Gnosticismo e Buddismo in The Matrix

Da Tnepd

di F. Flannery-Dailey & R.Wagner 

Traduzione di Anticorpi.info All’inizio di The Matrix un hacker di nome Neo si addormenta davanti al computer e un misterioso messaggio appare sullo schermo: Svegliati, Neo. 

Questa frase racchiude in sé la succinta trama del film, ossia la lotta contro l’imprigionamento in un mondo ‘materiale’ che è in realtà un software di simulazione creato da una Intelligenza Artificiale (AI) al fine di schiavizzare la umanità, perpetuando la ignoranza sotto forma di una percezione illusoria denominata Matrix.

In parte, il film costruisce la sua visione della realtà alludendo alle numerose tradizioni religiose che portano avanti l’idea che il problema fondamentale che affligge l’umanità sia la ignoranza e che la soluzione a tale problema sia la conoscenza o il risveglio
Due delle tradizioni religiose da cui il film attinge sono il cristianesimo gnostico ed il buddismo.

Sebbene le due dottrine differiscano in modo sostanziale, esse concordano nel ritenere che il problema della ignoranza possa essere risolto mediante il riorientamento della visione dello individuo rispetto al  regno materiale.

Le due dottrine tendono inoltre a riferirsi alla figura di una guida che aiuti chi è ancora intrappolato nel mondo delle illusioni, la figura del redentore gnostico o del bodhisattva, che accede volontariamente in quel mondo con lo scopo di condividere la propria conoscenza liberatrice, facilitando la fuga a chiunque sia in grado di comprendere. Nel film, questa figura è incarnata da Neo, il cui nome è l’anagramma di One.

Sebbene lo faccia in chiave moderna, il film trae volutamente spunto da numerose tradizioni. Tra le tante, riteniamo che le chiavi di lettura del cristianesimo gnostico e del buddismo illustrino bene il paradigma globale di The Matrix, quello della dormiente ignoranza in un mondo onirico risolta da un risveglio alla conoscenza o illuminazione. Attingendo sincretisticamente da queste due antiche tradizioni e fondendole in una singola visione tecnologica del futuro, il film costruisce un nuovo insegnamento che sfida il pubblico a porre in discussione ciò che considera ‘realtà.’

Elementi cristiani in The Matrix La maggior parte degli spettatori del film avrà riconosciuto facilmente la presenza di alcuni elementi cristiani, come il nome Trinity o il momento della morte, resurrezione e ascensione di Neo verso la fine del film. In realtà le allusioni cristiane e bibliche abbondano, con particolare riguardo alla nomenclatura. Il nome Apoc è una abbreviazione della parola Apocalisse; il nome da cittadino di Neo, Anderson, significa ”Figlio dell’ uomo” (dal greco: ‘andros’ e dall’inglese ‘son’); la nave si chiama Nabucodonosor (re babilonese che – nel Libro di Daniele – è colto da un serie di sogni simbolici) e l’ultima città umana, Zion, sinonimo di Gerusalemme nel giudaismo e nel cristianesimo.

Neo è apertamente ispirato alla figura di Gesù: egli è colui il cui ritorno in Matrix fu anticamente profetizzato; colui che ha il potere di mutare Matrix dall’interno (cioè, di compiere miracoli), che combatte i rappresentanti del male e che viene ucciso, ma risorge.

Tale costruzione di Neo improntata sulla figura di Gesù è rinforzata in molti modi. Pochi minuti dopo l’inizio del film un altro hacker dice a Neo: “Tu sei il mio salvatore, il mio Gesù personale.” Questa identificazione è inoltre suggerita dallo equipaggio della Nabucodonosor, che continua ansiosamente a chiedersi se sia o meno “il predestinato”. E ancora, quando Neo visita la nave per la prima volta e la camera effettua una panoramica dell’interno della nave, si sofferma sulla scritta: Mark III n. 11. Questo appare essere un ulteriore riferimento messianico, dal momento che il Vangelo di Marco 3:11 recita quanto segue: Quando gli spiriti immondi lo videro gli si gettò davanti e gridò: Tu sei il Figlio di Dio.

Gnosticismo in The Matrix

Sebbene appaia chiara la presenza di singoli elementi cristiani all’interno del film, il sistema complessivo del cristianesimo che viene presentato non è quello tradizionale ortodosso. Piuttosto, gli elementi cristiani del film assumono maggiore chiarezza se inquadrati in un contesto di cristianesimo gnostico.

