Magazine Cultura

Google Books è legale: cosa cambierà per lettori e scrittori dopo la sentenza

Da Ayameazuma

Doveva essere la prima vera biblioteca online, la più grande del mondo, poiché avrebbe dovuto contenere idealmente libri proveniente da tutto il modo, sia quelli in corso di edizione, che quelli ormai fuori stampa. Per metterla in piedi Google nel 2002 ha iniziato la scansione di circa trenta milioni di volumi, poi il progetto si è impantanato in una serie di cause legali intentate da editori e autori per il risarcimento dei diritti.

Secondo la Authors Guild, una delle prime società di tutela a denunciare l'abuso, Google ha copiato ogni singola parola di opere protette da copyright, non a scopi caritatevoli, ma solo per attrarre gli utenti sul proprio sito e quindi arricchirsi.

E' vero che Google non ha chiesto il permesso a nessuno per iniziare la scansione dei libri, da un lato perché il motore di ricerca restituisce solo gli estratti corrispondenti alle ricerche degli utenti, dall'altro con la speranza che l'idealismo del progetto avrebbe vinto tutto. Tuttavia, nel 2008, i rappresentanti di autori, editori e istituzioni, sono riusciti a raggiungere un accordo per cui Google avrebbe dovuto corrispondere il giusto prezzo per la riproduzione delle opere. Anche questo possibile sviluppo fu bloccato a causa del rischio di creare un monopolio sul mercato dei libri online.

Dopo altri sette anni, finalmente lo scorso 20 ottobre, la Corte federale d'appello della California ha messo la parola fine al contenzioso, stabilendo che Google Books è perfettamente legale.

Google Books è legale: cosa cambierà per lettori e scrittori dopo la sentenza
Secondo la legge sul Fair Use in vigore negli Stati Uniti, infatti, un brano protetto da copyright può essere citato se lo scopo è di "creare nuove informazioni, nuove estetiche, nuove intuizioni e comprensione, per l'arricchimento della società".

La sentenza definitiva stabilisce che questo uso trasformativo della proprietà intellettuale va esteso anche ai motori di ricerca.

Il giudice Pierre Leval ha inoltre sostenuto che se dalla nascita del diritto d'autore in Inghilterra, nel 1710, gli autori avessero mantenuto il costante controllo su tutte le copie dalle loro opere, la conoscenza sarebbe stata tutt'altro che di dominio pubblico.

Dal canto suo la Authors Guild rimane ferma sulle sue posizioni: "Permettendo a Google di prendere tutto il nostro lavoro, la Corte sta permettendo ad altri di farlo anche in modi che non possiamo prevedere oggi", si legge sul sito della società. "Come faranno gli autori a partecipare all'economia digitale se grandi multinazionali sono autorizzate a confiscare il nostro lavoro e a chiudere nuovi mercati e flussi di entrate? Si soffoca l'innovazione".

In realtà, secondo Dan Cohen, direttore esecutivo della Digital Public Library of America, la sentenza sulla legalità di Google Books, facendo maggiore chiarezza sul Fair Use, consentirà a molti altri istituti di minori dimensioni di lanciare i propri programmi di digitalizzazione.

Tra l'altro, la questione si chiude dopo più di una decade in cui l'editoria è completamente mutata. Quattordici anni fa non esistevano Kindle, iPad, o smartphone. Ora, la crescita dei libri digitali è inconfutabile, gli autori indipendenti continuano a conquistare quote di mercato grazie a rivenditori come Amazon. In questo quadro, Google Libri si è rivelato anche un valido strumento di marketing, soprattutto da quando ha iniziato ad includere tra i risultati di ricerca i collegamenti diretti alle pagine di acquisto dei libri.

"I lettori per scoprire nuovi titoli non pensano di andare sui siti web degli editori, ma si rivolgono direttamente ad Amazon", viene fatto notare su Forbes, all'indomani della sentenza. "Google Books è una solida alternativa alla piattaforma e all'algoritmo di vendita di Amazon, consente ai lettori di arrivare ai libri in modo più naturale, attraverso la ricerca organica. Il risultato di Google Libri appare come una barra laterale accanto all'elenco normale dei risultati, questa funzione dà agli editori (e ai self-published, aggiungerei) una spinta che altrimenti non avrebbero".


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog