I misteri delle piramidi egizie

Creato il 26 dicembre 2013 da Dariosumer
Le piramidi egiziane
Sulle piramidi egiziane e la sfinge sono stati scritti montagne di libri, qui voglio ricordare solo alcune delle curiosità matematiche, astronomiche e/o geografiche che riguardano la loro costruzione e quella di altri manufatti o monumenti presenti in zona.
Tutt’e tre le piramidi sono allineate perfettamente con i punti cardinali, e non si sta parlando delle direzioni della bussola che si orientano in base al Polo Nord magnetico, ma dei poli geografici del pianeta: Nord e Sud.
La Grande Piramide, o Piramide di Cheope, è collocata ad un terzo della distanza tra l'Equatore ed il Polo nord, in una posizione che la colloca, come si evince dalla figura, al centro del mondo emerso.

Giustamente indicata come una delle sette meraviglie del mondo antico, era interamente rivestita in origine con 115.000 lastre di 10 tonnellate l’una, tutte coperte di geroglifici.
Venne deturpata nel suo aspetto (cosi’ come le altre) sino a diventare cio’ che possiamo vedere oggi a causa del violentissimo terremoto che distrusse nel 1.301d.C. Il Cairo; la nuova citta’ venne infatti edificata nei suoi edifici principali utilizzando il rivestimento esterno delle piramidi, un particolare tipo di calcare bianco detto “calcare di Tura”, che possiede un insolito potere riflettente.
Questa impiego altrove del rivestimento esterno ha cosi’ impedito alle generazioni seguenti di ammirare quello che aveva rapito e stupito cosi’ tanti studiosi e viaggiatori sino a quell’infausto evento: lo scintillio bianchissimo dei monumenti al sorgere del sole, cosa che rendeva le 3 piramidi visibili da decine di km. di distanza e forniva certo uno spettacolo di incomparabile bellezza e meraviglia.
Piramidi e numeri
Il monumento evidenzia nelle misure espresse in pollici egizi* (2,5228 m.) la profonda conoscenza tecnologica e scientifica dei costruttori, mentre l’utilizzo della geometria aurea**, l’espressione massima dell’armonia nelle proporzioni presente in natura, ci rivela quanto anche l’estetica fosse una delle caratteristiche che guidarono le scelte dei progettisti.
E’ vero che se si inizia a giocare con i numeri e’ possibile dimostrare quasi tutto, ma certe misure espresse nella Grande Piramide non paiono davvero casuali, vediamone alcune:
I quattro lati misurano : lato nord 230m e 25cm; lato sud 230m e 45cm; lato est 230m e 38cm; lato ovest 230m e 36cm la loro somma di 921,44 espressa in pollici è uguale a 365,24, i giorni dell’anno, 1500 anni prima che i Greci calcolassero il primo calendario dell’era moderna
Se moltiplichiamo il perimetro per due otteniamo 1842,88, ossia un valore vicinissimo al valore reale di 1/60 di grado alla latitudine dell’equatore, che è 1842,78.
Tale perimetro diviso per l’altezza di 146,6 e moltiplicato per due fornisce il valore del  di 3,1416, una “scoperta” che ritroviamo solo 2.000 anni dopo grazie ad Archimede ed alle scuole di pensiero greche.
Anche la Camera del Re esprime il pi-greco nel rapporto tra la lunghezza e il perimetro.
La somma delle diagonali è quasi uguale al valore della precessione, 25826,6
In ultimo, la curvatura delle pareti (la Piramide di Cheope è l'unica ad avere una leggera curvatura sulle pareti, impercettibile ad occhio nudo) è identica a quella della Terra, corroborando la tesi di chi sostiene che la Grande Piramide sia costruita con le misure in scala 1:43.200 del nostro pianeta.

Il problema maggiore per validare queste affermazioni e’ dovuto alla difficolta’ di misurare con precisione una struttura costruita migliaia di anni prima, con l’erosione che ha certamente modificato le dimensioni originarie
.
Personalmente ritengo la posizione geografica e la curvatura della Grande Piramide, corrispondente alla curvatura terrestre, le evidenze meno discutibili sulla conoscenza del globo degli antichi edificatori, cosi’ come e’ evidenza indiscutibile per le capacita’ estetiche l’utilizzo della geometria aurea, una costante dei siti megalitici più conosciuti di qua ed aldilà del mare
Orientamento stellare
L’ingegnere britannico Robert Bauval, autore di numerosi libri sul sito di Giza, nel suo “Il mistero di Orione”, scritto con la collaborazione di Adrian Gilbert, evidenzia come lo schema creato dalla diagonale che unisce le 3 piramidi di Giza sia l'immagine riflessa delle tre stelle principali della cintura di Orione; nella figura viene riportata la posizione della costellazione nel 2005 e nel 2450 a.C.

