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I miciopardi

Creato il 11 febbraio 2012 da Albertocapece

I miciopardiMonti vuol cambiare le abitudini degli italiani, non si sa bene quali, ma il verbo cambiare anche pronunciato da solo è garanzia di successo ed è anche un elemento necessario al gattopardismo che sia rampante e osceno che sobrio e cinico. Chissà, forse si vuole cambiare la dieta, il vizio di scaldarsi d’inverno oppure di andare in pensione o di avere un minimo di sicurezza. Purtroppo questa ridicola albagia professorale che fa tanto provincia dell’impero, dilaga, confermando la radicata e pervicace abitudine italiana  di fare coro al potere, di sfoderare un perverso istinto imitativo o di abbandonarsi all’ipocrisia vigente.

Così anche Severgnini predica che bisogna cambiare abitudini, mentre i coreuti dei media, degni davvero del tragos oidé che creano, sono tutti intenti a ripetere il canovaccio, le frasi fatte, le tesi senza consistenza che costituiscono i grani di un rosario ultra ventennale. Sono gli italiani che devono cambiare, mica loro per carità che invece in molti casi rappresentano i vizi più radicati, quelli che davvero fanno male al Paese. Ma l’importante è comunque far finta di cambiare qualcosa per il bene altrui: persino la Minetti si è convertita e viaggia verso Lourdes con il rosario in mano, insomma si eleva invece di far elevare. Per non dire della Carfagna e della Gelmini che vogliono creare dei think tank, una forma di pensionamento anticipato vista la rapida usura delle vertebre cervicali.  Si, la politica può anche essere una faticaccia.

E’ tutto così penoso e ridicolo, le formule sacramentali dietro cui lampeggiano interessi avidi e ben definiti, la canea che fino a qualche tempo fa era contro il pensiero unico e che oggi, forte della necessità, respinge ogni pensiero diverso, quella prosopopea dottorale con la quale viene elargita una presunta verità e lo sforzo veramente encomiabile per aggiustare la realtà: come quegli spread che diventano vitali se diminuiscono, ma non contano nulla se si alzano. E quella folle idea che realizzare – prendo una frase esatta ascoltata in tv ieri mattina – “quei cambiamenti che da più di vent’anni si aspettano”, sia una cosa buona. Ma dico, a uno non gli viene in mente che forse due decenni fa i termini dei problemi erano completamente diversi e che proprio ostinarsi in quella inattualità che tanto piace a una classe dirigente in decomposizione, è il vero guaio. Ma dico, non ci si accorge che c’è una pneumatica mancanza di idee?

Certo che in questa desolazione il principe di Salina giganteggia: questi sono dei miciopardi  abituati al kitekat, domestiche bestiole aduse alle aule o alle redazioni o comunque a posti con il sedere al caldo. Pontificano, straparlano, rifiutano di informarsi, usano l’infingimento anche verso se stessi e sono disposti a tutti i sacrifici purché siano gli altri a farli: sono uno spettacolo che davvero meriterebbe un viaggio a Lourdes, oppure posti di responsabilità nei think tank delle ex ragazze del regime. Almeno si divertirebbero e non alle spalle di qualcuno. Soprattutto farebbero spazio a qualcosa di nuovo e che non abbia quel terribile sapore di stantio.

 


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