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Hamlet vendetta

Creato il 20 luglio 2026 da Indian

28 Feb 2017 @ 11:59 PM

Lezioni condivise 121 – Zanzotto and friends

La ricostruzione filologica di Hamlet di Shakespeare è piuttosto complessa e si intreccia con altre storie non meno intricate. Procediamo dalla figura di Amleto secondo canoni contemporanei, dalle fonti create dall’opera dello stesso drammaturgo, fino a quelle che invece hanno preceduto la sua opera.
Andrea Zanzotto (1921-2011) si è confrontato spesso con la figura di Amleto, questi rappresenta per il poeta antifascista, una figura fondamentale della crisi esistenziale, del dubbio e della coscienza frammentata, elementi che egli ha esplorato nella sua continua riflessione sui confini del linguaggio e dell’inconscio. Amleto incarna per eccellenza il “fardello della coscienza”, la scissione dell’Io e l’incapacità di agire in un mondo corrotto. Nelle riflessioni di Zanzotto (spesso affiancate al lavoro di critici come Stefano Agosti), la figura di Amleto è un tramite per parlare del balbettio e dell’afasia, ovvero le difficoltà del linguaggio di fronte alle tragedie della storia e dell’esistenza umana. E’ l’emblema della crisi della modernità, della ragione e del linguaggio, dell’intellettuale paralizzato dai dubbi, incapace di agire di fronte a una realtà corrotta, ma che combatte una strenua “battaglia ai confini del linguaggio”. Il dramma amletico riflette la frammentazione dell’io e l’incomunicabilità, elementi cardine della poetica zanzottiana.
La traduzione (Zanzotto considera il tradurre non come esegesi accurata e rigorosa, ma sostanzialmente adattamento e riscrittura. Ovvero superamento dei limiti linguistici in una sorta di cortocircuito tra lingue diverse, teso a far emergere i significati più reconditi) agisce come una radiografia critica, srappa l’opera all’inerzia della tradizione, costringe il testo a sprigionare la sua energia originaria, guarendolo dal grigiore accademico e rendendolo di nuovo vivo e percepibile. Questo “shock” trasforma la ricezione del dramma di Shakespeare. L’Amleto non resta il “plumbeo” capolavoro intoccabile, cristallizzato in frasi celebri. Così ogni nuova traduzione mette in discussione le certezze, permettendo di riscoprire le tensioni psicologiche e linguistiche dell’originale attraverso lenti contemporanee. Anche i grandi classici non sono monumenti da ammirare a distanza, ma organismi linguistici che possono essere continuamente riaccesi.
Tornando alla ricerca, occorre mettere un punto dal quale partire, e sarà necessariamente “The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark” di Shakespeare, scritto a cavallo tra Cinquecento e Seicento.
I testimoni derivati dall’Hamlet shakespeareano sono tre, scoperti tutti tra ‘700 e ‘800 successivamente alla loro datazione: il Primo in-Quarto (Q1, 1603), il Secondo in-Quarto (Q2, 1604) e il Primo in-Folio (F1, 1623). Ogni versione contiene versi e passaggi mancanti nelle altre.
In seguito alla ricostruzione (da mero testo teatrale orale), il dramma appare per la prima volta nel 1603 in una versione conosciuta come il “cattivo quarto”, edizione che segue sostanzialmente la trama del dramma come la conosciamo, ma è molto più corta e il linguaggio spesso è molto diverso. Per esempio, mentre nella versione più nota si legge “To be or not to be, that is the question”, nel “cattivo quarto” è scritto “To be or not to be, aye there’s the point”. Queste differenze in Q1 fanno pensare che il testo sia stato pubblicato senza il consenso della Compagnia, e messo insieme stenograficamente o da attori minori che ricordavano le battute degli altri a memoria. Fu scoperto dopo Q2 e ancora si discute se sia o meno successivo ad esso.
Il “secondo in-quarto” detto “buono” (Q2) ed evidentemente autorizzato dalla compagnia, viene fatto risalire al 1604, ed è il più lungo testo di Amleto che sia stato pubblicato in quel periodo.
La terza edizione fu quella pubblicata nel primo in-folio (F1) delle opere complete di Shakespeare. Questo testo è più corto ma contiene anche scene non presenti in Q2. Le edizioni moderne sono il compromesso tra il Q2 e il testo in-folio F1. Qualcuno integra le due edizioni per ottenere un testo molto lungo. Altri ritengono che il testo in-folio rappresenti le intenzioni finali di Shakespeare e che i tagli sono stati fatti da lui. In teatro, rappresentare l’intero testo integrato Q2/in-folio ha una durata di circa 4 ore. Per questo, molte produzioni utilizzano un testo tagliato.