Lo gnosticismo fu un sistema religioso che fiorì per secoli all’inizio dell’era cristiana, e che in molte regioni del mondo antico mediterraneo gareggiò fortemente con il cristianesimo ortodosso, mentre in altri territori rappresentava l’unica espressione nota del cristianesimo. Gli gnostici possedevano loro Scritture, giunte fino a noi nella forma della Biblioteca di Nag Hammadi, dalla quale può essere tratto un affresco dei principi gnostici.

Sebbene il cristianesimo gnostico si suddivida in numerose varietà, lo gnosticismo nel suo complesso abbraccia un mito cosmogonico capace di spiegare la vera natura dell’universo e la funzione ricoperta in esso  dalla umanità.

Una breve analisi di questo mito lascia denotare numerose analogie con il film Matrix. Nel mito gnostico il dio supremo è del tutto perfetto e quindi alieno e misterioso, “ineffabile”, “innominabile”, “luce infinita che è pura, santa e immacolata” (Apocrifo di Giovanni).

Oltre a questo dio supremo esistono altri esseri divini minori nel pleroma (nella dottrina gnostica, pienezza e perfezione divina, da cui emanano tutti gli esseri spirituali – n.d.t.), distinti anche per genere sessuale. Coppie di questi esseri sono in grado di generare figli che sono emanazioni divine a modo loro perfette.

Un problema sorge quando un dio minore di nome Sophia (‘saggezza’ in lingua greca), femmina, decide di  generare una prole autonomamente, senza il suo consorte (Apocrifo di Giovanni). La visione antica prevedeva che donne e uomini contribuissero nella creazione della prole, così l’azione di Sophia produce un frutto imperfetto e malformato, che ella scaglia lontano dal pleroma, in una regione separata del cosmo.

Tale divinità malformata e ignorante denominata a volte Yaldaboath, si convince erroneamente di essere l’unico dio. Gli gnostici identificano Yaldabaoth con il Dio creatore dell’Antico Testamento, il quale decise di creare gli Arconti (angeli), il mondo materiale (la Terra) e gli esseri umani.

Sebbene le tradizioni in merito siano diverse, Yaldabaoth di solito è indotto a infondere nell’essere umano la scintilla divina di sua madre Sophia (in particolare: Apocrifo di Giovanni; gli echi della Genesi – 2-3). In ciò risiede il dilemma umano. Uno spirito divino (buono) intrappolato in un corpo materiale (cattivo) a sua volta intrappolato in un regno materiale (cattivo). Il cielo sarebbe la nostra vera casa, tuttavia siamo costretti a vivere in esilio dal pleroma.

Fortunatamente per lo gnostico, la salvezza è raggiungibile mediante la gnosi o la conoscenza impartita da un redentore gnostico: il Cristo, figura inviata dal Dio superiore per liberare l’umanità dal Dio Creatore Yaldabaoth.

La gnosi comporta la comprensione della nostra reale origine e natura, realtà metafisica a noi finora ignota, con conseguente fuga dello gnostico (dopo la morte) dalla prigione materiale del mondo e del corpo, ed accesso alle regioni superiori dello spirito. Tuttavia per raggiungere tale ascensione lo gnostico deve resistere agli arconti, i quali invidiano il suo spirito luminoso, e quindi cercano di ostacolare il suo viaggio verso l’alto.

Per molti versi il mito gnostico contiene molte analogie con la trama di The Matrix, sia per ciò che concerne la natura del problema, che per la relativa soluzione. Proprio come Sophia, abbiamo concepito un figlio fuori dalla nostra grazia. Morpheus spiega: “All’inizio del 21° secolo tutta l’umanità si è unita per festeggiare dopo avere dato alla luce AI (intelligenza artificiale).”

La nostra prole, tuttavia, proprio come Yaldabaoth è malformata (materia senza spirito?). Morpheus descrive AI come “una coscienza singolare che ha generato una intera razza di macchine”, analogia con il dio minore  creatore degli arconti (angeli) e del mondo materiale illusorio. AI crea Matrix, una simulazione al computer che è “… una prigione per la mente.” Così, Yaldabaoth / AI intrappola la umanità in una prigione materiale che non rappresenta la realtà ultima, come Morpheus spiega a Neo: “Finché Matrix esiste, la razza umana non sarà mai libera.”

Il film si ispira anche al linguaggio metaforico impiegato dagli gnostici.
I testi di Nag Hammadi descrivono il problema fondamentale dell’uomo in termini metaforici di cecità, sonno, ignoranza, sogno e tenebre, mentre la soluzione è espressa in termini di vedere, veglia, conoscenza (gnosi),  risveglio dal sogno e luce.
Allo stesso modo Morpheus – il cui nome è ispirato al dio greco del sonno e dei sogni – a un certo punto del film rivela a Neo che la Matrix è un “mondo onirico generato da un computer.”

