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Ha da passà 'a nuttata.

Creato il 09 maggio 2013 da Enricobo2
Cari amici non sono morto, come la mia inusuale assenza vi avrà fatto pensare (non oso dire temere) e nemmeno sono malato grave, ma nel guano sino al collo sì, per non dire di peggio. E' successo quello che temevo come la peste, ma non avevo mai potuto davvero credere sarebbe successo. Un evento così tragico da affollare gli incubi più fantasiosi degli sceneggiatori di horror. L'altro giorno il mio computer è ... morto. De profundis e grande messa da requiem. Cioè non proprio morto, ma quanto meno malato grave, anzi gravissimo, in coma, probabilmente irreversibile. Mi sono alzato come sempre di buon mattino verso le nove e come ogni bravo pensionato che si rispetti, mentre cercavo di riconnettere con il mondo i miei stanchissimi neuroni (accidenti ci metto sempre più tempo a linkarmi ogni giorno che passa), ho schiacciato il tasto start dell'apparecchio a cui ormai sono visceralmente legato come fosse una sorta di polmone di acciaio che ossigena le mie sinapsi sempre più lente. Poi, mentre lasciavo come sempre che la macchina si scaldasse (anche se lei, poveretta, ci metteva sempre più tempo a farlo, simpatia compassionevole, imitazione del padrone come ogni cane fedele che si rispetti, oppure la inevitabile perdita di colpi della vecchiezza che arriva per tutti, anche per le macchine?) e strisciavo verso la cucina a piatire un marocchino schiumato che la mia gentile consorte, ormai da anni mi fornisce pietosamente, nel tentativo di farmi riavere l'uso della parola in sostituzione del grugnito neanderthaliano, forse un ritorno alle origini prenatali (credo che alla connessione cerebrale abbia ormai rinunciato), qualcosa di orribile deve essere accaduto. 
Al mio ritorno, corroborato dalla caffeina e pronto alla pressodigitazione usuale, lo schermo del monitor si presentava nero come l'anima di Dart Fenner, con un trattino bianco che lampeggiava irridente in alto a sinistra. A nulla sono valsi i miei compulsivi accedi/spegni per richiamare in vita l'amico esanime; sempre la stessa disperata richiesta di aiuto che nessuna respirazione bocca a bocca, nessun massaggio cardiaco e ho provato, oh se ho provato! sono stati in grado di resuscitare l'amico perduto e riverso in mezzo alla stanza, i fili staccati e gettati qua e là malamente come quelli di una bambola di gomma. Continuavo inutilmente a ripetergli come una campana rotta, rimani sveglio, non ti addormentare, mentre, caricatomelo sotto il braccio correvo verso il pronto soccorso, dove medici ormai abituati alle miserie della vita, me lo prendevano in carico con l'indifferenza di chi vede continuamente l'opera impietosa della morte. Alla descrizione dei sintomi, il gran maestro ha allargato le braccia dicendo: bruttissimo segno, potrebbe essere il disco, in questo caso dica pure addio a tutti i dati e lo ha messo sul bancone d'acciaio dell'obitorio vicino agli altri cadaveri. 
Un velo nero è disceso davanti ai miei occhi. Sono rimasto muto a meditare sulla caducità della vita, mentre l'uomo che sussurrava ai computer, ha buttato lì, ma certamente lei avrà fatto un regolare back up dei files... Una sorda rabbia è montata dentro di me, contro il mondo tutto, come chi sa di essere in fondo il solo colpevole e vuole comunque rivalersi contro qualcuno, gettare le sue colpe sugli altri. In questo momento faresti di tutto per avere la remissione dei tuoi peccati, saresti disposto a qualunque umiliazione, ma è troppo tardi, le colpe si pagano salate. Infatti la voce melliflua comincia a spargere sale sulle piaghe: eh certo bisogna pensarci... son cose che vanno sempre fatte... e poi butta lì... comunque non è detto, vedremo, magari  si può salvare qualcosa... dipende sempre da quanto uno è disposto a sacrificare...a pagare. Sono tornato nella mia tana devastato e sofferente. Ora vi parlo da un collegamento di fortuna, sono qui ripiegato su me stesso, aggrappato come un profugo ai miei inutili ed inutilizzati dischi esterni di backup che a suo tempo avrei dovuto usare almeno una volta alla settimana, autisticamente in attesa di uno squillo di telefono che mi legga una sentenza. Ha da passà 'a nuttata, se sopravvivo vi farò sapere.

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