Alcune compagnie hanno sperimentato la rappresentazione del “cattivo quarto”, che dura solo 2 ore, dichiarando che mentre alla lettura sembra peggiore, nella recitazione è più diretto della versione ufficiale.
Per inciso, quando si parla di in-folio ci si riferisce al foglio (misure dell’epoca) piegato in due lungo il lato minore (come si faceva a scuola per i temi); l’in-quarto, invece è l’in-folio piegato ulteriormente in due, lungo il lato maggiore, e produceva 8 facce scrivibili.
Nel comporre la tragedia, Shakespeare accoglie e fa sua la tradizione di Hamlet consegnatagli dalla Historia Danice libri (1140-1210), ripubblicata nel 1514. Secondo Alessandro Serpieri (1935–2017) – importante anglista, critico letterario traduttore italiano di William Shakespeare – in questa Historia c’è il personaggio Amletus. La fonte più diretta però può essere stata una versione francese della stessa, riveduta e corretta, di François de Belleforest (1530–1583); nel terzo racconto della Va serie delle sue Histoires Tragiques (compare il presonaggio Amlotti o Amletus, Amlet, Amlit, Amlitur, Amletur) . In particolare Serpieri ritiene che Shakespeare colse in seguito la “malinconia” del protagonista e la sua finta follia, da Belleforest.
Nella ricostruzione del “punto” Hamlet si inserisce pesantemente anche il drammaturgo Thomas Lodge che cita Amleto nella sua opera Wit’s Miserie and the World’s Madnesse (1596). La datazione conferma l’esistenza di una versione precedente e oggi perduta della tragedia, dove un fantasma urlava “Amleto, vendetta!”. Questo testo viene chiamato lo Ur-Hamlet. La desinenza UR (originale) designa un’opera andata perduta della quale però esistono prove documentali.
Ad ulteriore sostegno, nel 1589, anche lo scrittore Thomas Nashe citò per la prima volta un’opera teatrale su Amleto nella prefazione al romanzo Menaphon di Robert Greene. Ove ironicamente faceva risalire quel tipo di tragedia a Seneca. Molti si spingono a individuare l’autore dell’ UR-Hamlet nel drammaturgo Thomas Kyd (famoso per La tragedia spagnola).
La tragedia di vendetta esisteva dunque già prima di Shakespeare ed era popolare, elemento cardine del teatro elisabettiano, fortemente influenzato dalle tragedie di Seneca. Shakespeare ha poi ripreso questa trama (basata sulle antiche cronache di Saxo Grammaticus e rielaborata da François de Belleforest) per trasformarla in una complessa opera di riflessione filosofica e morale, espandendo il semplice tema della vendetta originario.
Dall’urlo “My name is Amleto Vendetta”, cominciano a venir fuori le tematiche della vendetta, la spanish tragedy, gli spettri, esotismo (spagnolo), violenza, duelli, incomprensioni, fratricidi, Seneca.
In sintesi la storia di Amleto di Shakespeare si basa soprattutto sulla leggenda di Amleth, raccontata da Saxo Grammaticus nella Vita Amlethi, parte delle Gesta Danorum. La versione di Saxo, narrata nei libri 3 e 4, è molto simile all’Amleto più noto. In essa, a due fratelli, Orvendil e Fengi, è affidato il governo dello Jutland dal re dei Danesi Rørik Slyngebond. Poco dopo, Orvendil sposa la figlia di re Rørik, Geruth (Gertrude nell’Amleto); Amleto è il loro primo e unico figlio. Fengi è risentito dal matrimonio di suo fratello e inoltre vuole il comando assoluto dello Jutland, perciò uccide Orvendil. Dopo un brevissimo periodo di lutto, Fengi sposa Geruth e si dichiara unico comandante dello Jutland. Tuttavia Amleto vendica l’omicidio del padre pianificando l’uccisione dello zio e diventa il nuovo sovrano dello Jutland.
Mentre nella versione di Shakespeare, Amleto muore appena dopo lo zio, nella versione di Saxo sopravvive e comincia a governare il suo regno. Egli è un fantasma, figlio di Re, pratica soliloqui, lo angustia un problema, fa vita difficile, è in contrasto con lo zio che detiene il potere e ha sposato sua madre, fa i conti con lo scetticismo di Orazio (suo fedele amico) nei confronti del sovrannaturale, vive il tessuto di relazioni della reggia di Danimarca, con la madre, Ofelia (l’innamorata), Polonio (padre di Ofelia), Laerte (fratello di Ofelia), Claudios (zio e patrigno), i falsi amici…….
(Lingua e letteratura inglese – 21.1.1998) MP

Hamlet vendetta

Commenti (1)
Emily scrive:
2 Marzo 2017 alle 22:10
Привет
privet


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