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I numeri del “femicidio” in Italia

Creato il 08 marzo 2012 da Fabio1983
Di primo acchito verrebbe da pensare che tutte le riflessioni di giornata – non abbiamo certo la presunzione di credere che il nostro sia l’unico giornale interessato all’argomento – siano opportuniste e poco più. Che dal 9 marzo torneremo a parlare di altro, che il gender gap cadrà nell’oblio per poi riemergere alla prossima presentazione di un qualche rapporto sul tema. Considerazioni sacrosante, ma allo stesso tempo pretestuose. È un bene, anzi, che l’8 marzo venga celebrato nel segno della consapevolezza. Che deve essere tale soprattutto per noi uomini, ancora culturalmente indietro rispetto a un mondo che esige cambiamenti e nuovi modelli di riferimento. Nel mercato del lavoro – lo abbiamo sottolineato nelle ultime settimane in diversi articoli – le donne appartengono ad una categoria sottovalutata e dunque svantaggiata. Affrontano la crisi occupazionale più degli uomini, hanno salari più bassi, pochi privilegi. Eppure, di fatto, lavorano più dei compagni. Ma queste discussioni, dicevamo, le abbiamo già proposte. È di altro che vorremmo occuparci stavolta, qualcosa di molto grave: la violenza sulle donne. La Casa delle Donne di Bologna ha redatto un rapporto che più chiaro non si può. Innanzi tutto una precisazione. Per femminicidio si intende “ogni pratica sociale violenta fisicamente o psicologicamente, che attenta all’integrità, allo sviluppo psicofisico, alla salute, alla libertà o alla vita delle donne, col fine di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico e/o psicologico”. Con femicidio, invece, ci si riferisce a “tutte le uccisioni di donne avvenute per motivi di genere, quindi a prescindere dallo stato o meno di mogli”. Nel 2005 le donne uccise in Italia furono 84. Con il passare degli anni sono aumentati i decessi, fino ad arrivare ai 120 del 2011 (ma il “record” è stato raggiunto nel 2010, 127 donne uccise). “È un numero – spiega la Casa delle Donne nella sintesi del rapporto – che abbiamo molti motivi per ritenere sottostimato, dal momento che la raccolta dei dati che presentiamo si basa esclusivamente sui mezzi di informazione, ossia quotidiani nazionali e locali ed agenzie di stampa, nei quali non sempre sono rintracciabili tutti i casi realmente accaduti, e questo in particolare per i delitti di donne vittime di tratta o legate al mondo della prostituzione. Il numero del sommerso cresce inoltre se si considera la presenza in Italia di donne senza permesso di soggiorno, la cui eventuale scomparsa non viene denunciata, a meno che non venga ritrovato il corpo della vittima”. Senza dimenticare che molte di queste donne, per paura o per reticenza al fine di tutelare una persona cara, evitano di denunciare gli episodi di violenza (secondo dati della Polizia di Stato, nel 2010 2.300 donne hanno subito lesioni personali, 7.000 hanno subito percosse e 3.500 violenze sessuali).
(continua su T-Mag)

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