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I giardini (dello) Zen

Creato il 11 agosto 2015 da Abattoir

Ho nato allo zen il 19 maggio 1998.
Una volta ho letto su una rivista dal barbiere Toni che i giardini zen sono di moda in mezzo alla gente altolocata. Io mi sono messo a ridere e ci ho detto a toni: “Oh To’… Perciò l’hai capito che ai ricconi ci piacciono i giardini ru zen? U sapieva io ca ci piaceva a munnizza a sti cosi iccari” e si sono messi a ridere tutti, perché io alle persone le faccio ridere sempre modestamente, solo a mio padre non ci riesco, forse si stona troppo con il vino ma io una risata non ce l’ho vista fare mai. Sempre incazzato l’ho visto. Una volta per non darci legnate a mia madre ha spaccato la televisione che ce l’aveva capitata mio cugino Salvo. Pezza pezza l’ha fatta e mia madre ci disse “Megghiu a televisione che a me testa”.

Ora mi trovo a fare il piantone mentre Mirko e Gaetano stanno facendo una rapina al Conad. Io ci ho provato a non essere un delinquente, perché mi caco sotto dalla paura che mi prendono gli sbirri e al Malaspina non ci voglio andare.
I miei fratelli maggiori facevano entra ed esci e mia madre i pianti se li beveva e mi diceva “Alessio, a mamma, non le fare queste cose brutte, se no si portano pure a te!”. “Mamma, te lo prometto”, rispondevo. E mentre glielo dicevo volevo fare il cornadura ma avevo tutti gli occhi bagnati e mi scolava il naso. Ci dissi: “Mà! A mia non mi possono prendere. Te lo ricordi quando era nico come correvo quando m’inseguivi con la cucchiara? Miii! Neanche una volta mi hai preso!”. E lei si è messa a ridere e io ero contento pure che l’avevo fatta ridere. Però lo so che lei pensava che sarei finito male…

Ho resistito per tanto tempo, mi sono addirittura iscritto alle serali per prendere la terza media, ma io di scuola non ne volevo e non ne voglio. Che ne sanno loro, i professori, di che cosa significa abitare allo Zen? A me mi piacerebbe vivere a viale Trasburgo dove ci sono i negozi belli, le case belle e ti talìano tutti schifiati. Certo, a loro i malacainni non ci piacciono e a noi i ricchi non ci piacciono pure, per questo ci sento prio quando rapinano la gente ricca.
Io però avevo promesso a mia madre che mi mettevo la testa a posto. E l’ho fatto, mi sono pure messo con una ragazza anche se io con le ragazze sono sempre stato timido.
Lei si chiamava Giovannella; miii che era graziosa Giovannella! Quando abbiamo fatto all’amore dentro una macchina rubata da mio cugino (quello che ci capitava tutte cose) fu bello, però lei non era vergine e mi venne la gelosia. Accominciai a scassarle la minchia per tutte cose, volevo sapere chi era questo, ma non me lo voleva dire. Addiventai un cane con lei, la maltrattavo sempre e quando andavo a lavoro (portavo le pizze) la chiamavo ogni cinque minuti.

Io volevo resistere, ma quando lei finalmente mi disse chi era, io la prima cosa che ho fatto fu chiamare a mio cugino per dirgli di portarmi con lui. Non lo so perché, avevo troppa raggia dentro perché mi ero convinto che a lei il bravo ragazzo non ci piaceva, allora ho deciso che sarei addiventato un malacainne.
La prima rapina fu troppo bella, anche se, scusando l’espressione, mi venne il cacarone. Poi Salvo e Mirko salirono in macchina e fini lì… E dissi: “Miii! Tutto sto scanto pi stari assittatu”. “Sé, picchi susutu capaci ca ti cacavi ncapu!”, ci fa Salvo. Minchia cianchi!
Poi ci fu la seconda. La terza per poco non ci hanno preso, ma gliela abbiamo messa nel culo!!!

…Io ci ho provato a resistere ma la natura chiama, come quando devi pisciare che non te la fidi più e la fai dove ti capita.
Se nasci allo Zen lustro non ne vedi.
E ora che sono qui fuori, tutto sudato per lo scanto, che saltello da un piede all’altro pronto a scappare, ripenso a Giovannella e all’ultima volta che l’ho vista. Chi sa, se ero un ragazzo normale ci potevamo sposare sistemati, invece sono nato allo Zen e faccio rapine.

Io ci ho provato a resistere, me lo ripeto mentre da dietro mi ammanettano e io grido: “Cuinnuti, nni pigghiaru!”. Vedo Mirko che scappa. Lo inseguono, forse lo prendono. Ha le gambe corte.

È finita, penso.
Ho freddo, penso…


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