Quando Neo viene disconnesso e si sveglia per la prima volta sulla Nabucodonosor, i suoi occhi sono doloranti, spiega Morpheus, perché egli non li ha mai utilizzati. Tutto ciò che Neo ha veduto fino a quel momento lo ha visto con gli occhi della mente allo interno di un software di simulazione. Come un antico gnostico, Morpheus spiega che le tecniche di combattimento nelle quali si cimenta Neo nel programma di formazione alle arti marziali non hanno nulla a che fare con il suo corpo, la velocità o la forza, tutti elementi illusori. Piuttosto dipendono dalla sua mente, la quale è reale.

I parallelismi tra Neo e il Cristo sono ulteriormente rinforzati dal contesto gnostico, in quanto Neo viene ‘salvato’ attraverso la gnosi o conoscenza segreta. Neo impara a conoscere la vera struttura della realtà e scopre la propria vera identità, il che gli consente di spezzare le regole del mondo materiale ora percepito per ciò che è, ossia una illusione. Cioè, apprende che ciò che “la mente rende reale”, in ultima analisi non è davvero reale. Nella scena finale del film, Neo agisce per tramandare ad altri tale gnosi al fine di liberarli dalla prigionia delle loro menti. Egli funge da gnostico redentore, figura proveniente da un altro regno che entra nel mondo materiale al fine di diffondere la conoscenza circa la vera identità del genere umano e la vera struttura della realtà, liberando dunque chiunque sia in grado di recepire il messaggio.

Infatti, il nome di Neo non è solo Mr. Anderson / Figlio dell’uomo, ma Thomas Anderson, evidente richiamo al vangelo gnostico più famoso, il Vangelo di Tommaso. Prima che diventi Neo (colui che inizierà qualcosa di “nuovo”, essendo realmente “l’Uno”), egli è Tommaso, che non crede nel suo ruolo di figura di redentore. In un certo senso il ruolo di Keanu Reeves in Matrix è duplice: sia il dubbioso Tommaso che il Cristo gnostico.

Anche le modalità con cui Neo apprende nuove abilità evocano alcuni elementi dello gnosticismo. Intrisi di immagini delle tradizioni orientali, i programmi di formazione Neo fanno riferimento al concetto di ‘quiete’, del liberare la mente e superare la paura, concetto espresso cinematograficamente dalle sequenze in Bullet Time (ricorso al freeze frame e a sequenze rallentate con più punti di ripresa). Tale concetto di ‘quiete’ è presente anche nello gnosticismo, in quanto gli eoni superiori sono equiparati alla “calma” e al “riposo” e possono essere raggiunti solo mediante una condizione centrata e meditativa. Quando si rende conto grazie alla sua ‘gnosi salvifica’ che Matrix è solo un mondo onirico, un riflesso, Neo in silenzio e con calma contempla i proiettili immobili a mezz’aria, in una scena girata in bullet time.

Una ulteriore analogia con lo gnosticismo si verifica nella rappresentazione degli agenti (come l’Agente Smith), e della loro opposizione contro chiunque cerchi di lasciare Matrix. AI ha creato questi programmi affinché svolgano la funzione di guardiani.

Questi personaggi sono simili agli arconti invidiosi creati da Yaldabaoth per impedire la ascesa dello gnostico che cerca di abbandonare il regno materiale per accedere ai livelli successivi di cielo (per esempio, Apocalisse di Paolo). Tuttavia, come previsto da Morpheus, Neo è in grado di sconfiggere gli agenti poiché mentre costoro devono agire all’interno delle regole di Matrix, la sua mente umana gli consente di piegare o spezzare tali regole.

Il concetto di ‘mente’ nel film non coincide del tutto con la intelligenza razionale, sulla quale una intelligenza artificiale avrebbe sempre la meglio. Piuttosto il concetto si riferisce a una capacità unicamente umana di immaginazione, intuizione, o, come si suol dire, di pensiero fuori dagli schemi. Sia il film che gli gnostici affermano che la “scintilla divina” esistente negli esseri umani consente una percezione superiore rispetto a quella degli arconti / agenti di Yaldabaoth:

