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Il buio oltre il lupanare

Creato il 19 settembre 2011 da Albertocapece

Il buio oltre il lupanareAnna Lombroso per il Simplicissimus

Si, ha ragione il Simplicissimus, le escort altro non sono che il sipario, anzi il lenzuolo, che ci sta meglio, dietro al quale si alimenta e consuma un sistema di reciprocità della corruzione sempre più attrezzato di offerte e prodotti, un supermercato di subornazione, compravendita, decomposizione dello stato, delle istituzioni, dell’ordine sociale. E che cela quegli arcana imperii dove l’agire politico tradizionale è decaduto e cresce invece la funzione dell’annuncio della promessa e dell’annuncio a breve del consenso, dove l’oligarchia al potere compie le sue cerimonie al servizio del mercato e della finanza egemonica, secondo quella “ragione” che mira a avvolgersi nel segreto e a proteggersi da sguardi indesiderati. Ed è altrettanto vero come in un rito di rivelazione non certo del tutto innocente di un potere separato, assistiamo all’ostensione del sé dei potenti del loro essere della loro indole delle loro cattive abitudini dello stile di vita non abbastanza privato. Ma l’esteriorità esibita dei potenti non è la pubblicità dei loro atti, convive invece con la segretezza anzi la nutre e preserva grazie a un esibizionismo che rende palese artatamente quello che è utile senza incrinare il suo contesto occulto. Lo rafforza così alimenta tra il popolo l’idea che alla fin fine si è tutti uguali, che aspirazioni e bisogni, ora soprattutto vizi, ci accumunano.

Ecco questo lupanare, non certo all’insaputa di alcuni dei suoi personaggi in scena, ha rivelato palesemente il disegno più o meno lucido di un potere e dei suoi ripetitori interessati ad audience, vendite e tirature a esaltare e assecondare la debolezza dei suoi uomini – così omogenei al resto dei cittadini – proprio per farne il nutrimento della propria esistenza, resistenza ai cambiamenti e stabilità.

Allora è cruciale non assecondare questo gioco. Quando Assange si è trovato tra le mani 250 mila file elettronici ha intuito che controllava un potere enorme, ma allo stesso modo ha percepito che 25 milioni di parole e non so quanti giga sono una massa di dati non intellegibili e li ha consegnati al giornalismo perche li trasformasse in informazione, cosa che puntualmente non ha saputo fare, mettendoli a disposizione di molti svariati interessi. I monotoni avvilenti chilometri di intercettazioni direttamente gestiti dalla nostra stampa servono ancora meno. Se non guardiamo ad essi con l’intento di capire e di spazzare via la polvere soffiata nei nostri occhi.

Quanto diventa rilevante allora, se non culturalmente, dirimere la perpetua questione del rapporto tra corrotto e corruttore, che tanto sono in un viluppo inestricabile? Così come calcolare il peso della responsabilità diretta di ragazze che non sono certo immigrate irregolari sbattute sull’Aurelia? O il livello di opportunismo o sottomissione delle vittime? O quello di desiderabilità della corrutela e decomposizione morale, nella quale tutto diventa legittimo e “rispettabile”? E’ importante certo, ma va collocato in un contesto più generale e meno corporativo.

Il fatto è che la zona grigia di contagio e omologazione è vasta. Che il consumo coattivo dei corpi ha le stesse modalità di consumo intellettuale grazie alla proposizione di modelli di comportamento, di relazione, di futuro e di sviluppo. Che la violazione dei diritti delle donne avviene in ben altro e più infame modo che convogliando carovane di puttanelle, avvilendo li loro lavoro costringendole in nome della necessità a rinunciare alla dignità del lavoro, alla gratificazione economica e professionale, ma al lavoro stesso per sostituirsi in modo coatto quindi frustrante ai servizi e all’assistenza. Che comunque si tratta di un’offesa che viene recata a tutti i cittadini, perché quei diritti sono stati segmentati, è stata fatta una graduatoria, ci hanno messi gli uni contro gli altri, spezzando patti millenari tra simili e diversi, tra generazioni, tra territori e geografie, tra aspirazioni e desideri, tra presente e futuro.

Si la zona grigia è vasta perché i livelli di complicità sono elevatissimi, perché tutte le gerarchie del familismo e della pratica dell’affiliazione e della corruzione sono rimescolate in una intesa scellerata di comodo, di ineluttabilità che nessuno ha la forza di sciogliere. Perché resta invece una scala gerarchica del ricatto nella quale rotolano sempre più giù, come è inevitabile, quelli che hanno meno da guadagnare e di più da perdere, incatenati dalla necessità e più vulnerabili, convinti che la povertà sia un fallimento personale.

Quelle paginate di intercettazioni, squallide e tristi spaccati di una coazione come certi film pornografici, non sono il gruppo di “famigli” in un interno del premier, sono la tremenda rappresentazione della degenerazione della nostra società, dell’ineluttabilità banale del male cui va incontro un potere finalizzato a profitto e yubris personale. O forse all’ineluttabilità del male che c’è in noi. Parlo di noi perché francamente non sento di avere responsabilità dirette, ma abbiamo la colpa indiretta di aver consentito con l’omissione di soccorso che si commettesse una terribile ingiustizia, un vulnus sanguinoso nei confronti di noi tutti, della democrazia, del nostro futuro.


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