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Creato il 21 aprile 2013 da Ifilms

 

national security
NATIONAL SECURITY di Chung Ji-young (2012)

 Scritto da Valeria Morini

Alla terza giornata del Far East Film Festival è sbarcato uno dei film più attesi di questa 15^ edizione. Il pubblico di Udine conosce Chung Ji-young per il discreto dramma giudiziario Unbowed, visto al FEFF lo scorso anno. Con National Security, il regista sudcoreano migliora decisamente e sceglie di filmare un episodio realmente accaduto in uno dei periodi più bui della storia del suo Paese: i 22 giorni di prigionia e torture dell'attivista democratico Kim Geun-tae nel 1985, all'epoca della repressiva dittatura militare di Chun Doo-hwan. Terribile esperienza che oltre che a Kim (poi divenuto ministro, scomparso nel 2011) toccò, negli stessi anni, a moltissime altre persone; il film è un omaggio a loro e a tutte le vittime di torture nel mondo. Ed è un vero pugno nello stomaco. Crudo, magistrale, socialmente necessario, è anche coraggioso a livello narrativo: è infatti quasi interamente ambientato tra le mura di una cella e si concentra esclusivamente sul rapporto tra il protagonista e i suoi carcerieri, mostrando ogni singolo momento delle brutalità inflitte alla vittima. Pur senza toccare le vette artistiche di un film per certi versi accostabile come Hunger, National Security è un ottimo esempio di dramma civile, in grado di offrire anche lezioni di buon cinema. Semplicemente straordinario l'attore che interpreta Kim Geun-tae, Park Won-sang.

 

 Voto: 3/4

 

ISTANBUL HERE I COME di Bernard Chauly (2012)

Scritto da Valeria Morini

Arriva dalla Malesia questa giovanilistica commedia sentimentale: Dian si trasferisce da Kuala Lumpur a Istanbul, dove vive e studia il suo ragazzo Azad, con il proposito di convincerlo a sposarla. Ma i piani della ragazza vengono rovinati quando, in cerca di un appartamento, si ritrova a condividere casa con... un altro ragazzo (anche lui, immancabilmente, malese). La convivenza forzata, tenuta inizialmente nascosta al fidanzato, sarà fonte di equivoci e gag, con immancabile triangolo amoroso e happy ending romantico. Uno dei fil rouge di questa 15^ edizione del FEFF sembra essere la scelta dei registi asiatici di girare in location lontane dalla terra d'origine. Qui è la splendida città turca a fare da sfondo a una commediola divertente e senza troppe pretese: non mancano gli stereotipi sull'incontro tra culture diverse, ma complessivamente il film è piuttosto piacevole. Il giovane pubblico malese amante delle love story ha certamente apprezzato: noi possiamo sempre rifarci gli occhi ammirando la bellezza dei tramonti sul Bosforo.

Voto: 2/4

 

G'MOR EVIAN! di Yamamoto Toru (2012)

 Scritto da Matteo Soi

 E se la più matura in famiglia fosse la teenager? Da questo punto di partenza si sviluppa la simpatica commedia di Yamamoto Toru, dove la quindicenne Hatsuki si trova ad affrontare i momenti più difficili della sua età (incluse le decisioni riguardanti il suo futuro) mentre il resto della sua famiglia, una madre molto presa dal lavoro ed un patrigno ex punk rocker, affronta la quotidianità con disinvolta leggerezza. Quello di Yamamoto sembra il più classico dei “coming of age” movie dove le più classiche dinamiche vengono ribaltate mettendo anche gli adulti difronte all' accettazione di scelte mature e responsabili da tempo rimandate. Naturalmente poi tutti i ruoli si ristabiliscono e si ritorna su territori convenzionali ma la freschezza della narrazione ed un umorismo leggero e mai invadente rimangono dei validi motivi di pregio per una commedia che avrebbe meritato magari un finale meno spiegato e lacrimevole ma di cui si apprezza l' indomita anima punk.

 

Voto: 2,5/4

 

WILL YOU STILL LOVE ME TOMORROW? di Arvin Chen (2013)

Scritto da Valeria Morini

In mezzo a tante commedie romantiche impregnate di sentimentalismo melenso, è decisamente piacevole la visione di questo film arrivato direttamente dall'ultima Berlinale, racconto corale incentrato sulle disavventure sentimentali di un gruppo di personaggi nella Taiwan contemporanea. Una coppia deve fare i conti con l'omosessualità troppo a lungo tenuta nascosta di lui, una ragazza in procinto di sposarsi si fa cogliere da dubbi e paure a un passo dall'altare e getta il futuro sposo nello sconforto totale. Sono tutti smarriti e disorientati i protagonisti di Will You Still Love Me Tomorrow?, alla ricerca di amore e felicità, o almeno di un accettabile compromesso. Chen confeziona un film dal tocco leggero e malinconico, affronta temi scomodi con grazia e guarnisce il tutto di un pizzico di surrealtà. E la sequenza del karaoke che rispolvera il classico intramontabile delle Shirelles è gustosissima. Ironico e delicato.

