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I racconti di Watt 0,5: Sacha Naspini – Solo

Creato il 23 luglio 2012 da Viadeiserpenti @viadeiserpenti

Kalinda-Naspini-WattSolo
Racconto di Sacha Naspini
scritto su illustrazioni di James Kalinda

Recensione di Emanuela D’Alessio

«In poco tempo sono cambiate tante cose, come per esempio il dormire. Per farlo adesso devo stare su un fianco, per non sentire il vuoto sulla sinistra. E la mano me la do da solo».
Giannino Spaccacosca è rimasto da solo, ma fino a un mese prima viveva in simbiosi con suo fratello Michelaccio, quello “cattivo”, che lo stuzzica e lo fa piangere dal nervoso, quello «che fischietta e basta», che non vede mai niente, che gli piace andar fuori a guardare le bestie.
Giannino e Michelaccio non sono due fratelli come tanti, sono gemelli e per di più siamesi, lo stesso corpo fino alla spalla, ma con due teste, e soprattutto due modi di essere e di pensare. Vivono in campagna con i genitori e la sorella Sarina che va a scuola «come i ragazzini normali». Anche loro sembrano normali, due bambini che passano il  tempo nella fattoria, tra le bestie e i campi di grano, Giannino vorrebbe dare da mangiare a un cane randagio ma Michelaccio fa di tutto per spaventarlo, fino a quando non lo troveranno morto, «avvolto da una nuvola di mosche, con la pancia secca scavata dai bachi bianchi». Giannino vorrebbe accudire un passerotto con un’ala spezzata, ma Michelaccio lo uccide senza scrupoli, perché tanto sarebbe morto comunque. Sono diversi ma legati indissolubilmente, costretti a vivere all’unisono, a sentite gli odori e i pensieri dell’altro, perché è così che succede ai gemelli, «sento tutti i magoni di Giannino come fossero i miei: se io sento lui, forse lui sente me, è come mi spiasse dentro, ficcando il naso negli affari che non lo riguardano», se non fosse imminente la loro separazione, definitiva, spietata.
Un racconto duro e drammatico questo di Sacha Naspini, nonostante il tono leggero e la semplicità delle emozioni che solo due bambini possono avere. Attraverso le voci dei due fratelli, che litigano e si riappacificano come tutti i fratelli del mondo, Naspini ci accompagna fino all’epilogo del dramma, lasciando al lettore l’onere di immaginare e comprendere, lasciandolo solo, come accade a Giannino, nella elaborazione di un lutto universale, la perdita di una parte di sé, materiale e metaforica al tempo stesso. Un racconto che lascia interdetti e scossi di fronte alla crudeltà inappellabile che alimenta l’istinto di sopravvivere e di conquistare una vita normale. Giannino impara a camminare dritto, anche se di notte continua a dormire su un fianco, per sentire qualcosa sulla ferita, perché altrimenti non si addormenta fino alla mattina. Giannino andrà a scuola, come aveva sempre sognato.
Una metafora inconsueta della solitudine e come in ogni metafora si trascura la verosimiglianza con la realtà, sebbene tutto accada con disarmante naturalezza.
I gemelli di Naspini richiamano alla mente, pur essendo assai diversi, quelli del primo romanzo di Alcide Pierantozzi, Uno in diviso. Ma questa è un’altra storia.

Sacha Naspini è nato a Grosseto nel 1976. Ha esordito nel 2006 con il romanzo L’ingrato (Edizioni Effequ). Ha pubblicato altri otto romanzi, l’ultimo è Le nostre assenze (Elliot, 2012). Gli piace viaggiare e fare musica, è front man della band i Vaderrando al loro secondo album in uscita.
Il suo sito è http://www.sachanaspini.eu/.

James Kalinda è nato a Parma nel 1981. Adora dipingere con ogni tecnica in luoghi abbandonati o più generalmente in strada perché gli da una sensazione particolare, quasi di esistenza. Vorrebbe essere un uomo di Neanderthal per un giorno.
Qui il suo album http://www.flickr.com/photos/[email protected]/

Qui le interviste a Sacha Naspini e James Kalinda.


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