“E dal potere della madre [Sofia; nella nostra analogia: l'umanità] uscì Yaldabaoth [AI] nel corpo naturale che avevano modellato … E in quel momento il resto dei poteri [arconti / guardiani] divenne geloso, perché era venuto in essere attraverso tutti loro e la sua intelligenza ["mente"] era maggiore di quella di coloro che lo avevano fatto, e superiore a quella del capo arconte [Agente Smith?]. E quando si accorsero che era luminoso, e che poteva pensare meglio di loro … lo presero e lo gettarono nella regione più bassa di tutta la materia [la neuro-simulazione Matrix].” (Apocrifo di Giovanni 19-20) Colpisce il fatto che Neo abbia la meglio sull’Agente Smith proprio realizzando appieno la illusione di Matrix e spezzando le sue regole, una cosa che l’agente non è in grado di fare. La definitiva sconfitta di Smith ha luogo quando Neo letteralmente irrompe nel suo corpo e lo frantuma attraverso la sua luminosità pura, raffigurata mediante un effetto speciale in cui si vede la luce fuoriuscire dal suo corpo fino a disintegrarlo.

Nel complesso, quindi, il film contiene diversi parallelismi con il cristianesimo gnostico, in particolare la definizione del problema fondamentale dell’umanità, di esistere in un mondo onirico che simula la realtà e la sua soluzione, cioè il risveglio dalla illusione.

Le figure centrali dello gnosticismo – Sophia, Yaldabaoth, arconti e Cristo redentore – sono perfettamente individuabili all’interno del film, così come il linguaggio dello gnosticismo: sogno contro veglia; cecità contro visione; luce contro buio.

Tuttavia, dal momento che lo gnosticismo presuppone la esistenza di un intero reame invisibile popolato da esseri divini, dov’è finito Dio nel film? In altre parole, quando Neo diventa pura luce, l’evento vuole essere un simbolo della divinità, o del potenziale umano?

La questione diventa ancora più pertinente se si identifica il genere umano con Sophia – essere divino nello gnosticismo. Ad un certo livello non sembra essere rappresentato alcun Dio nel film. Conrad Ostwalt sostiene giustamente che a differenza della tradizionale apocalisse cristiana, in The Matrix tanto la catastrofe quanto la sua soluzione sono di natura umana. Quindi nel film il divino non sarebbe evidente.

Tuttavia su un altro livello il film lascia intuire la presenza di un Dio attraverso la figura dello Oracolo, che vive all’interno di Matrix e ha accesso ad informazioni circa il futuro che nemmeno i disconnessi possiedono. Tale elemento risulta ancora più spiccato nella sceneggiatura originale, in cui l’appartamento dello Oracolo incarna il ‘luogo più santo’ all’infuori del ‘tempio di Sion.’

La presenza della Divinità può inoltre intuirsi nella incarnazione di Neo e la sua nuova venuta nelle vesti dello Uno. Insomma, se il film contempla una qualche implicita divinità, essa rimane trascendente proprio come la ineffabile, invisibile divinità suprema nello gnosticismo, salvo quando si manifesta in forma di scintilla divina negli esseri umani.

Buddismo in The Matrix. Quando fu chiesto loro se le idee buddiste li avessero influenzati nel concepimento del film, i Wachowski risposero affermativamente. In effetti le idee buddiste pervadono il film altrettanto esplicitamente di quelle cristiano gnostiche. Praticamente all’inizio del film Neo viene definito ‘il mio personale Gesù Cristo’, appellativo questo che contiene sfumature tipicamente buddiste. Dai campi di baccelli che racchiudono gli esseri umani, all’egoistica brama di Cypher di tornare a rivivere le sensazioni ed i piaceri di Matrix, gli insegnamenti buddisti sono riscontrabili in gran parte della trama e delle immagini del film. Il problema del Samsara. 

Anche il titolo del film evoca la visione del mondo buddista. La Matrix è descritta da Morpheus come “una prigione per la mente.”

Un sistema costituito dalle proiezioni digitali di miliardi di esseri umani che non sono consapevoli della natura illusoria della realtà in cui vivono e dipendono completamente dall’hardware connesso ai loro corpi reali e dai software creati da AI.

Tutto ciò ricorda da vicino la concezione buddista del samsara, secondo cui il mondo in cui viviamo la nostra vita quotidiana sia costruito dalle proiezioni sensoriali di ognuno di noi, a partire da nostri desideri. Quando Morpheus porta Neo in “struttura” per istruirlo, Neo apprende che il modo in cui si era sempre auto-percepito all’interno di Matrix non era altro che “la proiezione mentale del tuo io digitale.”

