
L'ideatore dell'Ice Bucket Challenge
Pete Frates
Eppure ai primi di agosto è partita a mo di domino mondiale una sfida a suon di docce fredde che sta contagiando il sistema planetario dei vip (più meno noti).
L'idea viene ad un ex giocatore di baseball dell'Università di Boston, Pete Frates, egli pure affetto dalla malattia il quale propone, a chi ne abbia il coraggio, di lanciarsi addosso del ghiaccio e di fare la propria donazione.
La secchiata diventa virale (oggi basta poco).
I vip americani prendono al balzo l'occasione, si gettano l'acqua addosso, fanno altri tre o più nomi di altrettanti vip che entro 24 ore devono accettare la sfida e poi donano (forse) il loro contributo alla ricerca. L'esperimento funziona. La raccolta fondi arriva (ora come ora) a 60 milioni di dollari.
L'Italia, che a scimmiottare gli americani è sempre pronta, comincia a fare altrettanto. Ma sorge presto un legittimo dubbio.
Generosità o ricerca di visibilità? Il web si interroga, specie da noi dove a dispetto delle tante secchiate le donazioni non superano i 290 mila euro. E considerando la capacità economica di chi ci mette la faccia, i conti faticano a tornare.
Che il senso della sfida lanciata in origine da Pete Frates si sia corrotto passando da vip a vip e anche tra la gente comune appare ormai chiaro. C'è chi si lancia acqua - probabilmente calda - anziché ghiaccio. Chi si rovescia addosso banconote. Chi strappa assegni. Chi l'acqua se la beve o si beve qualcos'altro col ghiaccio dentro. Chi si bagna ma non dona. Chi dona e non si bagna. Nascono anche polemiche sullo spreco delle risorse idriche, sul dubbio che taluni volti noti ma dimenticati usino l'acqua per ripulire la polvere della loro ormai offuscata popolarità. Insomma, è un bel casino.
(Benedict Cumberbatch sei er meglio! Ecco l'ho detto)
Il monito di Kledi Kadiu