 

Voto: 2,5/4

 

ALL ABOUT MY WIFE di Min Kyu-dong (2012)

Scritto da Matteo Soi

Doo-hyun si è sposato perchè realmente innamorato. Ma adesso l' amore della sua vita è diventato ossessivo, possessivo ed invadente al limite del maniacale, tanto da rendere la sua vita un vero inferno. Dopo aver tentato e fallito un allontanamento per motivi di lavoro, la disperazione di Doo-hyun lo porta ad assoldare un Casanova affinchè seduca sua moglie e sia lei, alla fine, a prendere la decisione che lui non ha il coraggio di prendere. All About My Wife esplora, con fare divertito e tagliente, le complesse dinamiche di coppia, l' amore che diventa consuetudine, la comprensione che diventa reciproca sopportazione ed infine intolleranza. Un' evoluzione dei sentimenti veicolata dall' egoismo e dall' incapacità di capire il proprio compagno o compagna. Il film di Min Kyu- dong lavora sui personaggi invertendone i ruoli in maniera convincente ma risulta comunque essere fin troppo sbilanciato: ad un inizio intriso di una verve comica irresistibile, la pellicola perde lentamente il suo smalto fino a ridursi ad una scontata commedia sentimentale. E' forse per questo motivo che, il volersi rifare furbescamente sui titoli di coda, fa storcere ancora di più il naso per quella che sembra un' occasione mancata.

Voto: 2/4

THE LAST SUPPER di Lu Chuan (2012)

Scritto da Valeria Morini

Come poteva mancare, nella più importante panoramica europea sul cinema popolare dell'Estremo Oriente, il kolossal in costume? The Last Supper è una maestosa produzione cinese che ci porta indietro nel tempo, a cavallo tra il II e il III secolo avanti Cristo, per raccontarci di Liu, fondatore della dinastia Han. Un uomo del popolo divenuto imperatore, assetato da un'ambizione infinita, che fino alla morte deve affrontare vendette e complicati giochi di potere. Contro di lui i due acerrimi nemici Yu e Xin, un tempo fedeli compagni d'armi; al suo fianco, un'imperatrice consorte che sembra Lady Macbeth, interpretata dall'attrice Qin Lan (presente in sala insieme al regista Lu Chuan, suo compagno di vita). La sontuosità dei costumi e la bellezza estetica delle inquadrature devono fare i conti con una narrazione frammentatissima e confusa, che si traduce in due ore di noia e sbadigli: i dialoghi prevalgono sull'azione e le trame di palazzo sostituiscono battaglie e duelli, praticamente assenti. Come al solito, i virtuosismi visivi non mancano (e sono pure troppi), ma è nei contenuti che The Last Supper mostra tutti i suoi difetti. Consigliato ai fanatici di storia dell'impero cinese.

 

Voto: 2/4

 

MARUYAMA, THE MIDDLE SCHOOLER di Kudo Kankuro (2013)

Scritto da Valeria Morini

Non può mancare, al FEFF, la commedia demenziale teen made in Japan: se nel 2012 l'onore era toccato al divertentissimo Afro Tanaka, quest'anno è il turno dello scatenato e cattivello Maruyama, The Middle Schooler. Ancora una volta troviamo un protagonista giovanissimo alle prese con gli ormoni, ma il protagonista del film di Kankuro ha appena 14 anni, è (come dice il titolo) uno studente delle medie e tutta la sua vita è consacrata a un curioso obiettivo: riuscire a praticarsi un'autofellatio. Intorno a lui, si muove il microcosmo colorito e folle del condominio popolare in cui abita: papà ordinario ma simpatico, madre svampita che flirta con l'idraulico ex star di assurde soap opera, compagna di classe dagli occhi dolci, sorellina petulante, anziano con l'Alzheimer che si riscopre chitarrista rock, vicine pettegole e invadenti. E il misterioso e strambo signor Shimoni: chi è veramente? La fantasia scatenata di Maruyama trasfigura la realtà e partorisce folli scene surreali che attingono al cinema di genere, alla cultura pop, a tv e videogames. Effetti visivi e sonori a gogo, comicità estrema e citazionismo smodato sono gli ingredienti di questo racconto di formazione delirante e non privo di crudeltà. Geniale a tratti, ma Afro Tanaka era un'altra cosa.

 

Voto: 2/4


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