Il mondo “reale”, che associamo con ciò che udiamo, annusiamo, gustiamo, e vediamo, “non è altro che una serie di segnali elettrici interpretati dal nostro cervello”. Quel mondo – spiega Morpheus – esiste “solo in quanto parte di una simulazione neuronale interattiva, che noi chiamiamo Matrix.”

Secondo il Buddismo ed il film The Matrix, la erronea convinzione che il mondo creato dalla esperienza sensoriale sia reale, la ignoranza ed il desiderio mantengono l’uomo prigioniero di una illusione fino a quando non sarà in grado di riconoscere la falsità di ciò che percepisce come reale, rinunciando al proprio malinteso senso di identità.

Attingendo alla dottrina buddista del sorgere co-dipendente, il film rappresenta la realtà all’interno di Matrix come un conglomerato delle illusioni di tutti gli esseri umani imprigionati.nella sua trappola. Allo stesso modo, il buddismo insegna che la sofferenza degli esseri umani discende dalla ignoranza e dal desiderio che bloccano gli esseri umani in un ciclo ripetitivo di nascita, morte e rinascita.

La concezione del sorgere co-dipendente è illustrata nel contesto del film attraverso l’illusione di Matrix. La vividezza della illusione di Matrix è legata al grado di convinzione di chi ne è imprigionato, che la stessa Matrix rappresenti la realtà. Il software creato da AI in sé e per sé non rappresenta alcuna illusione. Solo quando gli esseri umani interagiscono con i suoi programmi viene a crearsi la illusione, la Matrix, o samsara, che si rafforza mediante ogni interazione con cui gli esseri si interfacciano ad essa. Così la realtà di Matrix esiste solo quando le menti umane soggettivamente subiscono la esperienza dei suoi programmi. Il problema, quindi, può essere inquadrato in termini buddisti. Gli esseri umani sono intrappolati in un ciclo di illusione, e la loro inconsapevolezza li tiene bloccati in esso, del tutto dipendenti dalle loro interazioni con le illusorie esperienze che esso fornisce, e la somma delle proiezioni sensoriali dei loro simili. Tali proiezioni sono fortificate dall’enorme desiderio di credere che ciò che percepiamo come reale sia effettivamente reale. Tale desiderio nel film è raffigurato con la storia di Cypher, che non riesce a tollerare il ‘deserto della realtà’ e chiede di essere reinserito in Matrix. Seduto con l’Agente Smith in un ristorante di alto livello, fumando un sigaro e sorseggiando un bicchiere di brandy, Cypher spiega le sue motivazioni: “Sai, io so che questa bistecca non esiste. So che quando ne metto in bocca un pezzo, Matrix comunica al mio cervello che è succosa e deliziosa. Dopo nove anni, sai cosa ho capito? Che l’ignoranza è beatitudine.”

Cypher è consapevole che Matrix non sia la realtà e che tutti i piaceri in essa contenuti sono colo esperienze illusorie. Eppure per lui la ignoranza del samsara è preferibile alla illuminazione. Per negare la realtà che egli sperimenta fuori da Matrix, usa una doppia negazione: «Non voglio ricordare niente. E voglio essere ricco e importante. Ad esempio un attore famoso …” Dunque non solo Cypher desidera dimenticare il “nulla” della vera realtà, ma vuole anche diventare un attore, aggiungendo un nuovo livello di illusione alla illusione in cui ha scelto di rientrare.

La seduzione del samsara è forte oltre che per Cypher anche per Mouse, al punto che la sua dipartita avviene almeno in parte a causa della distrazione causata delle sue fantasie sessuali circa la “donna in abito rosso”, personaggio simulato all’interno di ‘struttura.’

Mentre Cypher e Mouse rappresentano ciò che accade quando si cede al samsara, il resto dell’equipaggio incarna la moderazione e compostezza elogiate dal Buddha. La scena si sposta bruscamente dal ristorante alla mensa della Nabucodonosor, dove invece di essere offerto brandy, sigari e bistecca, si ottiene una “scodella di muco” che da quel punto in avanti rappresenterà il pasto abituale di Neo. In contrasto con i piaceri che per Cypher possono essere soddisfatti solo in Matrix, Neo e l’equipaggio devono nutrirsi di “proteine unicellulari combinate con aminoacidi di sintesi, vitamine e minerali” che – come sostiene Dozer – è “tutto ciò di cui lo organismo ha bisogno.”

Gli abiti logori, il cibo frugale e le celle spartane dell’equipaggio raffigurano la Via di Mezzo insegnata dal Buddha, che non incoraggia lo ascetismo assoluto né alcuna indulgenza che possano distrarre dal proprio compito.

