La convivenza tra religioni come “esperienza incomparabile”, una “qualità che distingue la Turchia dagli altri paesi”: così l’ha definita Erdoğan. Qualità che comincia a non essere solo retorica: su questo blog ho spesso parlato del restauro delle chiese cristiane, delle dichiarazioni del ministro della cultura Ertuğrul Günay, delle aperture storiche dell governo dell’Akp e delle iniziative della società civile – tutto quello, insomma, che viene sistematicamente ignorato dalla maggior parte dei mezzi d’informazioni italiani, perchè non corrisponde agli stereotipi e ai pregiudizi radicati. Ora dalle frasi e dai gesti simbolici si è passati ai fatti: perché è stata formalizzata la decisione del governo di restituire almeno una parte delle proprietà confiscate – dai governi “laici e secolari” – negli ultimi 75 anni a ortodossi, armeni ed ebrei – con risarcimenti per le proprietà già alienate a terzi. Ma non avrebbe più senso di commentare quanto sta accadendo nel 2011, invece di continuare a pontificare – a senso unico – sul 1915 e sul 1923, o su quello che si teme accadrà nel 2083?