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I comunisti sopravviveranno alle elezioni sarde?

Creato il 21 febbraio 2014 da Zeroconsensus

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E dunque la coalizione di centro-sinistra guidata dal professor Pigliaru ha vinto le elezioni regionali sarde. Senza dubbio un buon risultato considerato che non era per nulla scontato. La coalizione ha avuto due grandi avversari: se stessa e la crisi economica.

Se stessa perché la candidatura del Professor Pigliaru non è emersa dal naturale dibattito interno ai partiti ma da un drammatico scontro, tutto interno al Partito Democratico, che ha visto soccombente la parlamentare europea Barracciu vincitrice delle primarie per la candidatura alla Presidenza. L’altro grande avversario è stata la crisi economica che poteva spingere verso l’astensionismo parte dell’elettorato tendenzialmente di centro-sinistra.

Nonostante questi problemi è andata bene. Il centro-sinistra ha vinto e Cappellacci è stato mandato a casa. Questo è ciò che appare a prima vista, ma a voler andare un po’ più in profondità i motivi di preoccupazione non mancano.

Innanzitutto si è votato con una legge elettorale scellerata che io non esito a definire “orbacellum” (l’orbace è la tipica stoffa usata dei pastori sardi, ma ahimè anche la stoffa delle divise usate dalle “camice nere” fasciste). Come potrebbe altrimenti essere definita una legge, che da un lato non da manco il diritto di tribuna ad una coalizione (quella di Michela Murgia) che ha ottenuto circa il 10% dei consensi a causa di una soglia di sbarramento che non ha eguali al mondo e pari al 10%? Dall’altro lato siamo di fronte ad una legge elettorale che ripartisce i seggi - dal punto di vista territoriale – in maniera scellerata ledendo in maniera pesantissima il principio di eguaglianza del voto: ci vuole poco a capire che il voto nella circoscrizione di Sassari “pesava” almeno il doppio rispetto al voto nella circoscrizione Olbia-Tempio. Una vera follia, e non ci vuole chissà quale grande giurista per capire che sia in merito alla soglia di sbarramento al 10% e sia sulla ripartizione circoscrizionale dei seggi grandineranno ricorsi al TAR di Cagliari. Ricorsi che – almeno il buon senso così lascia intendere – hanno buone probabilità di essere accolti (magari attraverso l’interpello di quello Corte Costituzionale che ha arrostito il “porcellum” elettorale romano).

Dall’altro lato non si può non tener conto del fenomeno veramente allarmante dell’astensionismo. Sostanzialmente il 50% dell’elettorato era talmente disilluso e scoraggiato da aver disertato le urne. E’ facile intuire che questo fenomeno è ascrivibile come forma infantile di protesta. Ma sempre di protesta si tratta, sebbene infantile. E come tale va tenuta in considerazione.

Quello che si può dire è che se si fa il combinato disposto di questi motivi di preoccupazione (legge elettorale e forte astensionismo) ciò che ne viene fuori è che la classe dirigente uscita vincitrice delle elezioni sia percepita – non senza ragione – come classe dominante. Così diceva Antonio Gramsci: la classe dirigente priva di consenso è classe dominante. E senza l’ombra del minimo dubbio – se consideriamo l’astensione al 50% e la quota di sbarramento al 10% che ha ghigliottinato la coalizione di Michela Murgia e quella di Pili che ha preso anche essa un ragguardevole 5% dei suffragi – siamo di fronte ad una classe dirigente vincitrice della tornata elettorale che può essere definita come una “minoranza organizzata” e anche numericamente non troppo significativa.  Vista poi dal punto di vista di cittadino gallurese si potrebbe addirittura dire che le elezioni hanno rappresentato la presa del potere dei palazzi cagliaritani da parte del centro-sinistra sassarese!

In questa situazione piuttosto ingarbugliata una parola in più merita la lista unitaria comunista (zeroconsensus per rispetto ai suoi pochi lettori non ha mai nascosto dove batteva il suo cuore). Apparentemente le cose sembrerebbe che siano andate molto bene visto che sono stati eletti ben due consiglieri regionali. Ma un marxista nella sua analisi deve confrontarsi con la dura realtà dei numeri. E dunque le cose cambiano. Alle precedenti elezioni del 2009 il solo PdCI prese il 2,02% dei suffragi (13.299 voti), Rifondazione Comunista prese il 3,13% (20.638 voti). In questa tornata la lista unitaria ha raccolto il 2,03% dei consensi (13.892 voti). E’ evidente come dal punto di vista del consenso reale si sia di fronte ad una vera débâcle in parte – certo – causata dall’astensionismo ma in parte causata, non vi è dubbio, dallo spostamento di voti verso altri soggetti/coalizioni.  Non pare azzardato dire – tra l’altro – che a coalizione perdente o con una legge elettorale un poco più democratica probabilmente non sarebbe stato eletto neanche un comunista.

Come si può uscire da questa crisi di rappresentanza nella Sardegna reale (solo mascherata dalla iper rappresentatività dovuta ad una legge ingiusta)? A mio umile parere l’unico modo per uscire vincenti da questa sfida è quella di dare voce a chi la voce è stata tolta. Dunque dare voce da un lato a quei territori scippati della rappresentanza e dall’altro lato dando voce a chi a causa di uno sbarramento ignobile è stata tolta la voce. Ovviamente non mi riferisco alla coalizione di Mauro Pili con la quale abbiamo poco e nulla con cui spartire, ma molto con cui spartire abbiamo con la coalizione “Sardegna Possibile” di Michela Murgia. Penso alla comunanza di vedute sui beni comuni e sull’acqua pubblica, ma anche alla comune sensibilità sui temi relativi ai beni culturali e alla tutela del paesaggio. Mi viene da pensare – per esempio – ad una possibile battaglia comune di bandiera, altamente simbolica, sul folle ”spacchettamento” dei Giganti di Monti Prama decisa dalla Giunta Cappellacci. Una decisone folle, giusto per rendere l’idea è come se in Calabria avessero deciso di dividere i Bronzi di Riace (immaginatevi di vederli uno a Reggio Calabria e uno a Cosenza!).

Solo una azione politica incentrata sulla difesa dei valori e degli ideali (certo, con la responsabilità discendente dal fatto di essere forza di maggioranza) può risolvere la crisi di rappresentanza dei comunisti (rappresentanza nella Sardegna reale!). Al contrario penso che i comunisti saranno spazzati via alla prima occasione se la loro azione politica sarà incentrata sulle pratiche partitocratiche legate alla spartizione di poltrone negli assessorati e nelle pletora di enti regionali di sottogoverno. In questo caso quello che si prospetta ce lo saremmo meritati.


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