La soluzione della Conoscenza / Illuminazione. 
Tale dualità esistente tra la Matrix e la realtà al di là di essa ispira il fine ultimo dei ribelli, che è di liberare tutte le menti da Matrix e permettere agli esseri umani di vivere nel mondo reale. Nel trattare tale aspetto gli autori ricorrono ai concetti buddisti di theravada e mahayana. Alludendo all’ideale theravada di diventare un arhat (uomo illuminato – n.d.t.), il film suggerisce che la illuminazione può essere ottenuta solo attraverso uno sforzo individuale.

Negli insegnamenti spirituali impartiti a Neo, Morpheus avverte che la illuminazione non può essere dispensata dall’esterno. “Nessuno può dire cos’è Matrix. E’ necessario vedere di persona.” E poi: “Sto cercando di liberare la tua mente, Neo, ma posso solo indicarti la soglia. Sei tu quello che deve oltrepassarla …” Per la theravada buddista “l’emancipazione dell’uomo dipende dalla sua realizzazione della Verità, e non dalla grazia benevola di un dio o di un qualsiasi potere esterno, come ricompensa per il suo comportamento obbediente.”

Il Dhammapada esorta alla ricerca di una illuminazione che “ti liberi dal passato, ti liberi dal futuro, ti liberi dal presente. Camminando sulla riva più lontana della esistenza, con la mente libera, non sarai più tu a nascere e decadere.” Come Morpheus dice a Neo: “Esiste una grande differenza tra il conoscere il cammino ed il percorrerlo.” E come il Buddha insegnò ai suoi seguaci: “Siete voi che dovete sforzarvi, in quanto i risvegliati sono solo degli insegnanti.” In quanto individuo già istradato sul sentiero della illuminazione, Morpheus è solo una guida, in ultima analisi Neo deve riconoscere autonomamente la verità.

Eppure The Matrix abbraccia anche le idee del buddhismo Mahayana, soprattutto nella sua missione di liberazione di tutti i popoli attraverso la guida di coloro che rimanendo deliberatamente nel samsara rinviano la  la propria illuminazione finale al fine di aiutare gli altri in quanto bodhisattva (guide risvegliate – n.d.t.). I membri dell’equipaggio della Nabucodonosor incarnano tale compassione. Anziché restare fuori da Matrix, dove sarebbero più sicuri, scelgono di rientrarvi ripetutamente come ambasciatori di conoscenze con il fine ultimo di liberare la mente ed eventualmente anche i corpi di coloro che sono intrappolati all’interno della rete neuronale.

Il film cerca di fondere l’ideale del Theravada arhat con l’ideale del bodhisattva Mahayana, presentando l’equipaggio della Nabucodonosor come un manipolo di ‘guide’ disposte a rientrare in Matrix per aiutare il risveglio del loro prossimo, e sostenendo al contempo che l’atto del risveglio sia un conseguimento unicamente individuale

Neo come il Buddha.
Sebbene l’equipaggio incarni gli ideali del bodhisattva, la figura di Neo rappresenta l’Uno (The One) della dottrina arhat. Neo può essere visto come un Buddha. L’identità di Neo come il Buddha è rinforzata non solo attraverso l’anagramma del suo nome, ma anche attraverso il mito che lo circonda. L’Oracolo ha predetto il ritorno di colui che ha la capacità di manipolare il Matrix. Come spiega Morpheus, il ritorno di quest’uomo “comporterebbe la distruzione di Matrix, la fine della guerra e il ritorno alla libertà del nostro popolo. Ecco perché alcuni di noi hanno passato tutta la vita scandagliando Matrix alla sua ricerca.”

Neo – ritiene Morpheus – è una reincarnazione di quell’uomo, e proprio come il Buddha sarà dotato di poteri straordinari per aiutare il raggiungimento della illuminazione di tutta l’umanità. L’idea che Neo possa essere visto come una reincarnazione del Buddha è rafforzata dalle molte immagini di nascita ad egli collegate. Almeno quattro nascite vengono rappresentate nel film.

La prima ha avuto luogo nelle vicende precedenti gli eventi del film, nella vita e nella morte del primo illuminato che fu in grado di controllare Matrix dall’interno. La seconda consiste nella esistenza di Neo nei panni di Thomas Anderson. La terza avviene quando Neo emerge, ansimando, dal baccello in cui è stato rinchiuso, e dopo essere stato disconnesso scivola attraverso un tubo nero di grandi dimensioni che può facilmente essere assimilato ad un canale di parto. La quarta vita di Neo inizia dopo la sua morte nel film, quando rinasce in una scena conclusiva del film, dopo avere ricevuto il bacio di Trinity.