Questa osservazione ci porta a conoscere ed a considerare una nuova disciplina scientifica, l’archeoastronomia, lo studio di come gli antichi interpretavano i fenomeni cielo, come essi li utilizzavano e quale ruolo avesse la volta celeste nelle loro culture.
Questa disciplina scientifica è anche strettamente legata all'astronomia storica, che utilizza documenti storici degli eventi celesti, e alla storia dell'astronomia, che usa documenti scritti per valutare le tradizioni astronomiche del passato, ma utilizza anche diverse altre discipline scientifiche quali archeologia, antropologia, statistica, probabilità e storia.
Poiché questi metodi sono diversi, ed usano dati provenienti differenti discipline, è quindi una scienza interdisciplinare.
Come le ricerche di Bauval riportano, l’archeoastronomia puo’ essere utilizzata per dedurre il periodo in cui i monumenti sono stati edificati, estrapolando la posizione delle stelle rispetto alla disposizione delle costruzioni.
Se applicata alla piana di Giza, per ritrovare una corrispondenza precisa fra le posizioni delle Piramidi e la costellazione di Orione occorre appunto ritornare molto indietro nel tempo, nell'anno 12.000 a.C., quando le 3 stelle della cintura di Orione formavano con l’est vero lo stesso angolo di 50° che possiamo osservare nelle 3 Piramidi

Questo avviene perché la posizione delle stelle nel cielo cambia lentamente a causa del fenomeno noto come Precessione degli Equinozi , causato dal lento movimento oscillatorio dell'asse terrestre in un periodo lungo 25.920 anni.
Bauval e’ quindi giunto a questa conclusione che, per quanto possa apparire inverosimile, trova ulteriori conferme nello stesso sito
La Sfinge e la Precessione degli Equinozi
Chi realizzo’ il sito di Giza, gli Egizi o i loro predecessori, ha mostrato di possedere la profonda conoscenza astronomica propria di una civiltà avanzata, inserendo nelle costruzioni dati matematici e geodetici tali da evidenziare la precisa conoscenza (e misurazione) sia del globo, sia della precessione degli equinozi, ossia la lenta oscillazione dell'asse polare terrestre intorno al polo dell'eclittica che si completa, come gia’ detto in precedenza, in 25.920 anni.
A causa di questo movimento si verifica un cambio delle posizioni delle stelle e delle costellazioni, dato che il Sole risulterà spostato rispetto alle stelle di un grado ogni 72 anni, e quindi ogni 2.600 anni ca. una differente costellazione sorge dietro il sole all’equinozio di primavera, rendendolo quindi l'unico vero marcatore del tempo e dell'alternarsi delle stagioni e delle Ere.
Nella nostra Era, il sole sorge in un cielo che ha come sfondo la Costellazione dei Pesci; nel 2500 a.C., epoca in cui gli storici e gli egittologi suppongono sia stata costruita la Sfinge, il sole aveva come sfondo la Costellazione del Toro.
Risulta pertanto incomprensibile il motivo di riprodurre in un monumento perfettamente orientato verso l’est, tanto da apparire come un vero e proprio marcatore temporale, un animale inequivocabilmente felino in una Era in cui il Toro era invece la costellazione che dominava il cielo il 21 di marzo.
Conferme dalla geologia
“Dopo mesi di approfonditi esami, le mie conclusioni sono che le prove geologiche hanno dimostrato scientificamente sulla Sfinge l’erosione dovuta a frequenti e ripetute precipitazioni piovose” (Robert Scoch, professore di geologia, geofisica e paleontologia)http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_M._Schoch
http://www.robertschoch.com/sphinxcontent.html
E’ certo una conclusione che puo’ apparire incredibile, data la scarsissima frequenza delle precipitazioni piovose nella regione, eppure e’ questo lo scenario che si presenta a chi osserva approfonditamente il monumento, in tutta la sua estensione

Anche nellla parte che fino a pochi anni prima e’ rimasta per millenni completamente coperta dalla sabbia e’ inequivocabile l’azione di erosione provocata dalle pioggie.
E’ certamente possibile che una parte di essa sia dovuta all’acqua che si condensava durante la notte e filtrava poi nella sabbia sino alla base del monumento, ma Scoch non ritiene questa spiegazione sufficiente per giustificare la profondita’ dei canali da lui osservate o per le rocce da lui sottoposte ad analisi.
I paleoclimatologi confermano anche nel passato l’aridita’ attuale della zona; per ritrovare le prove di abbondanti precipitazioni bisogna risalire sino al periodo seguente alla deglaciazione, avvenuta fra il 13.000 ed il 10.000 a.C., e successivamente, anche se in forma decisamente minore, a quello compreso fra il 7.000 e il 5.000 a.C.
Tutta l'architettura della piana di Giza, insomma, sembra coerente con una situazione astronomica che riporta a epoche assai più remote di quelle registrate dalla storiografia ortodossa, quell’Era del Leone che sembra presente un po’ ovunque nella zona e nell’intero globo.
Al Museo di Berlino una tavoletta sumera contrassegnata col n° Vat 7847, riporta l'elenco delle costellazioni ed inizia appunto con il Leone.
Ma e’ solo uno dei tanti esempi simili.
Gli storici e gli archeologi continuano a non ritenere questi indizi di retrodatazione sufficienti, ritenendo la loro ricostruzione temporale attraverso i reperti inattaccabile.
A questo proposito, una delle evidenze che l’archeologia ritiene fra le piu’ probanti riguardo la collocazione temporale dell’imponente scultura e’ sempre stata la testa del monumento, che raffigura inequivocabilmente un uomo, e piu’ precisamente un Faraone (Chefren, secondo gli egittologi)

