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Homeless

Da Alfonsigianni

Lee Jeffries è un fotografo autodidatta che sta combattendo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione dei senzatetto. Dalla fine di gennaio fino ai primi di febbraio è stato in Florida per continuare la serie iniziata a Londra quattro anni fa.

di Lee Jeffries

Era un momento intenso a Miami. Lo stato della luce del sole ha tenuto le primarie repubblicane il 31 gennaio e il giorno seguente il vincitore e capolista repubblicano Mitt Romney ha detto in un’ intervista che “non è preoccupato per i poveri” perché “abbiamo una rete di sicurezza lì”. A Miami il fotografo ha documento alcuni degli strati sociali più poveri della città, molti sono caduti nella “rete di sicurezza” descritta da Romney, si trovano senzatetto e vivono sulle strade. Come in ogni viaggio, Jeffries ha conosciuto le persone che ha fotografato passando del tempo con loro, ascoltando le loro storie. Jeffries dice che i primi giorni di ogni viaggio sono sempre provvisori.  Tende a fare dei brevi sopralluoghi nelle aree che ha studiato prima della sua visita. Questa volta Jeffries ha puntato su Miami Beach, il centro di Miami, la quinta strada e Overtown, nota per essere una delle zone più dure della città.

 

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Jeffries ha scoperto così che ogni zona di Miami ha le sue  caratteristiche. A Miami Beach, che include South Beach,  la popolazione di senzatetto tende a spostarsi dalle zone centrali durante il corso della settimana, forse per sicurezza o per chidere l’elemosina ai turisti più ricchi. Vedere i marciapiedi del centro di Miami stracolmi di senzatetto, con borse, carrelli e tutti i loro averi, ha portato la sua mente alle altre centinaia incontrate sulla Quinta strada e la San Giuliano, zona Skid Row di Los Angeles.

A Overtown, proprio sopra il centro, Jeffries ha conosciuto sia senzatetto che famiglie alloggiate in case popolari. Quello che durante il passato segregazionista della città si chiamava Paese Colorato, è ora il quartiere di riferimento della popolazione Afro-Americana. Jeffrey dice che inizialmente la comunità era un po’ restia ad accoglierlo ma le resistenze sono durate poco:  ”Ho conosciuto persone che non dimenticherò mai”.

 

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Una loro è Latoria, una 29enne che ha vissuto in Overtown per più di un anno e con la sua tristezza genuina ha particolarmente impressionato il fotografo. “dal nostro primo incontro ci siamo visti ogni giorno, fino alla mia partenza. La sua durissima dipendenza da crack e cocaina era insieme ovvia e tragica, spesso la guardavo impotente mentre la nutriva. Forse l’aspetto più commuovente per me era testimoniare la sua vulnerabilità giovanile. C’era qualcosa di lei che urlava di tragedia di una vita sprecata”.

 

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Poi c’era Terri, anche lei abitava in Overtown ed era per le strade da quando aveva 13 anni. Flowers, un proprietario d’immobili Giamaicano. Cooper, un uomo senzatetto conosciuto in un cimitero. E Calvin da Overtown, al quale hanno sparato in un occhio nel 1981 durante una guerra di bande.

“Sono tutti parte della comunità”, dice Jeffries, “ed è esattamente quello che sono posti come Overtown e il centro di Miami, comunità di persone che non dovrebbero mettere paura ma dovrebbero essere rispettate, abbracciate e aiutate quando possibile. Io ho il massimo rispetto per ogni persona che ho incontrato lì e spero di aver meritato il loro”.


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