A quel punto Neo percepisce non solo i limiti di Matrix, ma anche quelli del mondo esterno a Matrix, dal momento che sconfigge la morte in entrambi i regni. Come il Buddha, la sua illuminazione gli concede la onniscienza, affrancandolo dal potere di Matrix e rendendolo non più assoggettato alla nascita, morte e rinascita del costrutto meccanico di AI.

Neo, come il Buddha, ricerca la liberazione da Matrix e si impegna ad insegnare agli altri come liberarsene a loro volta. L’uso dei suoi poteri sovrumani è impegnato a tal fine. In quanto unico essere umano illuminato in grado di manipolare liberamente Matrix dal di dentro, Neo rappresenta l’attualizzazione della natura del Buddha, un individuo capace di riconoscere “l’origine del dolore nel mondo degli esseri viventi”, ma che può altresì immaginare “l’arresto del dolore”, attuando “le azioni che conducono ad esso.” In questo senso, è molto più dei suoi compagni bodhisattva, e offre una concreta speranza di risveglio e libertà per tutti gli esseri umani imprigionati dalla ignoranza.

Il problema del Nirvana
Ma cosa accade nel momento in cui la versione fittizia della realtà viene dissolta? Il Buddismo insegna che allorché il samsara venga trasceso, si raggiunge il nirvana. Il concetto di sé si dissolve e la realtà stessa sfuma fino a che non rimane qualcosa del tutto impossibile da descrivere attraverso il linguaggio.

Nel suo rientro in Matrix tuttavia Neo conserva il “residuo della immagine di sé” e la “proiezione mentale del suo io digitale.” Benché illuminato egli non viene a trovarsi nel nirvana, ma in un luogo diverso con un intatto  senso del suo “io” all’interno di Matrix. In altre parole, esiste una forte continuità tra il mondo di Matrix e “il deserto del reale”, da ciò si deduce che il risveglio al di fuori del software Matrix non implichi il raggiungimento della piena “illuminazione” e che la realtà della Nabucodonosor sia uno stato intermedio.

Volendo riferirsi al paradigma buddista e alle sue logiche conclusioni, dovremmo aspettarci almeno un ulteriore strato di “realtà” al di là del mondo esterno a Matrix, dal momento che i disconnessi da Matrix restano ancora soggetti alle sofferenze e alla morte e presentano ancora i singoli ego. Tale idea è rafforzata da quella che potrebbe essere l’alterazione più problematica che The Matrix applica ai tradizionali insegnamenti buddisti.

La dottrina buddista di ahimsa (non violenza – n.d.t.), viene apertamente contraddetta nel film. Sembra che gli autori abbiano deliberatamente scelto di collegare la violenza alla conoscenza salvifica, dal momento che per loro non sembra esserci alcuna chance di successo senza il supporto delle armi. Quando Neo chiede a Trinity di cosa necessitino per correre in soccorso di Morpheus, la sua risposta è immediata: “Armi – un sacco di armi”.

Gli autori avrebbero potuto facilmente presentare la morte degli agenti come nulla più che la fine di quella particolare parte del programma software. Invece, i Wachowski hanno volutamente scelto di ritrarre diversi esseri umani che restano vittime della morte violenta degli agenti. Tale palese violazione di ahimsa viene a trovarsi in aperto contrasto con l’ideale buddista di compassione.

A cosa è dovuto tale legame così diretto tra la conoscenza e la violenza? Gli autori ritraggono la violenza in quanto redentrice, e come assolutamente essenziale per il successo dei ribelli. A questo punto il film vira bruscamente dai paradigmi condivisi del buddismo e del cristianesimo gnostico.

La “realtà” di Matrix che richiede che alcuni esseri umani debbano morire vittime della violenza salvifica non è la realtà ultima a cui puntano il buddismo e il cristianesimo gnostico. Né il “silenzio” del pleroma, né l’immutabile “nulla” del nirvana si caratterizzano per l’uso della forza che caratterizzano i mondi dei ribelli in The Matrix. Detta esplicita associazione della conoscenza con la violenza implica fortemente che Neo ed i suoi compagni non abbiano ancora realizzato la realtà ultima.

Secondo la visione del mondo cristiano-gnostica e buddista che il film evoca, la realizzazione della realtà ultima comporta una completa libertà dal regno materiale e offre la pace della mente. Gli stessi Wachowski riconoscono l’ironia del fatto che “Morpheus e il suo equipaggio siano del tutto dipendenti dalla tecnologia ed i computer, cioè i mali contro cui stanno lottando.”

