
Ho partecipato con un mio racconto ad un contest organizzato dalla Farnesi Editore.Il titolo del concorso era: I giocattoli raccontano una storia. Ho scritto un racconto particolare... ci ho pensato un bel po' prima di accettare la sfida. Un lampo è esploso nella mia testa, un'immagine precisa... come mi capita quasi sempre. Ho seguito quell'immagine ed è nato un racconto piccolo e prezioso. La casa editrice ha chiesto agli autori selezionati per la raccolta che uscirà il prossimo ottobre, una loro foto da bambini... possibilmente con in mano il giocattolo inserito nel racconto. Io, nonostante una bella ricerca nelle scatole di latta di mia madre, non ho trovato neanche una foto dove mi si vedesse con un giocattolo della mia infanzia. Molte foto in posa nello studio del fotografo, come si usava un tempo... ma nessun giocattolo. Inoltre, il mio racconto, parla di un gioco così particolare, da rendere vana la ricerca. Guardando le foto di questo post, con tanti bambini di diverse nazionalità in posa con i loro giocattoli preferiti, ho pensato a quanto i giocattoli, per un bambino, rappresentino molto di più di un oggetto inanimato. C'è chi ha la camera piena di giochi preziosi e chi, nella sua capanna, stringe solo una rana di pezza, una bambola storta o una paletta colorata per improbabili castelli di terra. La fantasia non ha limiti...Vi ricordate un gioco della vostra infanzia che avete amato in modo particolare?Io sì, si chiamava Andrea... ed era un Cicciobello a cui staccai la testa a furia di stringerlo forte per addormentarmi nel mio lettino. Avevo solo 3 anni e già amavo con tutto me stesso.









