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I poteri morti

Creato il 20 giugno 2012 da Conflittiestrategie

L’uomo progressista, generalmente di sinistra, è l’odierno reazionario passatista, quello che un tempo si sarebbe definito un retrogrado ed un oscurantista per il quale qualsiasi modificazione dell’esistente diventa la fine del vivente. Si oppone a tutto perché non capisce niente ma lo fa con la tipica boria del saccente. No tav, no nucleare, no petrolio, no inceneritore, ma sempre sissignore se posto davanti al padrone, al potere, al banchiere, eppure si sente tutt’uno col barbiere, il salumiere, il pasticcere. Almeno finché restano delle categorie astratte di gente che non pretende niente. Conservatore di spocchia e di arroganza costui, antimoderno ma modaiolo, è prodigo di conformismi e schematismi che spaccia per il sale del convivere sociale,  insostenibile nel suo sviluppo sostenibile è un vero sottosviluppato sul lato razionale benché si senta geniale, colmo di pregiudizi postmoderni e politicamente corretti, è sempre pronto a stigmatizzare indignato gli altrui preconcetti e difetti.  Passeggia beato e consolato la domenica mattina in bicicletta per non inquinare con i cavalli del suvvettino usato per il resto della settimana, mangia poco e spesso, tutto genuino e  sano, per non cacare da comune villano. Ha la pancia piena di cibi biologici e la testa ricolma sempre degli stessi residui biologici, volgarmente (nel senso del volgo che dice di amare ma disprezza) si direbbe si tratti di merda ma essendo lui perbenista, perbenino e chic radicale quello che normalmente il popolo chiama letame in bocca a lui diventa coscienza civile essenziale mentre quest’ultima, quella possibile più che reale, si riduce a vocabolario intellettuale e a ridondanza spirituale o meglio spiritistica che con la sola imposizione delle mani trasforma la piazza in una terrazza e la palazzina popolare in una camera con vista sul mare. Basta rivolgersi all’Inps o a qualche altro ente benefico controllato dagli amici che sta dismettendo il patrimonio immobiliare ed il gioco è fatto, si compra a prezzi di stanzino il quartierino.   Ha i bisognosi nel cuore perché ne ha bisogno per la carriera popolare ma è legato da un patto di sangue alle classi dominanti, ai finanzieri, agli industriali e a tutto il peggio dell’élite decadente e decadentista che un paese in rovina come l’Italia può (s)offrire. Porta la Repubblica sotto il braccio, non quella di Platone ma quella del plotone di esecuzione morale che se non la pensi come lui quanto meno sei un maiale, un ignorante senza anima sociale, uno che confonde la politica con le puttane arcoriane e non sa stare all’unico ideale che vale, quello del salotto aulico ma demenziale, arredato di pudicizia e di compostezza, dei vari Fazio, Saviano o Dandini dove si espongono le mummie e i sarcofagi di fanfaroni nati già bendati quali gli Scalfari, i Saviano, gli Eco, nonchè tutti gli altri Ego ipertrofizzati di cui abbonda il club degli illuminati di luce propria che non riflettono su nulla. Una fabbriceria politico-mediatica di puttanieri di Stato e del privato, falsi trocaderi costituzionalisti che si scandalizzano per il burlesque del Cavaliere anticostituzionalmente ingrifato, per le corna al summit globalizzato, per la battuta verbale sul culone della Merkel, per il tradimento dei valori della carta fondamentale che loro sono i primi a calpestare mentre si vendono al miglior offerente in cambio di denaro, di fama e di  un’aura da santino della demo(nio)crazia  sperando che un giorno questa se li porti tutti via. Berlusconi li ha sempre terrorizzati perché in lui rivedevano i propri vizi privati che il Cavaliere rendeva pubblici, erano gli unici veramente alla sua altezza perché quest’ultimo era basso fuori mentre loro erano bassi dentro. Se B. trombava loro strombazzavano su questa indecenza perché un Capo di governo non può portare, sotto pagamento, una donna in Casa ma può farsi comprare dalla Casa Bianca. C’è la vendita del corpo femminile e la svendita del corpo nazionale, lorsignori preferiscono di gran lunga questo secondo puttaneggiare. Si vede che la marchetta politica, televisiva o giornalistica, contro la sovranità nazionale, al virtuista pare più sobria ed elegante rispetto al restare in mutande nella propria villa, circondato da soubrettine e letterine pagate con moneta sonante ma dal proprio conto corrente. Tra il fare e lo spiare c’è di mezzo un mare di menzogne e di cazzate che solo il colto di sinistra può pensare. Ci vorrebbe un Papini in grande spolvero per descrivere perfettamente l’imbecillità evoluta di questo ceto semicolto, seminato e colto dai prepotenti internazionali per fare dell’Italia un lupanare.  Sono loro i responsabili di questa ecatombe che sta trasformando la penisola in una distesa di bare, mentre si continuano a fare le sedute spiritiche per risollevare l’economia nazionale. Per questo più che di poteri forti bisognerebbe parlare di poteri morti che è anche sinonimo di poteri Monti. Seppellendo loro  rinascerà l’Italia.


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