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Harry a Pezzi: Ricomporre la Vita e l’Arte

Creato il 14 ottobre 2011 da Dietrolequinte @DlqMagazine

Harry a Pezzi: Ricomporre la Vita e l’ArteCorreva l’anno 1997: al cinema spopolava Titanic di James Cameron, la notizia dell’inaspettata morte di Lady Diana faceva il giro del mondo, in Inghilterra nasceva la prima pecora generata dalla clonazione di un individuo adulto, e il PAWA (Progetto Autunnale Woody Allen) dava i suoi consueti frutti annuali. Deconstructing Harry è un film che già nel titolo contiene il suo proposito tematico e formale: la destrutturazione. A sessantadue anni Woody Allen analizza la vita di un artista e il rapporto tra vita reale e arte – innestandoli nelle sue tematiche di sempre – e lo fa attraverso un lungometraggio bizzarro, spezzato, composto da piccoli racconti che distorcono e contaminano la trama. Allen interpreta Harry Block, uno scrittore di successo dalla vita sentimentale disastrosa che si trova ad affrontare una crisi creativa. Tre matrimoni alle spalle, innamorato, non corrisposto, di una donna molto più giovane di lui, dipendente dai farmaci, dalla psicoanalisi e dal sesso a pagamento, Harry riesce a mettere ordine nella sua vita solo “piegandola” all’interno della letteratura. Viceversa, la letteratura riesce a salvarlo nei momenti di crisi: l’esempio più eclatante è quando la ex cognata e amante tenta di ucciderlo per aver raccontato nel suo ultimo libro tutti i dettagli più torbidi della loro incestuosa relazione clandestina; solo raccontandole una storia scritta in gioventù riesce a dissuaderla dal proposito.

Harry a Pezzi: Ricomporre la Vita e l’Arte

La sceneggiatura è costruita come un climax in cui il livello della presenza dell’arte nella vita reale aumenta progressivamente, con esiti dal surreale al grottesco: dagli iniziali lapsus freudiani sui nomi delle persone e dei rispettivi personaggi dei libri, alla concreta presenza dei personaggi nell’esistenza reale dell’autore – i quali provano persino ad illuminarlo sulle mistificazioni della sua vita privata – concludendosi nel tripudio finale di tutti i personaggi creati dalla sua penna che accorrono ad applaudirlo durante l’assegnazione di un’onorificenza conferitagli dall’università che da ragazzo lo aveva cacciato. Una cosa che, naturalmente, non ha mai avuto luogo. Il risultato finale di 96 minuti di trama priva di avvenimenti eclatanti e tuttavia complicatissima? Un film esilarante, pieno di brio, in cui i due piani del reale e della finzione si mescolano come un mazzo di carte in mano ad un prestigiatore. Per non parlare della legittima domanda che salta in subito in mente: quanto c’è di Allen in Block? Giudicate voi. Woody Allen nel ’97 aveva già tre matrimoni alle spalle, e una quarta moglie – la figlia adottiva Soon Yi, di ben 35 anni più giovane – si sarebbe aggiunta lo stesso anno.

Harry a Pezzi: Ricomporre la Vita e l’Arte

Da un punto di vista “estetico”, anche la visione di questo lungometraggio appare frammentata e discontinua: il regista newyorkese utilizza un montaggio frenetico, pieno di stacchi sulla stessa inquadratura; si aggiunga uno spostamento temporale continuo attraverso i flashback e le visualizzazioni dei racconti (tra le scene sicuramente più divertenti). Allen usa la macchina da presa e il montaggio come uno scrittore userebbe la biro e la punteggiatura. Alla fine Harry riesce a vincere, grazie ai suoi personaggi, il blocco che lo attanagliava; il suo prossimo romanzo tratterà di «un personaggio che è troppo nevrotico per funzionare nella vita, ma che funziona solo nell’arte». Perfetta chiusura di scatole cinesi. L’arte si nutre di vita e la vita alimenta l’arte.


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