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Guttenberg e la tesi copiata

Creato il 09 marzo 2011 da Spaceoddity

(In risposta a una mia cara amica) Guttenberg e la tesi copiata

foto:flickr

Una mia amica e collega, Eva Valvo, ha commentato il caso del politico tedesco, barone Karl Theodor zu Guttenberg, che ha rassegnato le dimissioni perché accusato di plagio, in un articolo che ho il piacere dirichiamare qui.
Mi scuso con Eva e con i miei lettori se tutto ciò che aggiungo in merito lo faccio solo in veste dialettica, e dunque all'ombra di riflessioni altrui, ma sentivo che solo così le mie opinioni si potevano ricomporre in modo appropriato e coerente.
Condivido tutto quello che Eva argomenta e, da pignolo quale sono, rincaro: se anche in Italia si arrivasse a essere sottosegretari nella sezione di quartiere della Lipu con un titolo come il dottorato, non sarebbe a causa del dottorato, ma solo una fortunosa - e talvolta studiata - coincidenza, ovvero il dottorato sarebbe un alibi per giustificare a posteriori una carica.
Di contro, c'è da dire che il dottorato, come si fa in Italia, non ha nessuna ragione reale per essere un titolo preferenziale: io sono molto più catastrofista, ma mi sta bene accogliere l'usus... dicendi di una nostra comune amica, Angela, quando ripete che la qualità del dottorato è indipendente dalla titolazione o perfino dalla sede, ma consiste molto nelle condizioni reali (collegio dei docenti, tutor, sistema pedagogico ecc.) in cui questo viene condotto.
Un sistema così arbitrario (anche senza scendere nel dettaglio delle sue colpe reali, oggettive e strutturali) non merita obiettivamente nessuna pregiudiziale preferenza. A meno che, è ovvio, non ci sia una pesante autoreferenzialità nel rilascio dei titoli, per cui si premiano coloro a cui si sono rilasciati i titoli più alti (sempre sottoposti, per altro, al veleno dei sospetti, più o meno fondati).
D'altra parte, una società deve avere degli strumenti obiettivi per valutare carriere e valore degli aspiranti scalatori alle sfere più alte della società stessa (in questo, il criterio da macelleria delle mafie è brutale, ma efficientissimo e indiscutibile per trasparenza). La contraddizione tutta italiana è quella di stabilire delle regole di riconoscimento e disattenderle ripetutamente sia per svalutazione del titolo conseguito in sé, sia per il vanificarsi rapidissimo di una coscienza sociale attorno al concetto stesso di titolo di studio.
Formare ultraspecialisti in una società di ignoranti è come fabbricare rubinetti d'oro nel deserto: gli abitanti del deserto meritano, come tutti, la migliore rubinetteria, ma è all'acqua che si dovrebbe pensare prima. Quale sarebbe la realtà autenticamente "politica" in cui un "uomo politico" dovrebbe inserirsi con il suo luccicante dottorato?
Il criterio sommativo ("io ho anche il dottorato", come un qualsiasi attestato parallelo ai diversi corsi di studio e da essi indipendente) in Italia prende il posto a un cammino culturale o anche solo sociale: ma se c'è una cosa sicura è che questi due cammini - culturale e sociale - non vanno di pari passo e non riescono a definire quella che chiamerei, banalmente, preparazione a far qualcosa.
Infine, aspetterei a complimentarmi troppo con il buon barone Karl Theodor zu Guttenberg, non avendo contezza di tutti i fatti (e meno che mai del battage pubblicitario - pubblico e privato - in loco); ma non si può non apprezzare la dignità umana, sociale e perfino culturale che un simile atto comporta. Eccessivo o no, il provvedimento ha fornito un indirizzo e un esempio precisi alla società civile. Da questo punto di vista, chapeau, miei amatissimi tedeschi!


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