E ora la parola al Maestro.
“I ventitrè giorni della città di Alba”, rievocanti episodi partigiani o l’inquietudine dei giovani nel dopoguerra, sono racconti pieni di fatti, con una evidenza cinematografica, con una penetrazione psicologica tutta oggettiva e rilevano un temperamento di narrazione crudo ma senza ostentazione, senza compiacenze di stile, asciutto ed esatto” (Italo Calvino)
