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"Hugo Cabret" di Scorsese

Creato il 01 febbraio 2012 da Luca Ottocento

Fresco di 11 nomination agli Oscar e dopo essersi aggiudicato, poco più di una settimana prima, il Golden Globe per la miglior regia, arriva finalmente nei cinema italiani Hugo Cabret di Martin Scorsese. Uscito negli Stati Uniti lo scorso 23 novembre, il film è finora risultato un grosso insuccesso commerciale (è costato la bellezza di 170 milioni di dollari e ne ha incassati 89 nei botteghini di tutto il mondo) pur essendo stato unanimemente apprezzato dalla comunità critica internazionale.Tratta dal pluripremiato racconto illustrato di Brian Selznick La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, la pellicola narra la storia del dodicenne Hugo (Asa Butterfield, il giovane attore de Il bambino con il pigiama a righe), un orfano che nella Parigi degli anni trenta del Novecento, mentre tenta con perseveranza di riparare un automa meccanico lasciatogli dal padre defunto (Jude Law), vive segretamente all’interno di una grande stazione ferroviaria occupandosi della manutenzione dei diversi orologi presenti nella struttura. Qui incontra Isabelle (Chloë Grace Moretz, nota per l’eccezionale interpretazione in Blood Story), la figlia adottiva di un misterioso giocattolaio intento a lasciarsi alle spalle le intense delusioni riservategli dal passato (Ben Kingsley). Con l’evolversi della storia, i due ragazzi scopriranno un insospettabile legame tra il padre di Hugo e la straordinaria vita di qualche decennio prima del proprietario del negozio di giocattoli.


Hugo Cabret scorre con estremo piacere di chi guarda per le sue due ore circa di durata, riuscendo mirabilmente a tratteggiare una Parigi affascinante e magica e, al contempo, dimostrandosi capace di dosare con ammirevole equilibrio i toni drammatici e quelli fiabeschi, avventurosi e comici (ottimo il lavoro di adattamento dello sceneggiatore John Logan, già collaboratore di Scorsese in The Aviator).Il primo film in 3D del grande regista newyorchese, ormai quasi settantenne, è insieme un’appassionante avventura per ragazzi e una commovente dichiarazione d’amore al cinema e alla sua straordinaria capacità di dare forma, attraverso il proprio linguaggio in fondo avvicinabile a quello dei sogni, ad esperienze indelebili che segnano e scandiscono profondamente le vite degli esseri umani.L’operazione portata avanti da Scorsese è da questo punto di vista assai suggestiva e nobile, in quanto è facile leggere tra le righe l’intento di infondere nel giovane pubblico contemporaneo una genuina passione per la settima arte. Hugo Cabret è infatti forse il primo film per ragazzi della storia del cinema ad essere anche un grande esplicito omaggio all’arte cinematografica. 
L’opera di Scorsese, però, si rivolge indubbiamente anche ai cinefili, oltre che ai ragazzi che si auspicherebbe lo divenissero in futuro: numerose ad esempio sono le citazioni relative al cinema del periodo muto, persino con veri e propri inserti di sequenze di film di Méliès, dei fratelli Lumière o che vedono protagonista l’attore Harold Lloyd. Va da sé l’istituzione di un inevitabile, suggestivo parallelismo tra la purezza del candido universo dei ragazzi e l’inguaribile sguardo sognante sul mondo proprio degli amanti del cinema e, in generale, dello spettatore cinematografico. Da questo punto di vista, è assolutamente paradigmatico il toccante momento in cui Hugo e Isabelle si intrufolano di nascosto al cinema ritrovandosi a vedere la storica scena di Preferisco l’ascensore (Safety Last!, 1923) in cui Lloyd per non cadere dal grattacielo si aggrappa alla lancetta del grande orologio posto alla sommità dell’edificio (sequenza questa, tra l’altro, esplicitamente citata più avanti nel film).
L’utilizzo del 3D è molto convincente e si sposa perfettamente con lo stile avvolgente e i movimenti fluidi della macchina da presa di Scorsese. Alcuni piani sequenza e scene d’azione sono davvero spettacolari: si pensi anche solo alla lunga macro-sequenza che anticipa il titolo del film, oppure ai numerosi inseguimenti che vedono protagonisti Hugo e il bizzarro ma temibile ufficiale di polizia della stazione ferroviaria (interpretato da un Sacha Baron Cohen particolarmente a proprio agio in un ruolo per lui a dir poco inedito). Ottime le prove dei due giovani protagonisti, mentre è sorprendente la somiglianza fisica di Ben Kingsley con il personaggio che porta sullo schermo, la cui identità segreta ci guardiamo bene dallo svelarvi. Da non perdere.
Articolo pubblicato su Taxi Drivers


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