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I misteriosi sotterranei di Narni

Creato il 27 ottobre 2012 da Ilariamutti
I misteriosi sotterranei di Narni
1979, Narni, Umbria. Un anziano del paese racconta a sei giovani speleologi di un passaggio segreto sotto la chiesa di San Domenico che condurrebbe a una chiesa più antica. E così i sei ragazzi trovano l’entrata ormai nascosta dietro a rovi e macerie, quasi impossibile da identificare. Da allora, con l’aiuto di volontari, iniziarono i lavori, fuorono ripuliti i resti murari e messi i sotterranei in sicurezza. Dal 1994 sono aperti al pubblico, con il nome di Narni Sotterranea. Qui è possibile visitare una chiesa affrescata del XII-XIII sec, con dipinti di artisti umbri del pieno medioevo... Da un Cristo sanguinante, ai simboli dei quattro evangelisti, dall’incoronazione di Maria ai ritratti di S. Michele Arcangelo, al quale era dedicata la Chiesa. Ma c’è un aspetto inquietante nei sotterranei, “La stanza dei tormenti”. Documenti che provengono dagli archivi vaticani danno la prova che, qui, aveva una delle sue sedi la Santa Inquisizione. Oltre alla cella di reclusione, c’era una sala adiacente in cui sono stati rinvenuti alcuni strumenti di tortura.
Un documento del 1726 racconta la fuga di un certo Domenico Ciabocchi che, giudicato eretico perché bigamo, era riuscito a scappare dopo aver strangolato la guardia che gli portava da mangiare. In una cella è conservato il corpo di “Angela”, una donna di circa 40 anni che aveva un anello nuziale a un dito.
I graffiti che oggi sono visibili in un’altra cella raccontano la storia di alcuni prigionieri rinchiusi tra quelle mura. La più interessante è quella di Giuseppe Andrea Lombardini. E’ il 21 novembre 1759 quando Pietro Milli, detto il veneziano, guardia del S. Uffizio di Piediluco, oltraggia l'inquisitore della zona. Viene catturato per blasfemia e portato al Sant'Uffizio di Spoleto. Lì due guardie della Santa Sede, Giuseppe Andrea Lombardini e Francesco Marini, aiutano il loro collega a fuggire. Lombardini viene arrestato e, il 4 dicembre, portato a Narni.
E’ il 30 gennaio 1760 quando arriva la sentenza definitiva da Roma: i due accusati devono essere esposti al pubblico ludibrio in catene ed esiliati a vita. Ma, nei 90 giorni di prigionia, Lombardini ha avuto il tempo d'incidere sui muri della sua cella simboli alchemici ed esoterici.
Croci poste su piramidi – la tradizione Umbra racconta che servono per levare il malocchio o richiamare l’uomo verde della tradizione celtica – un gallo con la coda di drago, simbolo dell’ermafrodita, e l’orologio che segna gli appuntamenti con le energie cosmiche. E ancora... Simboli dell’opposto, in particolare soli e lune, importanti per capire che, secondo Lombardini, la divinità contiene in sé maschile e femminile, in una visione religiosa che in quei tempi mal si sposava con l’idea canonica di Dio. Probabilmente la guardia aveva anche capacità terapeutiche e fece della sua cella una sorta di laboratorio di alchimia spirituale...
Tante bocche messe a tacere, uomini e donne imprigionati, vite spezzate per sotterrare le verità scomode, tutto questo è ancora impresso tra le pareti di questi sotterranei: tuttora molti dicono che, una volta scesi, si percepiscano flussi d'energia. C’è  anche chi è convinto di sentire fantasmi che ripetono frasi alchemiche o di vedere lo spirito di un monaco senza volto. Una volontaria afferma di essersi sognata un giovane ragazzo che le diceva di chiamarsi Andrea Lombardini e la pregava di mettere nella sua cella un mazzo di rose rosse. Dopo due settimane non solo le rose non erano appassite, ma c’erano alcuni germogli...
Tra cabala, storia ed enigmi... Che altri misteri nascondono i graffiti di Lombardini?

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