La statua evidenzia pero’ diverse anomalie, a cominciare dalla sproporzione fra la testa, molto piu’ piccola, ed il corpo della figura.
Anche l’aspetto geologico sembra proprio confermare una lavorazione susseguente alla prima costruzione : la testa presenta principalmente una erosione prettamente eolica, dovuta alla sabbia spinta dal vento del deserto, mentre il corpo, che pure e’ rimasto molto meno esposto alle intemperie a causa della sabbia che lo ha ricoperto per moltissimi anni, riporta invece come caratteristica predominante le inequivocabili tracce che solo l’acqua può lasciare sulla roccia.
Un recente studio condotto dal geologo Colin Reader, della Manchester Ancient Egypt Society, ha rilanciato l’ipotesi di due diverse date di lavorazione per la testa: anche secondo lo studioso britannico le evidenze geologiche confermano che l’immagine attuale e’ stata rimodellata dalla precedente forma (quasi certamente leonina) a quella attuale.
L’archeologo e storico dell’arte Jonathan Foyle, che ha fatto parte del gruppo di ricerca, ha confermato di non avere alcun dubbio su di una diversa dimensione della testa originaria a causa delle evidenti sproporzioni fra le due parti della scultura.
Il sarcofago
Questo parallelepipedo, realizzato scavando un unico blocco di granito,
e’ stato definito dagli archeologi il sarcofago destinato ad accogliere la mummia di Cheope, in quanto e’ stato ritrovato nella cosiddetta “Camera del Re”.
Cosa fosse o a cosa servisse realmente questo manufatto non lo possiamo sapere, cosi’ come non sappiamo nulla che non siano solo ipotesi sulla reale funzione delle piramidi.
Dato che ne’ qui ne’ in nessun’altra piramide e’ mai stata rinvenuta una mummia, potremmo forse escludere solamente che le stesse siano state “tombe e solo tombe” , e che i vari “sarcofagi” non fossero destinati in realta’ ad accogliere corpi, ne' dei dignitari ne', tantomeno, dei Faraoni.
E’ quantomeno curioso che l’unica affermazione che e’ stata dimostrata come un errato assunto (o, quantomeno, mai provato) sia invece la sola indicazione di utilizzo di questi enigmatici monumenti sostenuta dagli egittologi.
Tornando comunque al nostro manufatto, cio’ che possiamo appurare certamente e’ che rappresenta da solo sia un concentrato di misteri che l’espressione di una raffinata conoscenza architettonica ed ingegneristica.
Innanzitutto una particolarità lo contraddistingue: il volume esterno, pur essendo scavato appunto entro un blocco unico di granito, risulta essere esattamente il doppio di quello interno, un risultato decisamente sorprendente da ottenere utilizzando la tecnologia dell’epoca.
Secondo l’archeologo Flinders Petrie, uno dei massimi esperti sulle tecniche di lavorazione degli Egizi, nonchè scopritore di moltissimi attrezzi utilizzati dagli antichi costruttori, l’unico strumento per poter ottenere un risultato del genere sarebbe stato l’impiego di una sega circolare con la testa rotante in diamanti o in carborundo, ma stimo’ anche che la lavorazione avrebbe impiegato per moltissimi anni una intera squadra di tecnici specializzati.
L’ing. Christopher Dunn, un esperto della lavorazione del granito, anche lui autore di numerosi studi sul sito di Giza, arrivo’ oltre : sostenne che per realizzarlo fu’ usato un trapano ultrasonico, ma non solo, uno che doveva avere una rotazione 500 volte più veloce di quelli moderni, in quanto i particolari segni che lasciano durante l’incisione i trapani attuali non raggiungono minimamente la velocità di rimozione del materiale da lui osservata.
Scoprì’ anche che la tecnica ultrasonica era, a suo dire ovviamente, riscontrabile anche in altri particolari presenti nell’area di Giza, come negli stipiti del Tempio a Valle nei pressi della Sfinge, dove sono evidenti le trapanazioni tubolari con speciale tecnica detta “ a smeriglio”.
Qui si puo’ vedere una delle carote di granito estratte mediante questa particolare lavorazione
Prova 24. Carota risultante da foro scavato nel granito. Materiale ~ Granito rosa proveniente da Aswan. Locazione del reperto~ University College London, Petrie Museum. Scoperta a Giza da William Flinders Petrie - 1881.
Foto tratta dal sito ufficiale dell’ ing. Dunn http://www.gizapower.com/index.html
Ha riassunto nei libri “The Giza Power Plant : Technologies of Ancient Egypt” e nel successivo “Lost Technologies of Ancient Egypt: Advanced Engineering in the Temples of the Pharaohs” tutti questi anni di ricerche, dove dimostra la sofisticatissima tecnica posseduta dagli originali edificatori.

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