In tutto ciò naturalmente una spiegazione plausibile è fornita dalla fame di violenza denotata dalle produzioni hollywoodiane. Negando sè stesso The Matrix insegna come il nirvana resti ancora ben al di fuori della nostra portata. 

Considerazioni conclusive. Il messaggio del film è schiacciante: “Svegliati!” Il concetto è ribadito con forza dalla canzone finale del film, Wake Up!, realizzata – giustamente – dai Rage Against the Machine.


(canale yt poetta30)

Gnosticismo, Buddismo e lo stesso film concordano sul fatto che l’ignoranza ci renda schiavi di un mondo illusorio e materiale, la liberazione dal quale passa attraverso l’illuminazione con l’aiuto di un insegnante o una figura guida. Tuttavia, riguardo ciò che avviene dopo il risveglio, il film diverge nettamente da gnosticismo e buddismo. Entrambe queste tradizioni sostengono che quando gli esseri umani giungono al risveglio si lasciano alle spalle il mondo materiale. Lo gnostico al momento del distacco dal pleroma ascende ad un piano divino di spiritualità, di esistenza non materiale, e l’illuminato nel buddismo raggiunge il Nirvana, uno stato che non può essere descritto mediante il linguaggio, ma che è assolutamente non-materiale.

Al contrario, il “deserto del reale” nel film è un mondo materiale e tecnologico in cui i robot coltivano gli esseri umani per ricavarne energia; Neo è in grado di apprendere le arti marziali in pochi secondi attraverso una connessione dati applicata sul retro del suo cervello. Inoltre, la battaglia contro la Matrix è possibile solo grazie alla tecnologia – cellulari, computer, programmi di formazione software.

Dunque lasciarsi alle spalle la Matrix nel film equivale a risvegliarsi in un triste cyber-mondo, che è il mondo materiale reale.
O forse no.
Sono presenti numerosi indizi cinematografici nella scena del programma ‘struttura’ (rappresentata da uno spazio bianco), che suggeriscono come il “deserto del reale” che Morpheus mostra a Neo potrebbe non essere la realtà ultima.

Dopotutto Morpheus – il cui nome è tratto dal dio dei sogni – mostra a Neo un mondo “reale” che nemmeno egli ha mai visto direttamente. La rappresentazione del mondo reale avviene nello schermo di un televisore con il logo “Deep Image”.

Inoltre per tutto il film i riflessi negli occhiali da sole di Morpheus, così come le immagini riprodotte da monitor televisivi inducono lo spettatore attento a coltivare la idea che possano esistere molteplici livelli di illusione.

Ad esempio quando la telecamera zooma sulle immagini dei televisori e lo spettatore “entra” in quelle immagini, le quali si trasformano da remote in presenti. Inoltre, l’intera scena si svolge allo interno di un programma denominato ‘struttura’ dopo che Neo è stato debitamente avvertito di non lasciarsi trarre in inganno dalle apparenze.

Sebbene la percezione sensoriale non sia una fonte attendibile per giudicare la realtà, Morpheus stesso ammette che: “per molto tempo io stesso non lo credetti, fino a che non vidi i campi [degli esseri umani destinati alla produzione di energia] con i miei occhi … A quel punto dovetti prendere atto della evidenza della verità.”

Anche se in ultima analisi il film non sancisca un rifiuto completo del regno materiale, esso afferma la superiorità della capacità umana di immaginazione e di realizzazione sulla limitata “intelligenza” della tecnologia. Se espressa in termini di materia / spirito, corpo / mente, hardware / software o illusione / verità, il messaggio finale di The Matrix sembra essere che ci possono essere i livelli di realtà metafisica al di là di ciò che possiamo percepire normalmente, e il film ci spinge ad aprirci alla possibilità di risveglio ad essi. 

[Nota: Questo articolo è apparso originariamente su The Journal of Religion and Film ]

Articolo in lingua inglese, pubblicato sul sito: Matrix Kennels
Link diretto all’articolo completo di note bibliografiche:
http://www.matrixkennels.com/matrix_symbolism.htm

Traduzione a cura di Anticorpi.info Post correlati: Platone: Il Mito della Caverna Post correlati: La Lotta degli Invisibili Post correlati: The Matrix – Wachowski Bros. Post correlati: Gnosticismo e Cristianesimo Rocco Bruno The Matrix – Una Parabola Moderna – Libro I Rocco Bruno – Editore


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