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I migliori libri del 2012

Creato il 09 gennaio 2013 da Federicobona @Federico_Bona

Eccoli, sono tornati. Dopo la trionfale e cliccatissima edizione del 2011, vi presento a grande richiesta i Premi Melquíades del 2012. Le regole sono semplicissime: valgono tutti i libri che ho letto nel corso del 2012 (non necessariamente quelli usciti durante l’anno) e le categorie assomigliano più agli Oscar che alle tradizionali classifiche per categoria dei giornali che mi fanno concorrenza (tipo New York Times, Guardian e New Yorker). Naturalmente, sono stra-benvenuti anche i vostri, di Melquíades: se ne avete voglia, segnalatemeli. Parto dal miglior libro, ambitissima statuetta che finisce nelle mani ideali di Juan Carlos Onetti per Gli addii, straordinario esempio di che cosa si può ottenere lavorando sui punti di vista, pubblicato dalla neonata e mai abbastanza lodata Sur. Batte dopo lungo dibattito interiore Gli innamoramenti di Marías, arrivato a insidiarlo proprio a fine anno, e almeno un paio di titoli che ho riaffrontato dopo un po’ di tempo, che forse non è giusto che ne insidino il primato. Però – così, tanto per chiarirci – assegno un miglior rilettura a W o il ricordo d’infanzia di Georges Perec. Miglior personaggio protagonista maschile è l’inquietante Carlos Wieder, aviatore-poeta che ti entra sottopelle frequentando Stella distante di Bolaño, che io ho nella versione Sellerio, ma che Adelphi ha ripubblicato proprio in questi giorni. Il premio per il personaggio maschile non protagonista va invece a un piccolo e gustoso esordio italiano, La Faglia di Massimo Miro. Lo dò a Jumbo, ma va idealmente condiviso con Sgummo, Novi e Ligu, insomma con tutto il gruppo sbandato di amici che anima il romanzo. Sul miglior personaggio femminile protagonista ho qualche dubbio in più: non ne ricordo di fortissimi e alla fine, tra l’Orsetta di Gli autonauti della cosmostrada, proiezione fantastica di un personaggio reale, e la María Dolz che tiene lucidamente le fila – ma subisce gli eventi – di Gli innamoramenti, propendo per quest’ultima. Per la non protagonista, mi butto sulla folle Susana San Juan, cui bastano poche pagine per scolpirsi nella memoria dei lettori di Pedro Páramo, oltre che in quella dell’omonimo protagonista. Miglior intreccio va a un’altra rilettura: L’invenzione di Morel di Adolfo Bioy Casares. Borges, a proposito della trama, dice «Non mi sembra un’imprecisione o un’iperbole qualificarla di perfetta», e chi sono io per mettermi contro Borges? La miglior ambientazione se la prendono le Malvinas allucinate e traforate dai tunnel dei disertori di Scene da una battaglia sotterranea di Rodolfo Fogwill, un capolavoro che si piazza bene in parecchi altri Melquíades. Poi, l’unica categoria dove gli avversari sono stati spazzati via come fogli di carta in mezzo a un uragano dallo straripante Gli autonauti della cosmostrada di Julio Cortázar: miglior fiction non originale, ovvero tratta da episodi – chiamiamoli così – reali. Il premio per il “corto”, in un anno in cui ne ho frequentati tanti, va ancora al padre del realismo magico – che io ho scoperto assai tardivamente – Pedro Páramo, con una menzione d’onore per L’incontro di Michela Murgia. Tra i libri i lingua italiana – solo apparentemente una “riserva indiana” – confesso una infinita ammirazione per il romanzo in versi – erede ideale della tradizione che sembrava essersi spenta con Pagliarani – Perciò veniamo bene nelle fotografie, di Francesco Targhetta. Un grazie a Isbn per averci creduto: sembra facile – visto il livello – ma non lo è. Quest’anno non attribuisco il Melquíades per il miglior libro di non-fiction perché sono parte in causa e – pur con la modestia che mi contraddistingue – non riuscirei a non darlo al mio Steve Jobs. La vita, le opere, le contraddizioni. Anche se, forse, contro Cristo con il fucile in spalla di Ryszard Kapuściński avrei perso. Miglior libro di varia è Diversamente cotto, dove Tommaso Fara passa in rassegna con curiosità e doti da rabdomante le tecniche di cottura di tutto il mondo, dalla cataplana portoghese al maialino interrato, dal coccio al barbecue solare. Premio per il fumetto – o graphic novel, come si dice oggi – all’esilarante Un polpo alla gola di Zerocalcare: non è un genere che frequento quanto vorrei – e il fatto che il vincitore sia il libro più venduto dell’anno un po’ lo testimonia – ma non potevo non esprimermi. Per la miglior copertina, mi oriento ancora su Sur, che ha creato una grafica originale usando colori chiassosi e composizioni sobrissime, e tra tutte scelgo di nuovo Gli addii, che però non riesce a prendersi anche l’ultimo Melquíades, quello che va al miglior autore e che consegno idealmente a Javier Marías per Gli innamoramenti, tanto per sottolineare quanto sono felice che sia tornato ad altissimi livelli. Cioè – dico – si mette in tasca gente come Juan Carlos Onetti, Julio Cortázar, Juan Rulfo, Rodolfo Fogwill e Roberto Bolaño… Per quel che vale il mio giudizio, dovrebbe esserne fiero. E voi? Mi dite i vostri premi? Me li dite, per favore?

Rivedi I migliori libri del 2011.


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