rappresentarlo. The Unanswered Question potrebbe dirsi l’equivalente in musica di film come The Tree of Life di Terrence Malick (che peraltro già incluse il brano ne La sottile linea rossa) o Melancholia di Lars von Trier: una drammatizzazione del rapporto tra l’uomo e il cosmo.

Sullo sfondo, il fluire perpetuo dell’universo: degli archi suonano lenti, immutabili, impassibili alle vicende umane. Le pulsazioni e il mutamento di questo eterno accompagnamento sono così dilatati nel tempo da essere difficilmente percepibili, in una stasi che è quella dello spazio infinito.

Nella placida indifferenza di questo sfondo cosmico si staglia una domanda, affidata al suono della tromba (1:41). E’ una domanda che inquieta, un frammento di melodia che viene da lontano e suona misteriosamente interlocutorio. Le note sembrano quasi parlare: “Where do we come from?”.

Gli uomini sono attratti da questa domanda come dal vaso di Pandora, e provano a rispondere (fiati al minuto 2:17). La risposta è inizialmente primitiva e insoddisfacente; la domanda viene posta ancora, e ancora, e ogni volta gli uomini provano a rispondere. La risposta si fa progressivamente più dissonante e convulsa mentre cresce l’impazienza e la disperazione degli uomini, che arrivano infine a deridere e schernire la domanda stessa in preda alla frustrazione.

La domanda viene posta un’ultima volta (6:50), la settima. L’umanità, esausta, si fa da parte, e l’unica risposta possibile è ora un eloquente silenzio. Rimane sullo sfondo solo la solitudine indisturbata gli archi, sempre uguali a se stessi, mentre un puro accordo di sol maggiore viene prolungato fino all’eternità.

Immagine tratta da The Tree of Life di Terrence Malick (2011)

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